Diaconia delle donne o nuove pratiche?

Carla Galetto

Sono rimasta molto sollecitata dalla relazione di Maria Soave Buscemi all’ultimo Convegno nazionale delle Cdb svoltosi a Verona.

Ci ha proposto di entrare in una prospettiva che tenga conto della sperimentazione e dell’invenzione. Ci ha invitato a superare la “perfezione” del 12: 12 sono le tribù di Israele, gli apostoli, i mesi dell’anno, gli anni di malattia dell’emorroissa, gli anni della bambina che muore… per aprirci al 13: 13 sono le lune dell’anno lunare, 13 gli apostoli (Maria di Magdala, nel vangelo di Giovanni, è presentata come apostola), c’è una 13ª tribù, quella dispersa che dobbiamo cercare… Anche Dina, dopo 12 fratelli, è la figlia di Giacobbe dimenticata (Gen 30,21 e Gen 34). Occorre passare dall’arroganza del 12 per aprirci a un mondo includente, per metterci in cammino, ripercorrendo i cammini delle donne che sono state zittite. Continua a leggere

Il papa e le donne

Giancarla Codrignani – Bologna

Non si sa perché gli uomini riescono a incespicare nell’incontro con noi, anche quando ci vogliono bene. A Napolitano, un gentiluomo che finalmente dice “ministra” con la desinenza in -a, gli viene in mente che i “saggi” sono solo uomini. Il Papa, che fin qui ha detto parole e compiuto gesti affettuosi per tutti, è entrato, inavvertitamente, nella sostanza di contestate richieste “di genere” proprio pensando a noi, che abbiamo visto per prime il Risorto (mentre i maschi stavano chiusi in casa per evitare la polizia e Pietro continuava a piangere per aver rinnegato tre volte il suo Signore). Quindi, dice Papa Francesco, siamo “migliori” e, infatti, siamo “madri” (ed era il momento buono per ricordare alcune “madres” del suo paese, quelle di plaza de mayo). Un complimento o una svolta? Continua a leggere

Potere? Mamma mia!!

Paola Morini – Trento

“Tu non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto”.

Queste parole che Gesù rivolge a Pilato, secondo il vangelo di Giovanni (19,11) ci mostrano due aspetti fondamentali del potere patriarcale: esso è gerarchico e si esercita “su” qualcuno o qualcosa. Ma poi Gesù aggiunge anche “Perciò chi mi ha messo nelle tue mani è più colpevole di te” e qui ci dice che senza connivenza questo potere patriarcale non si reggerebbe. Detto in altri termini: se non ci sottraiamo a questa logica siamo colpevoli. Sarebbe un messaggio chiaro, eppure Gesù non si accontenta, insiste ancora e rivolgendosi alle donne di Gerusalemme dice: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli” (Luca 23,28), sottolineando questa responsabilità collettiva nel tramandare e nel vivere l’ordine e la cultura patriarcale. Continua a leggere

Non per diritto ma per grazia

Doranna Lupi – Pinerolo

Non sono solo gli scandali della pedofilia o dello IOR ad affliggere il clero al governo della chiesa.

Di fronte al gesto insolito delle dimissioni del papa, gli uomini più illuminati si sono spinti fino a nominare la crisi profonda che attraversa la chiesa, la sua incapacità di cogliere lo “Spirito dei tempi” e affrontare i propri nodi irrisolti. Per chiesa essi intendono, in questo caso, la gerarchia ecclesiastica (maschile) e la generica questione femminile rappresenterebbe uno dei nodi irrisolti.

Alcune donne autorevoli hanno invece messo l’evento in relazione alla crisi del patriarcato e del suo crollo, rimandando il discorso ad una questione maschile, della quale gli uomini non possono più fare a meno di occuparsi, anche se la maggior parte di loro sembra misconoscerla.

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