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Cara Chiesa… quanto ci costi: un libro di Sergio Giorni

Marcello Vigli
da www.italialaica.it

C’è un duplice messaggio nel titolo Cara Chiesa del libro di Sergio Giorni che, come scrive l’editore nel presentarlo, ha vissuto l’esperienza delle Comunità Cristiane di Base nella nuova prospettiva aperta dal Vaticano II. C’è tutto l’affetto di chi la sente cara per aver partecipato alla costruzione di una Chiesa altra, ma anche la denuncia dei costi che la rendono cara per lo Stato italiano e i suoi cittadini gravando sui loro bilanci per il finanziamento della sua Istituzione, imposto da un oneroso regime concordatario.

Di questo regime l’autore traccia, con impietosa e minuziosa attenzione, le diverse forme in cui si manifesta, lasciando qua e là emergere il suo rammarico per il tradimento operato dalle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del mandato conciliare per una Chiesa che lui, nell’ultima pagina del libro, dice di sognare. La sogna chiesa con la “c” minuscola per distinguerla dalla sua gerarchia istituzionale, più evangelica e pastorale, liberamente schierata con i più deboli e non ipocritamente legata al potere politico, una chiesa cioè testimone della fede in Cristo e non soltanto dedita a difendere la propria intangibilità e il proprio potere.

Queste parole offrono il criterio per intendere lo spirito che anima le trecento pagine del libro: da un lato il cruccio per il progressivo compromettersi della Chiesa con il “potere politico”, dall’altro lo scrupolo e il rigore nell’analisi dei Patti lateranensi e degli Accordi di Palazzo Madama e delle loro conseguenze. All’interno questa analisi, attenta e rigorosa è la descrizione degli intrecci finanziari e politici derivanti da questo Nuovo Concordato e dagli sviluppi legislativi che ad esso si sono poi ispirati: dalla normativa che regola l’otto per mille, alle diverse forme di esenzione e agevolazioni fiscali; dai contributi, indiretti e diretti, dello Stato e degli Enti locali per le organizzazioni assistenziali cattoliche, agli stipendi per cappellani nelle caserme, ospedali e carceri.

Complesso e articolato è il discorso sulla scuola, che mette a nudo le implicazioni costituzionali dei finanziamenti alle scuole private diventate paritarie, lo scandalo della condizione privilegiata dei docenti di religione cattolica e del “ruolo speciale”, che li ha fatti uscire dalla precarietà, ma non dalla subordinazione alle curie, le discriminazioni derivanti per gli studenti dal nuovo regime dell’Insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Nelle pieghe di questo discorso emergono, neppure troppo celatamente, le critiche alle forze politiche di sinistra che hanno aperto la via alla confessionalizzazione del sistema formativo. In verità le responsabilità delle forze politiche nell’aumento delle ricchezze dell’Istituzione ecclesiastica, già di per sé ingenti sia della Santa Sede sia delle diocesi italiane, è sistematicamente rilevata e denunciata in tutte le sue altre forme e nel suo intrecciarsi con l’arroganza delle gerarchie alla ricerca di un proprio ruolo fra i “poteri forti”

Iniziata con la famosa quanto fasulla’donazione di Costantino, una colossale patacca costruita dagli scrivani pontifici nell’VIII secolo, che accompagnò il suo ingresso nel sistema duale di papato e impero, sviluppata nella costruzione di rapporti, pur conflittuali con gli stati nazionali, questa ricerca giunge ai giorni nostri con l’alleanza con i regimi totalitari nazi fascisti, prima, e il berlusconismo, poi non trovandosi a suo agio con i regimi liberali e democratici.
In questa prospettiva l’autore cita, per restare ai giorni nostri, l’aumento degli spazi di potere offerti alle gerarchie ecclesiastiche dagli Accordi craxiani rispetto ai Patti mussoliniani, il coinvolgimento dei parlamentari dell’Ulivo nella esenzione dal pagamento dell’Ici degli enti ecclesiastici anche con fini di lucro, l’ingegno di Giulio Tremonti nell’invenzione del meccanismo dell’otto per mille, la legge sulla parità scolastica voluta da Luigi Berlinguer, la legittimazione dei finanziamenti alle scuole paritarie proposta da Fioroni per giungere poi alla ”obbedienza” delle autorità berlusconiane, centrali e locali.

Molti altri sono gli esempi fino all’acquiescenza da destra e da sinistra verso le istanze sempre più esigenti della Cei perché si seguano le sue indicazioni nel legiferare sulle questioni poste con urgenza dalle trasformazioni sociali: le nuove sessualità, le coppie di fatto, il “fine vita”. La segnalazione di queste complicità non impedisce però all’autore di denunciare con forza e dovizia di particolare le vaie forme assunte dall’interventismo ecclesiastico nella politica italiana degli ultimi decenni a partire dai due referendum contro le leggi che hanno legalizzato il divorzio e, a certe condizioni, l’aborto. Particolarmente severo è nei confronti dell’ingerenza del cardinale Ruini, e dello stesso papa, con l’invito all’astensione dal voto in occasione del referendum abrogativo della legge 40 del 2004. In quell’occasione, Prodi dichiarò apertamente di voler disobbedire e l’autore lo ricorda insieme a De Gasperi, come esempio di due cattolici adulti che la gerarchia aborre. Sono solo pochi esempi dell’intreccio fra i costi finanziari e politici – imposti dal Concordato e non solo – che l’autore descrive producendo citazioni, documenti, testi legislativi e dati statistici senza per questo che il suo libro perda il suo carattere divulgativo.

Questo, infatti, è il merito principale dell’autore: offrire un prezioso strumento per conoscere e valutare lo stato dei rapporti fra Stato e Chiesa cattolica in Italia sulla base di dati incontrovertibili ed essenziali ma presentati in forma accessibile ai non addetti ai lavori. Al tempo stesso nelle conclusioni offre un segno di speranza interrogandosi sul futuro del Concordato. Individua due percorsi sulle possibilità di rimuoverlo entrambi, però, di fatto impraticabili: una rinuncia unilaterale della Chiesa e un lungo iter di revisione costituzionale a partire dall’abolizione dell’art. 7 della Costituzione. Azzarda, invece, una “terza via” quella dell’impugnazione per incostituzionalità di singole clausole del Concordato nelle due leggi che ne hanno dato esecuzione (N. 121 e 222 del 1985) portando a sostegno della sua tesi una sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato i principi costituzionali hanno una valenza superiore anche delle disposizioni del Concordato. Di questi segni di speranza si nutre il sogno di cui si è detto all’inzio.

Sergio Giorni, Cara Chiesa. Il Concordato e i rapporti fra Stato e Chiesa cattolica in Italia, Edizioni l’altrapagina, Città di Castello, 2010

Per informazioni e per richiedere il libro:  delbene.margherita@alice.it

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