Traccia per “Pensare in presenza”

Gruppo donne di Pinerolo

La decisione di svolgere il XX incontro nazionale dei gruppi donne cdb e non solo viene dal desiderio di mettere in campo e confrontare con agio il “chi siamo”, ognuna di noi, e cosa rappresentano per noi i nostri incontri collettivi.

In un lungo percorso come il nostro, scandito da incontri, convegni e lavori di gruppo, si sono condensati momenti particolarmente intensi e fruttuosi, in cui è stato possibile rilanciare, spingersi un po’ più in là. Come se, ad un certo punto, tutti gli sforzi fatti e il lavoro svolto ci portassero finalmente il dono di una consapevolezza nuova che, a sua volta, avrebbe richiesto nuovo impegno, nuovo travaglio, nuove energie.

Questi, forse, sono i momenti che vale la pena di rileggere e raccontare (come nelle nostre vite).

A – VALIDITÀ DEL NOSTRO PERCORSO POLITICO

In un contesto, come quello delle cdb, fortemente connotato dalla connessione tra fede e politica, ci ha costantemente accompagnate il dubbio che questo percorso potesse, in qualche modo, rappresentare una fuga dalla realtà, un abbandono del terreno di partecipazione attiva e concreta all’esistente. Non sono mancate, in questo senso, critiche, obiezioni e conflitti al nostro interno:

  • perchè non affrontare questioni del nostro tempo unendo lo sguardo femminile alla fede cristiana?
    • perchè non affrontare questioni ecclesiali da un punto di vista femminile? Non è questo, forse, esercizio d’obbligo del magistero femminile e della sua profezia nella chiesa?
    • se la ricerca femminile va per questa strada di interiorità, quasi di mistica, che ne è della politica?

Una risposta è stata: dovevamo farlo!

In molte di noi c’era la convinzione che il discorso sulla spiritualità non fosse astratto e che il senso di mancanza, di disagio avvertito e sofferto, non si riferisse a qualcosa di sottratto dall’esterno e da riconquistare, bensì nascesse da un venir meno del senso dell’essere troppo costretto in ruoli che hanno bloccato la libertà personale.

Il movimento delle donne era nato con una pratica politica (l’autocoscienza) di interrogazione del senso di sé, della propria vita e del proprio agire. E questa pratica era sì interiore e personale, ma allo stesso tempo politica e pubblica (il privato è pubblico).

Gli stereotipi si possono sgretolare solo grazie a questo lavoro, quando si va a riaprire la questione del senso delle cose e si cercano attivamente delle interpretazioni.

Nel nostro percorso, attraverso la relazione donna con donna, ci siamo date indipendenza simbolica piena nei confronti della religione e delle autorità religiose.

 

B – QUAL È IL NOSTRO RAPPORTO CON LE RADICI, CON LA NOSTRA STORIA?

  • Come riprendere il percorso attorno al divino, che talvolta sembra sospeso?
  • Siamo donne sulla soglia del divino?
  • Dentro la casa abbiamo lasciato, ma non abbandonato, il patrimonio culturale religioso della nostra tradizione e ci affacciamo verso il fuori, ne sentiamo le voci, ma non riusciamo a viverle?
  • Continuiamo ad aver paura del vuoto? Le perdite ci fanno paura? Abbiamo paura di aver perso l’ombrello protettivo delle tradizioni religiose? O molto più semplicemente non riusciamo a immergerci nella nuova situazione?

Forse dobbiamo assumere questa posizione: immergerci completamente nella “divina acqua” e uscire con tranquillità a raccogliere perle e conchiglie che la nostra tradizione ci può ancora regalare.

Elisabeth Green, teologa protestante, che ha condiviso con noi molti tratti del percorso, dava alcune risposte convincenti e ancora valide ai nostri interrogativi:

  • Come si fa a liberare il divino che è in noi?

1) devo vivere in pienezza l’autorità, l’energia e la potenza che mi appartengono;
2) devo percepire che, a partire da qualsiasi altro luogo in cui esso si trovi, il divino è anche dentro di me.

  • E come dire il divino?

1) in un modo che sostenga la nostra forza e permetta il riconoscimento della nostra autorevolezza;
2) in un modo che permetta al rapporto tra i due generi di trasformarsi;
3) in modo che i nostri corpi e la nostra sessualità siano onorati.

