E infine, il conflitto

Questo è la seconda puntata, pubblicata su Via Dogana n. 111, della storia del gruppo donne della Cdb di Pinerolo.

Le storie sono storia: scriviamole (Lia Cigarini)

STORIA DEL GRUPPO DONNE DI UNA COMUNITA’ CRISTIANA (PINEROLO) –

SECONDA PARTE

di Carla Galetto e Doranna Lupi

 

Narrano i vangeli che mentre Gesù si trovava a Betania, si avvicinò una donna con un vaso di alabastro pieno di profumo di gran valore e lo sparse sul corpo di lui. Un gesto che Gesù riconobbe e indicò ai suoi discepoli: «In verità vi dico: ovunque sarà predicato il Vangelo, nel mondo intero, si parlerà di quello che essa ha fatto, in memoria di lei».

Molte risposte alle nostre domande sulla libertà femminile erano dunque già nei vangeli, bastava vederle! C’erano state donne che, dopo aver accolto Gesù nelle loro case, lo avevano accompagnato durante il periodo della sua predicazione, seguendolo fin sotto la croce senza tradirlo né rinnegarlo e senza fuggire. E le prime testimoni della resurrezione erano state donne. Continua a leggere

Lo scacco del silenzio

Questo articolo, pubblicato su Via Dogana n. 110, nasce dalla richiesta di Luisa Muraro, della “Libreria delle donne” di Milano, di narrare la storia trentennale del nostro gruppo donne della Cdb di Pinerolo. Questa è  la prima puntata.

Le storie sono storia: scriviamole (Lia Cigarini)

STORIA DEL GRUPPO DONNE DI PINEROLO (DELLE COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE ITALIANE). PRIMA PARTE

di Doranna Lupi e Carla Galetto

A un nostro convegno delle donne delle comunità cristiane di base italiane (cdb) tenutosi a Verona nel 1994, Ivana Ceresa nel suo intervento affermava: «Ci vuole desiderio per far rinascere il mondo. L’introduzione del desiderio femminile ci pone come soggetto in cima al criterio ermeneutico: io stessa divento il criterio ermeneutico e il resto sono metodi, sono strumenti. Il partire da sé è essenziale per sottrarre l’esperienza femminile alla regola maschile e produrre un’interpretazione propria. Quando ci saremo riappropriate dei ruoli e dei ministeri che le donne avevano nella chiesa primitiva, ci resterà di ritrovare il desiderio di Maddalena e delle altre, perché fu l’occhio del desiderio di autorealizzazione femminile, con cui guardarono Gesù, a renderle memorabili. Se guardo Maddalena a partire dal mio desiderio, vedo l’episodio di Betania da un punto di vista inequivocabilmente femminile, che è quello che ha visto Gesù quando ha detto: “In tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo vangelo, sarà pure narrato in ricordo di lei quello che essa ha fatto” (Mt. 26,6-13). È l’anima di quel gesto che Gesù riconosce». Continua a leggere

Sacerdozio femminile? No, grazie

(dal sito della Libreria delle donne di Milano www.libreriadelledonne.it – 9 dicembre 2014)

di Casimira Furlani (detta Mira) – Isolotto – Firenze

“Apriamo la Chiesa alle donne sacerdote”, così s’intitola l’intervista di Simonetta Fiori a Padre d’Ors, per conto del quotidiano Repubblica e pubblicata il 12 novembre scorso su questo sito. Chi è Padre d’Ors? È un prete spagnolo, chiamato da papa Francesco al Pontificio Consiglio della Cultura con l’incarico di presentare una relazione, insieme ad altri trenta consiglieri, sul ruolo della donna nella Chiesa. Alla domanda se è favorevole all’apertura del sacerdozio alle donne egli ha risposto: Assolutamente sì … Che la donna non possa essere prete per il fatto che Gesù era un uomo e che avesse scelto solo uomini è un argomento molto debole. E’ una ragione culturale, non metafisica.
La sua posizione può sembrare avanzata, invece, a mio avviso, é ingannevole. Egli auspica che si conceda alle donne un’investitura sacrale storicamente ideata e culturalmente imposta da un’istituzione tutta al maschile. Che cosa significa aprire la Chiesa alle donne sacerdote? Significa poter entrarci alle condizioni date, quindi omologarsi in tutto e per tutto al maschile? Significa supplire alla carenza delle vocazioni sacerdotali maschili? Ci sono due problemi fondamentali che ancora poche donne e pochissimi uomini vedono, di cui però sempre più bisognerà tener conto quando parliamo di donne, soprattutto di donne sacerdote: la libertà femminile e la differenza uomo/donna.
Ma c’è altro ancora: il sacerdozio concesso alle donne dall’alto di un’istituzione culturale tutta maschile come la Chiesa cattolica romana, sarebbe (dopo una prima fase di disagio), un bel regalo a chi intende impedire che la Chiesa cessi di essere istituzione per diventare comunità di comunità, popolo di Dio senza “funzionari” consacrati (uomini o donne che siano). Questa è la convinzione che sta alla base della nascita delle Comunità cristiane di base in Italia e in Europa, comunità che anch’io ho contribuito a far nascere negli anni ‘60, a cui oggi aderisco come donna che ha fatto il salto della differenza sacerdotale, celebrando e predicando in libertà, una libertà che ormai molte donne di fede cristiana si sono presa senza attendere che si aprissero improbabili chiavistelli da parte della Chiesa cattolica ufficiale.
E’ dal 1987 che gruppi di donne delle Comunità cristiane di base, ma non solo, celebrano insieme l’Eucarestia, mettendo in primo piano la differenza uomo/donna che emerge soprattutto nella lettura del Nuovo Testamento, ma anche nel Vecchio. Grazie all’interpretazione e lo studio della Parola da parte di donne teologhe e non teologhe, sempre più è cresciuto il desiderio femminile di offrire l’Eucarestia fatta di pane, vino e parola come servizio verso la Comunità, quella che si riunisce nel nome del Signore, perché Gesù disse: quando due o tre si riuniranno nel mio nome Io sarò in mezzo a loro.
Le porte erano già aperte e noi ci siamo prese la libertà di entrare.