Spezziamo insieme il pane

Adriana Sbrogiò

Care amiche,

Anch’io ringrazio Doranna e le amiche di Pinerolo perché ho provato un moto di gioia e un senso di libertà di fronte all’ “accostamento della metafora eucaristica alla gestazione e alla nascita”. È emersa in maniera chiara la differenza del rendere grazie di Gesù che ha dato la vita per la salvezza dell’umanità intera, e il rendere grazie di Maria, sua madre, che accogliendolo nel suo ventre ha permesso che ciò avvenisse. Entrambi hanno messo a disposizione la loro carne ed il loro sangue per il fine ultimo: realizzare, qui in terra, l’Amore di Dio per le donne e gli uomini . Il simbolico della differenza dell’uomo e della donna che nella salvezza integra e non separa la Croce e il Magnificat.

Adriana Sbrogiò
Spinea (VE), 13Maggio 2015

Spezziamo insieme il pane

Mira Furlani

Care amiche,

ringrazio Doranna per avermi relazionata fin dall’inizio sulle parole nuove che il suo gruppo di Pinerolo intendeva usare all’Incontro di Verona come proposta di celebrazione eucaristica comunitaria. Doranna spiega ora sul blog i punti di vista e le parole che hanno causato divergenze con le amiche di Ravenna, invalidando la loro proposta originale. Il gruppo di  Pinerolo ha quindi rimesso la questione delle divergenze di vedute alla discussione generale. All’incontro di Verona io non potrò essere presente. Approfitto quindi di quello che Doranna ha scritto sul blog per dire cosa penso:

Tempo fa ho scritto sul sito della libreria delle donne di Milano un articolo intitolato Sacerdozio femminile? No grazie. Tale articolo é stato poi ripubblicato sul sito CTI (Coordinamento Teologhe italiane) e sul nostro blog. L’articolo l’ho scritto grazie alla nostra esperienza fatta in tutti i nostri incontri nazionali nei quali, fin dall’inizio (vedi Brescia, Le scomode figlie di Eva, 23-25 aprile 1988), auspicavamo un sacerdozio femminile non come investitura sacrale, storicamente ideata e culturalmente imposta da una istituzione cattolica tutta al maschile. Dicevamo allora che quando parliamo di celebrazione eucaristica e di sacerdozio femminile bisognava tener conto soprattutto della libertà femminile in relazione alla differenza uomo/donna.

Io condivido la posizione di accostamento della metafora eucaristica alla gestazione e alla nascita e ringrazio le donne di Pinerolo per questa loro ennesima fatica di interpretazione femminile dei gesti e della Parola di Gesù.

Spezziamo insieme il pane

Doranna Lupi

Durante la preparazione della Celebrazione Eucaristica per il nostro convegno di Verona, un mio accostamento della metafora eucaristica alla gestazione e alla nascita ha suscitato, in alcune donne del gruppo di Ravenna, con cui abbiamo collaborato, molte perplessità:

Gesù alle donne e agli uomini a lui più vicine/i, durante l’ultima cena, spezzando il pane e porgendo il calice del vino disse: “Mangiatene tutti, questo è il mio corpo, bevetene tutti questo è il mio sangue , fate questo in memoria di me”. Ogni donna che genera condivide corpo e sangue con la vita che nasce nel suo ventre, impasto prezioso della nostra umanità, radice profonda di empatia. Non a caso Gesù usa questo gesto simbolico per ricordare ciò che ha insegnato con la sua stessa esistenza: l’amore incondizionato e universale per la vita e per tutti i viventi, ciascuno e ciascuna amati in modo unico e particolare.  Continua a leggere

ED ORA DOVE ANDIAMO?

Emanuela Bonaga

“… Ma la nostra ricerca va avanti, perché crediamo in un mondo in cui si possa imparare ad accogliere le diversità, facendo leva sulle relazioni tra noi, forse complesse da gestire, ma in ogni caso arricchenti ….

Cosa e dove ci porterà il prossimo incontro? … “ (dall’invito al XXI incontro nazionale donne cdb e non solo).

“Ed ora dove andiamo?” (Et maintenant, on va où?, in arabo وهلّأ لوين؟), film di Nadine Labaki, Libano, 2011

Ovvero: quando di “identità” si può morire.

Ma c’è sempre una speranza di vita custodita da noi donne se riusciamo a uscire dagli schemi. Continua a leggere

Maria Zambrano e il sogno del divino femminile

Fabrizia Fabbro   (ffabrizia@yahoo.it)

Pensieri tratti dal libro di Giuliana Savelli

L’essere umano patisce, cioè vive senza averlo scelto, un movimento verso l’essere, un movimento di trascendenza, sperimenta un percorso teso all’essere a partire dal fatto che è creatura non del tutto nata.[1] Se non ne siamo consapevoli, l’uomo subisce questo movimento; se l’uomo, però, si fa carico del trascendere, esce dallo stato meramente passivo del subire, e può tracciare un suo cammino di libertà.[2] E ritrovare così senso e fiducia nel vivere, ritrovare cioè la speranza.[3] Continua a leggere