  • Possiamo dire di aver fatto nostra una pratica antica (Margherita Porete e le mistiche), con libertà, al di là e al di sopra della teologia, al di là del nostro percorso, o forse grazie proprio a questo, con naturalezza?
  • E questo non solo nei momenti di preghiera (v. “mattutino” proposto e vissuto nell’ultimo nostro Convegno), ma anche rispetto alle nostre tradizioni religiose (nella lettura biblica, nelle celebrazioni…)? 

C – IN TEMPI DI CRISI, COSTRUIRE UNA “SOTTILE STRISCIA DI FUTURO”

“Non ci consideravamo un esempio. Eravamo grate perché era concesso proprio a noi di godere del massimo privilegio che esista, far avanzare una sottile striscia di futuro dentro l’oscuro presente che occupa ogni tempo” (Christa Wolf, Cassandra, pag. 165 ed. E&O 1994).

  • Dentro “l’oscuro presente che occupa” questo nostro tempo, come riuscire a far avanzare “una sottile striscia di futuro”?
  • Se la follia dell’annuncio di Maria di Magdala è un annuncio di speranza di un mondo altro, quali sono “le strade della Galilea” su cui camminare? Quali compagne/i di strada?

Oggi siamo coinvolti/e in una crisi di carattere planetario in cui il potere economico e finanziario schiaccia la vita dei popoli.

< Se è vero che siamo nel pieno della violenza etica, che siamo al centro di una liquidità che non restituisce forma né a noi né, cosa ben peggiore, allo stato e alla politica, se siamo nel mirino della globalizzazione che decide i nostri passi senza consultarci, come possiamo procedere?[…]

Come si fa ad attraversare il presente e osare il futuro?

Paolo scrive: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. (Romani 12,2).

[…] Noi siamo in grado di dire parole autorevoli su di noi, siamo in grado di narrare la nostra fede, sappiamo dire il mondo! […] Il Genio Femminile è all’opera: basta vederlo!

Attraversare il presente con la consapevolezza di cui abbiamo parlato, ma osare il futuro facendo fruttare il nostro sapere e le nostre pratiche!> (Daniela Di Carlo, intervento al XVI Incontro nazionale gruppi donne cdb).

D – AL DI LÀ DEL CENTRO E DEL MARGINE, È IMPORTANTE COLLOCARSI MENTALMENTE NELLO SPAZIO SIMBOLICO ADEGUATO E PRATICARE AZIONI EFFICACI

Oggi finalmente sembrano aprirsi delle crepe nelle mura della costruzione patriarcale, molte donne hanno smesso di portare i mattoni per riparare la costruzione, ma si guardano ancora attorno disorientate.

Accade così che donne vitali, con una potenzialità d’essere particolarmente forte in un certo momento della loro esistenza, attraggono e danno forza ad altre donne, le provocano alla libertà. Il coraggio di una accende il coraggio di un’altra e questa specie di catena di accensione in accensione contribuisce al movimento del divenire divino nella storia. Questa lettura del coraggio d’essere femminile, come una specie di propagazione per contiguità, mi sembra dia bene l’idea di come si tratti di ben altro che lo stare ai margini o al centro” (Atti XVIII Incontro nazionale Gruppi donne CdB e non solo, 2010 – Il tempo delle narrazioni dal margine –Punti di vista – Chiara Zamboni, L’esserci simbolico delle donne: al di là del margine o centro, pagg. 14-15).

“Come scriveva Hannah Arendt, il pericolo per queste comunità è di risultare non solo un luogo dove sentirsi ‘a casa’ – dove avere un po’ di sintonia tra sé e sé e gli altri per crescere -, ma anche un luogo che permette di (o costringe a) rinunciare ad assumere la parola in prima persona, delegandola alla comunità. E questo è molto pericoloso per il senso libero e dunque politico di sé in rapporto alla dimensione pubblica” (op. cit. pag. 19).

