70 donne sulla battigia in un mattino di primavera…

Paola Morini   –   Thea – teologia al femminile (Trento)

70 donne sulla battigia in un mattino di primavera. Onde s’infrangono, fili si tessono: colorati, rilanciati dall’una all’altra; una rete si leva al cielo.

Vanna traduce l’esperienza in poesia:

Il mio respiro ha il ritmo delle nuvole
lente e mutevoli, bianche ed oscure.
Tracce arcane sulla sabbia
come arcano è l’animo mio.
Lisce e rugose le mie parole
come il guscio delle conchiglie.
Acqua che bagna il piede
bagna anche l’anima
e la rinfresca/riscalda/rinnova
nella magia del silenzio/parola.
Un filo multicolore ci lega
bagnato, insabbiato, volato,
forte e leggero come l’amicizia
come la voglia di essere NOI,
noi stesse
col nostro arcano, arcaico, meraviglia,
complicate e semplici
e vive. Continua a leggere

“Quando casca il palco”

Paola Morini – Trento

A due passi da casa mia, un compaesano piuttosto particolare ha messo su una specie di allevamento di cervi e così ho finalmente potuto seguire da vicino le vicende del cervo e delle sue corna. Il maschio, come tutte sappiamo, porta sul capo delle corna che ogni anno si arricchiscono di una nuova ramificazione. Questa meraviglia della natura che i cacciatori usano come trofeo, viene detta “palco”. E ogni anno al cervo “casca il palco” che ricrescerà poi a primavera. Il “palco” del cervo è una messa in scena che serve per acquisire ed imporre autorità sugli altri maschi e di conseguenza sulle femmine; è funzionale alla riproduzione del branco. Continua a leggere

Potere? Mamma mia!!

Paola Morini – Trento

“Tu non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto”.

Queste parole che Gesù rivolge a Pilato, secondo il vangelo di Giovanni (19,11) ci mostrano due aspetti fondamentali del potere patriarcale: esso è gerarchico e si esercita “su” qualcuno o qualcosa. Ma poi Gesù aggiunge anche “Perciò chi mi ha messo nelle tue mani è più colpevole di te” e qui ci dice che senza connivenza questo potere patriarcale non si reggerebbe. Detto in altri termini: se non ci sottraiamo a questa logica siamo colpevoli. Sarebbe un messaggio chiaro, eppure Gesù non si accontenta, insiste ancora e rivolgendosi alle donne di Gerusalemme dice: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli” (Luca 23,28), sottolineando questa responsabilità collettiva nel tramandare e nel vivere l’ordine e la cultura patriarcale. Continua a leggere