Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Testimoniare il dono ricevuto. A Milano la prima benedizione di una coppia omosessuale valdese

Testimoniare il dono ricevuto. A Milano la prima benedizione di una coppia omosessuale valdese

Luca Maria Negro
Riforma, 24 giugno

Ciro e Guido, la coppia che oltre un anno fa aveva chiesto al Concistoro valdese di Milano un culto di benedizione della loro unione, potrà finalmente condividere «il dono dell’amore che li lega l’uno all’altro». A fare da «apripista» era stata la Chiesa valdese di Trapani, dove il 7 aprile 2010 era stata benedetta l’unione di due donne luterane. Allora si era trattato in qualche modo di un gesto di «ospitalità ecumenica», e il Consiglio di chiesa di Trapani e Marsala aveva auspicato che il Sinodo discutesse la questione della benedizione di coppie omosessuali, «fornendo alle chiese un orientamento più esplicito al riguardo».

Al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, nell’agosto 2010, la Commissione d’esame aveva avviato la discussione leggendo uno stralcio di una lettera di una coppia gay al Concistoro della Chiesa valdese di Milano, che chiedeva che la loro unione fosse benedetta – non rivendicando la benedizione come un diritto ma come un «dono», nel segno della grazia.

Dopo un dibattito al tempo stesso sofferto e vivace, il Sinodo prendeva a grande maggioranza una storica decisione: «Consapevole del fatto che la benedizione (… ) testimonia un riconoscimento e una condivisione annunciata e proclamata della Grazia di Dio rivolta a ogni creatura umana», il Sinodo «esprime con forza la sua convinzione che le parole e la prassi di Gesù, così come esse ci sono testimoniate negli Evangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta improntate all’amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto».

Di conseguenza, il Sinodo affermava che «ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti a una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e di testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi».

Guido e Ciro: è il nome dei due credenti che avevano scritto al Concistoro milanese. La loro unione sarà benedetta domenica prossima, 26 giugno, nel corso del culto domenicale nella Chiesa valdese di via Sforza. Si tratta della prima benedizione di una coppia gay dopo la decisione sinodale. «Siamo calmi e sereni», dice il pastore titolare della chiesa valdese di Milano, Giuseppe Platone.

E prosegue: «Come comunità rispondiamo ad una precisa domanda che ci è stata rivolta oltre un anno fa. Si tratta di una coppia di credenti che conosciamo molto bene da anni. Guido è valdese e Ciro è di famiglia battista. Essi non chiedono tanto che venga rispettato un loro diritto – questo spetterebbe allo stato che su questa specifica materia è in grave ritardo e sappiamo anche il perché – quanto di testimoniare di un dono ricevuto, di poter condividere, con la loro comunità di fede, e quindi rendere manifesto il dono dell’amore che li lega l’uno all’altro.

In realtà Guido e Ciro sono già stati benedetti nella loro vita, ora è giunto il momento in cui lo vogliono esprimere durante il culto. Come comunità ne abbiamo parlato in varie occasioni, abbiamo fatto un cammino insieme maturando un vasto consenso nel rispondere affermativamente a questa loro domanda. Sicché siamo ora pronti, in accordo con il Sinodo valdese, ad invocare la benedizione del Signore su questo amore responsabile, reciproco, libero.

Non sacralizziamo nessun rapporto; semplicemente, lungo questo cammino di ricerca di fedeltà al Signore, chiediamo a Dio di accompagnare e ispirare questi nostri fratelli che si amano. Ma è una cosa bellissima, mi scandalizzano piuttosto l’ipocrisia o quell’acido letteralismo che vorrebbe riaffermare le discriminazioni. Voltiamo pagina insieme a tanta parte del protestantesimo nel mondo. I giudizi definitivi li lasciamo al Signore, noi tentiamo un cammino di fedeltà all’Evangelo».

Il culto di benedizione sarà presieduto, oltre che da Platone, dalla pastora Anne Zell di Brescia, che nei suoi anni di ministero a Milano ha seguito da vicino la coppia.

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Domenica 26, durante il nostro culto, benediciamo l’unione di vita di una coppia di fratelli gay, Ciro e Guido

a cura del Concistoro della chiesa valdese di Milano

Il Sinodo del 2010 delle Chiese valdesi e metodiste italiane (massimo organo decisionale formato da 180 laici/che e pastori/e eletti dalla proprie chiese e riuniti annualmente a Torre Pellice – Torino – per una settimana, da tutta Italia) lo aveva già ratificato: nel caso in cui due credenti evangelici/che omosessuali richiedano alla propria chiesa locale la benedizione di una propria unione di vita, laddove la chiesa locale stessa abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si può e deve sentire libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.

L’ordinamento della Chiesa valdese non contempla la celebrazione di matrimoni di persone dello stesso sesso, né la chiesa ha mai assunto una posizione precisa su questo tema; del resto, lo stesso concetto di matrimonio, in ambito protestante, è molto diverso da quello cattolico: non si tratta infatti di un sacramento, ma di un atto eminentemente civile, sul quale si può e si deve (per chi lo desidera, ovviamente) invocare l’aiuto e la benedizione del Signore. Anche per questa ragione la chiesa valdese non celebra i cosiddetti matrimoni “di coscienza” (ovvero quelli in cui la parte dell’atto civile, per molteplici motivi, non può essere compiuta).

