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Il Padre del Popolo

di Ida Dominijanni
da www.ilmanifesto.it

Beppino Englaro non ha avuto né gravame né pena dalla via crucis di sua figlia Eluana. Non lui ma alcune generose suore l’hanno accudita, e sono loro che lottano per farla vivere mentre lui si appresta a finirla. È un padre indegno, Beppino Englaro, ed è direttamente a lui che Silvio Berlusconi si sostituisce, è nel suo posto che si mette presentandosi a tutte e tutti noi come il Padre vero, il Padre buono, il Padre degno di Eluana, del Popolo e della Nazione. Il Padre onnipotente, contro un padre impotente. Il Padre che brandisce lo scettro inumano della Legge, contro un padre che ha invocato e ottenuto umana pietà dai tribunali.

Il Padre che presiede alla discendenza – «Eluana è viva, potrebbe ancora generare un figlio» – contro un padre che da 17 anni piange la sua discendenza spezzata per sempre.

Nel nome del Padre, Silvio Berlusconi uccide un padre, e con questo macabro trofeo in mano prova a rinverdire la propria immagine di padre-padrone dell’Italia, la stessa della sua discesa in campo del ’94, quando era il padre «che ama questo Paese», la stessa delle sue velleità di costituente di qualche anno dopo, quando in bicamerale sentiva «una vocina dentro che mi chiama papà».

La stessa miscela di bonomia e tracotanza, lo stesso avventurismo camuffato da responsabilità, lo stesso delirio di onnipotenza condito di buoni sentimenti, lo stesso gesso di cinismo verniciato dal sorriso. Ma la maschera tirata a lucido non regge la prova: è il volto di Beppino Englaro, volto segnato, volto parlante, volto sofferente, volto impotente, volto teneramente paterno, a strappargliela. Il Padre è nudo, come il Re.

Denudato, il Re picchia più duro e imbocca la via della soluzione finale. La vocina da dentro non gli basta più a incoronarlo Padre costituente: andrà dal Popolo a farsi dare l’investitura diretta per cambiare la Costituzione. Andrà in parlamento, a farsi scrivere in tre giorni una legge di vita o di morte per il suo governo, che decida della vita e della morte di ciascuno di noi.

Scavalcherà tutti i magistrati di tutte le corti, per dimostrare che lui è il regno e lui la potenza, senza alcun limite e alcuna legge. Sfiderà di persona, a singolar tenzone medievale, il presidente della Repubblica, per dimostrare che è a lui e solo a lui che quel ruolo compete: Padre del Popolo, Capo dello Stato, nessun intralcio e nessuna mediazione per lo mezzo.

Silvio Berlusconi si conferma Silvio Berlusconi: un eversore vestito da statista, che vuole stracciare la Costituzione, un predicatore della democrazia plebiscitaria che ha in spregio la democrazia della divisione dei poteri, un capo autoritario che ha della giurisdizione la stessa idea che Hitler aveva della razza ebraica, un imprenditore di se stesso che non avrà pace finché non avrà messo se stesso sul Colle più alto.

Ma se tutti oggi sentiamo qualche brivido in più davanti a questa sua ultima performance, non è solo per la sua sfida diretta al capo dello Stato e alla magistratura, né solo perché, messo in fila con i penultimi atti del governo, quest’ultimo configura davvero un salto di qualità nella rottura dei principi e dei valori fondativi della Repubblica, e ci chiama a un salto di qualità nella difesa dei principi e dei valori fondativi della Repubblica.

È perché stavolta il delirio d’onnipotenza del Politico, il decisionisimo avventurista del Sovrano, varcano troppo baldanzosamente i confini più insondabili dell’umano, laddove qualunque politica e qualunque sovrano dovrebbero umilmente fermarsi e dire: « Non so, non posso». Su quel confine c’è un padre, Beppino Englaro, a ricordarci la forza che dall’impotenza può sgorgare.

Oltre quel confine c’è Eluana, né viva né morta, né morta né viva, a testimoniare quella zona indecidibile dell’esistenza dove non c’è sovranità alcuna che valga, né dell’io né dello Stato. Ovunque lei sia, siamo con lei.

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