Storia vivente – 16 febbraio 2018

Maria Rosa Filippone – Genova

Riprendo dal libro di Mira, di cui Doranna ha parlato nella sua introduzione all’incontro donne cdb con le donne della comunità di storia vivente. “Le donne e il prete. L’Isolotto raccontato da Lei“, Il Segno dei Gabrielli editori 2016, con prefazione di Doranna Lupi e Carla Galetto.

All’Incontro Nazionale di Verona 2016, dove l’ha presentato, Mira mi ha scritto questa dedica: A Maria Rosa, amica di tanti anni e speriamo ancora per altrettanto. Con affetto Mira. Ecco in questa dedica c’è tutta Mira con il suo afflato, la sua empatia verso le sue compagne di genere.

Nel libro ho ritrovato quel nascondimento esistente nella mia interiorità, come un istinto, che poi istinto non era, ma un condizionamento educativo. Come mi sono sentita libera e all’unisono leggendo il paragrafo “Dal silenzio femminile alla parola”: “Ricordare serve a contrastare tutte quelle forme di cancellazione, di oblio, di dimenticanza in cui vengono fatte cadere le sopraffazioni, le ingiustizie, le violenze. Serve a creare genealogia e ordine simbolico” (p. 106).

Per me, come bibliotecaria, la memoria ha avuto una funzione preminente, ho vissuto di memorie, quelle delle fonti storiche, documentarie, biografiche, bibliografiche, dei cataloghi internazionali. La memoria di cui si è parlato a Milano è un’altra, è diversa. E’ una memoria delle viscere e per ascoltarla esige un processo di analisi, di esperienze sul corpo, di lavoro su di sé e di confronto.

E’ quello che è avvenuto dal 1999, per me, al primo coordinamento dei gruppi donne cdb, al quale ho partecipato a Bologna, al centro Orlando, dove ho conosciuto Mira.

Altro punto saliente, che mi ha toccato nella carne viva, quando Mira ha trovato le parole per legittimare il proprio ruolo nella casa famiglia, ruolo di Madre. Ruolo negatole.

L’invisibilità è l’omicidio sociale, quello degli schiavi, produce annientamento in chi la subisce, se non ci sono degli anticorpi che permettano di curare la ferita esistenziale, che altrimenti incancrenisce. E’ molto importante questo passaggio che permette di raggiungere, metabolizzandolo, un livello di consapevolezza che dona la pienezza dell’esistere. L’incontro con le donne della Comunità di Storia vivente è stato un incontro tra Amiche. Appena ho varcato la soglia della Libreria mi sono sentita a casa.

Quando ho salutato Marirì e lei ha stretto a lungo la mia mano tra le sue, ecco che ho provato la medesima sensazione di approdo, di pienezza che mi donava Emilia Rensi (1).

Ad ogni nostro incontro il divario generazionale non esisteva. Arrivava silenziosa davanti alla mia scrivania in sala di consultazione della biblioteca (2), mi diceva: “Lei deve fare di più, abbandoni questa carte burocratiche, è la più intelligente”.

Non erano le parole che mi colpivano, mi perdevo semplicemente nel suo sguardo azzurro e un’ondata di calore e di autostima mi pervadeva.

Sto cercando di metabolizzare quanto ci siamo dette in questo incontro, che ritengo prezioso. Le ore sono trascorse piene in un concerto di voci appassionate e autentiche che hanno espresso dubbi, riflessioni, pareri, tutti protesi a realizzare qualcosa di inedito.

Ho trascritto gli appunti presi, come per masticare questa pietanza che, inaspettatamente, mi è stata offerta in dono. Grazie Carla, grazie Doranna. Grazie Amiche tutte.

E’ stato un “pensare in presenza” in cui protagonisti sono stati: i nodi da sviscerare, il grumo presente in noi, che fa parte dell’essenza “condizionata” dell’esistere.

Marirì con la sua autorità ha individuato i fantasmi come la storia patriarcale, le competenze… che inevitabilmente incontriamo e incontreremo nel nostro intento di fare “memoria” del percorso trentennale donne cdb e Altre.

E’ duro confrontarsi con i fantasmi, ma è stimolante o, come ben si è espressa Grazia Villa, intrigante.

(1) Emilia RENSI (Villafranca Veronese 1901 = Genova 1990). Docente, Bibliotecaria, Filosofa, Scrittrice “Atei dell’Alba”, “Angoscia di vivere”, “L’Azzardo della Riflessione”, “Testimonianze Inattuali”…

(2) Biblioteca Universitaria Nazionale di Genova, originaria dalla biblioteca del Collegio dei Gesuiti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *