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Dai cattolici meno fiducia nel premier

Avvenire 17 febbraio 2011

Il 72 per cento dei cattolici praticanti che nel 2008 votò per Berlusconi oggi gli riconfermerebbe il voto. Il premier, in seguito al caso Ruby, perde consensi in quest’area, ma non subisce un crollo verticale. Lo afferma un sondaggio della Sgw commissionato dal Movimento dei Cristiano Sociali di Mimmo Lucà, presentato ieri a Roma, alla presenza del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Il rilevamento, condotto tra il 27 e il 30 gennaio tra chi va a messa tutte le domeniche, ha preso in esame il giudizio sull’operato del Governo, la fiducia personale in Berlusconi e le reazioni agli interventi delle autorità ecclesiastiche. Il calo di giudizi positivi sull’operato del governo è di 9 punti percentuali rispetto ad una analoga indagine del novembre 2010. Allora erano 42 su 100 i cattolici praticanti che gradivano l’azione dell’esecutivo, alla fine di gennaio il 33 per cento. Più o meno delle stesse dimensioni la flessione di consenso sulla persona del premier: dal 42 al 32 per cento. Resta invariato il dato riferito all’intero elettorato, cioè intorno al 33 per cento. In sostanza, dicono i sondaggisti, gli scandali non hanno inciso più di tanto sulle aree già precedentemente schierate pro o contro Berlusconi, semmai hanno fatto cambiare idea solo a una parte degli indecisi, per motivazioni che vanno dal provare «vergogna per l’immagine dell’Italia all’estero» (30 per cento) al «disgusto per il comportamento del premier» (28 per cento).

Quanto ai pronunciamenti della Chiesa, il 47% si dichiara bene informato, mentre il 31% ne ha avuto una «vaga informazione», il 48 ritiene che la posizione della Chiesa verso il premier è stata «troppo indulgente», il 35% «giusta» e il «7% troppo severa». Il 51 per cento, infine, avrebbe gradito «una critica più diretta». Diversi i commenti. E se per il vaticanista Giancarlo Zizola la parte più interessante della prolusione del cardinale Bagnasco era quella sulle cause della crisi morale, per Lucà «i vescovi sono intervenuti con parole forti e autorevoli» e per il vaticanista Luigi Accattoli «non devono dire di più, pena il prendere partito». Infine Bersani: «Questo è il momento della responsabilità di tutti». E a chi sosteneva che il premier sarebbe stato sostenuto dalla Chiesa, il segretario del Pd ha risposto: «Ridurre tutto a un patto tra politica e gerarchia è una sciochezza. Il berlusconismo è radicato culturalmente in una parte dell’opinione pubblica».

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