Non si è trattato dunque di una situazione di marginalità, ma di un altro modo di essere, di un altro rapporto con l’essere. Questo non va tradito oggi, dove le condizioni di partecipazione alla vita pubblica da parte delle donne sono molto più fluide. Non va tradito omologandosi alla rete di codici della società maschile, né va sottovalutato in una condizione a margine, ma va vissuto dando spazio a una invenzione altra di vivere, di pensare. Là dove siamo. Nelle stesse istituzioni che spartiamo con gli uomini, perchè rappresenti una ricchezza per l’istituzione stessa. Il sale che ne modifica il sapore” (op. cit. pag. 20).

Bisogna però fare molta attenzione alla cooptazione da parte dei maschi, che ci chiedono di esserci come elementi salvifici (le donne portatrici del nuovo salveranno la politica, ecc), perchè questo vuol dire stare nei luoghi secondo una misura maschile anziché facendo riferimento alle nostre relazioni politiche con le donne e ad una misura femminile del mondo.

Concludendo questa traccia, che non vuole essere un documento, ma semplicemente uno stimolo per avviare una riflessione corale (che ha cercato di tenere conto di quanto scambiato sul blog in questi giorni), il nostro desiderio è che, insieme, partendo ognuna da sé, si mostri il cambiamento avvenuto in questo percorso in relazione tra noi, per alcune da più di trent’anni, ma anche cambiamento che può avvenire in presenza, nel qui e ora.

  • Quanta importanza diamo all’esperienza e al pensiero che nascono proprio da questa pratica?

La ricerca di autonomia dalla visione del mondo che ci portiamo dentro – incorporata – è ancora un elemento essenziale della pratica del femminismo: dentro di noi abbiamo sedimentati modi di vedere il mondo che hanno secoli alle spalle.

  • Siamo consapevoli dell’importanza di lavorare per l’autonomia di pensiero, affinché questa produca azioni efficaci?
  • Siamo convinte che è di fondamentale importanza la pratica di relazione tra noi (politica) che ci aiuta ad uscire dagli schemi maschili di agire e di elaborare pensiero, schemi a cui spesso rischiamo di essere subalterne?
  • La “misura” delle nostre pratiche è data dalla relazione tra di noi, oppure cerchiamo ancora l’approvazione degli uomini a ciò che facciamo?

E infine:

  • Che cosa condivideremo a novembre, nell’incontro con le Cdb, in ambito misto?

2 pensieri su “Traccia per “Pensare in presenza”

  1. grazie per avere centrato tutti gli argomenti che ci interpellano!, sono d’accordo sull’impostazione delle riflessioni tra noi, tuttavia mi sembra che traspaia e prevalga un pregiudizio sulla “contaminazione” con il maschile là dove più volte viene ripetuta l’attenzione alla eventuale prevaricazione della “misura maschile” anche nel nostro fare politica. Adirittura il timore di una cooptazione al servizio di uan visione esclusivamente maschile! Non credo che siamo così deboli da “cadere nelle trappole”, invece credo che non siamo abbastanza coraggiose da sfidare il confronto! ed in questo sì che siamo in posizione di sudditanza! Mi auguro quindi che d’ora in poi possa avvenire il confronto diretto con quegli uomini che si interrogano sul loro limite di genere, e ce ne sono già tanti e che ci chiedosno esplicitmente il confronto per un coinvolgimento in una politca altra! Forse è arrivato il momento! E’ da un pò che lo sostengo…diamoci un ruolo autorevole anche nella conduzione di questo confronto!

  2. Sono daccordo con Catti anche se ad ogni istante mi guardo intorno nel tentativo di ficcarmi bene in testa che non tutte camminiamo (e abbiamo camminato) con lo stesso passo e sullo stesso sentiero e quindi raggiunta la stessa soglia.

    E qui vi offro il mio piccolo contributo: abbiamo discusso e demolito le impalcature intorno a “dio padre” e- sul piano laico- il patriarcato, tentato di costruire la dimensione femminile del divino “liberando quello che è in noi” e -laicamente- riprendendoci la nostra fisicità spirituale.
    Il lavoro è stato lungo. Non è accaduto nello stesso modo in ogni luogo intorno a noi. E ancora lungo e difficile il percorso/lavoro davanti a noi.
    Siamo ancora lontane, secondo il mio modesto parere, dall’affrontare la domanda che la rimozione delle residue impalcature (quando l’avremo terminata) libererà: “divino” cos’è?

    PS non sarò a Cattolica con voi ma vi mando un abbraccio e un caro augurio per un incontro gioioso e produttivo

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