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I treni atomici della Val Susa

di Davide Pelanda – Megachip

Di notte in Valsusa non si riesce proprio a dormire tranquilli. Succede che i valsusini ed il popolo NoTav – sempre in allarme anche notturno per l’arrivo delle trivelle – debbano svegliarsi di soprassalto e scoprire che nella loro valle ci sono migliaia uomini delle forze armate con i loro mezzi a presidiare tutti i passaggi a livello, anche quelli sperduti tra i campi. E tutti si domandano che diavolo stia capitando.

È accaduto così nella notte tra il 9 e il 10 maggio scorso, senza preavviso alle popolazioni e, pare, nemmeno ai sindaci della zona. Stava passando l’ennesimo trasporto di scorie radioattive della centrale dismessa di Saluggia (Vc) verso l’Inghilterra, precisamente a Sellafield, per essere trattate e rimandate indietro in Italia. Un’operazione che costa 15 milioni di euro per i trasporti e 1 milione 224 mila euro per il riprocessamento di ogni singola tonnellata di materiale per un totale di 64 milioni 872 mila euro.

Questa volta la militarizzazione della zona non era per i temibili NoTav bensì per seguire il passaggio di vagonate di materiale nucleare, operazione gestita dalla Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), società referente per la gestione del nucleare dopo il referendum popolare del 1987 e l’abbandono dei progetti.

Tutti però si domandano: è normale che, in un Paese civile quale dice di essere l’Italia, dei cittadini si accorgano casualmente di questi trasporti di materiale pericolosissimo che avvengono da almeno sei anni a questa parte, così all’insaputa di tutti? E i sindaci erano avvertiti di ciò? Alcuni dicono di no. E allora perché le popolazioni interessate non sono state avvertite, ad esempio anche dal prefetto?

Dal movimento NoTav fanno notare che «la popolazione deve essere informata del passaggio e di eventuali rischi, ma soprattutto essere messa al corrente delle misure di radio-protezione in caso di incidente. Tutto questo non avviene per opera primaria del prefetto di Torino che è persona irresponsabile». Eppure secondo la legge, dicono sempre i NoTav «i sindaci dei comuni interessati ricevono comunicazione dal prefetto, quindi dobbiamo pretendere di avere informazione. La legge dice che la popolazione deve essere informata anche sul piano di evacuazione e sui rischi collegati».

La paura per chi abita lì in Valsusa è che uno di questi convogli possa avere un incidente.

Il trasporto delle scorie avviene in maniera multimodale: e cioè dalla ex centrale di Saluggia a Vercelli su gomma, da qui su rotaia passando dal tunnel del Frejus verso il porto di Dunquerque in Francia e poi via mare verso il porto di Barrow e da qui di nuovo su rotaia verso Sellafield. La passata esperienza ci dice inoltre che i trasporti di scorie sono pagati da 5 centesimi ogni kw di corrente su tutte le bollette Enel.

Il deposito di Saluggia, dal quale partono le scorie, da anni ha perdite e ha inquinato completamente le falde acquifere del vercellese. Di conseguenza sono partite numerose inchieste con l’unico risultato di accelerare i trasporti senza ammissioni di colpa né interventi seri di messa in sicurezza.

La propaganda governativa vorrebbe far credere che il nucleare non inquina e non costa. Sarebbe necessario dire la verità sui costi, sui pericoli e sull’inquinamento nucleare. Chi è preposto alla sicurezza dei cittadini deve dare risposte non evasive.

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