Tutto era iniziato oltre un anno fa, quando Ciro e Guido, entrambi evangelici (Guido valdese, Ciro di un’altra chiesa sorella) avevano scritto una lettera profonda e toccante al Concistoro – il consiglio di chiesa, organo esecutivo locale – di Milano, chiedendo di poter condividere la gioia del loro amore davanti a fratelli e sorelle di chiesa, e ricevendo una benedizione pubblica, all’interno cioè di un culto domenicale, della propria unione di vita. Si dicevano disposti ad aspettare che la loro comunità fosse pronta, senza precorrere o bruciare i tempi lunghi della “democrazia” e delle discipline valdesi o affrettare la necessaria approvazione Sinodale dell’atto.

“Nelle nostre Chiese, valdesi e metodiste, si era cominciato da molto tempo a dibattere della possibilità di testimoniare, anche a livello liturgico, l’accoglienza e il riconoscimento delle unioni di vita di persone dello stesso sesso, consci come siamo che ogni patto d’amore realizzato nella libertà, nella responsabilità e nella piena reciprocità per i credenti è prezioso agli occhi di Dio e si nutre della sua promessa” – commenta il pastore Giuseppe Platone – ma solo grazie a questa lettera di richiesta al nostro Concistoro da parte di Ciro e Guido e poi alla bella e a tratti animata discussione del successivo Sinodo dell’agosto 2010, si è arrivati a una decisione ufficiale e condivisa a larghissima maggioranza.”

“Saremo qui per celebrare la gioia di Ciro e Guido, invocare su di loro la benedizione di Dio – benedizione che non ci appartiene, ma che pronunciamo per conto Suo, in quanto chiesa cristiana – e pregare con convinzione e affetto per due persone che si amano e pertanto si impegnano a vivere insieme la loro vita, secondo l’insegnamento dell’Evangelo. Adempiamo così il mandato evangelico a predicare la grazia salvifica dell’amore di Dio su tutti i suoi figli e le sue figlie*. Ed è proprio questa grazia che verrà invocata anche nel corso della benedizione.” ha concluso la pastora Dorothee Mack, che pure ha partecipato alla stesura della liturgia.

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“L’amore merita la nostra benedizione”

Natalia Aspesi
La Repubblica, 22 giugno

Volete scambiarvi le fedi? No grazie, le portiamo già. E i confetti? Troppo tradizionali. Sarà un matrimonio secondo il rito valdese, la benedizione di Ciro Scelsi, 42 anni, architetto, di famiglia battista, e Guido Lanza, 62 anni, ex analista programmatore adesso pensionato, valdese, che sarà invocata il 26 giugno. Per i valdesi come per le altre fedi protestanti, il matrimonio non è un sacramento, «perché Gesù non ha sposato nessuno».

Perciò i loro pastori (e pastore) si limitano a benedire la coppia che vuole sancire la propria unione: dall´agosto del 2010 il Sinodo ha lasciato libere le sue singole chiese di benedire anche le coppie dello stesso sesso. Ed è la chiesa di Milano la prima a farlo, nel suo prossimo rito domenicale.

Da quel momento, Ciro e Guido otterranno dai loro fratelli di fede il riconoscimento, il rispetto, l´accoglienza del loro amore e del loro progetto di vita in comune: solo che a differenza delle altre coppie etero anche di fede valdese che possono sposarsi civilmente, loro non avranno diritto neppure ad essere riconosciuti come coppia di fatto, perché come si sa, le nostre leggi non lo consentono. E il tema continua a essere evitato, anche localmente.

Per dire, prima delle elezioni milanesi, c´è stato un sondaggio tra i rappresentanti di lista dei partiti per sapere se pensavano di istituire un registro delle coppie di fatto: pochi si son presi il fastidio di rispondere, comunque i sì del centrosinistra sono stati 140, quelli del centrodestra 7.

Guido e Ciro si sono conosciuti sette anni fa ed è stato amore a prima vista, cementato dallo scoprirsi tutti e due di fede protestante: hanno deciso di vivere insieme e per sempre, e di ottenere il riconoscimento del loro amore dalla loro chiesa. Nel marzo dell´anno scorso hanno inviato ai pastori milanesi una lettera chiedendo una benedizione ufficiale, «non un diritto ma un dono, un atto di grazia».

La richiesta è arrivata al Sinodo, se ne è discusso per mesi, si è arrivati a un vasto consenso. Dice il pastore Giuseppe Platone della chiesa di Milano: «Non è intenzione dei valdesi di sacralizzare l´omosessualità, noi prendiamo solo atto di un legame vissuto nella responsabilità e reciprocità. È una cosa bellissima!

Mi scandalizza invece l´ipocrisia o quell´acido spirito che si serve delle Scritture per discriminare, oltraggiare: se dovessimo seguire ancora la Bibbia senza tener conto di quando fu scritta, dovremmo praticare ancora la lapidazione dell´adultera. Ciro e Guido non ci chiedono che venga rispettato un loro diritto, questo spetterebbe allo Stato, quanto di rendere manifesto il dono dell´amore che li lega uno all´altro».

Pensate di suscitare reazioni negative da parte dei cattolici? «Può darsi, ma noi non possiamo più aspettare. Sono indignato per il vuoto giuridico in materia, quando per esempio in un paese cattolico come la Spagna esiste addirittura il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

È vergognoso che un Paese come l´Italia non sia in grado di rispettare i diritti di tutti, di tutti quelli che si amano. La chiesa valdese non è Las Vegas, non è un´agenzia matrimoniale: chiede a Dio, cui solo risponderemo se siamo andati troppo avanti, di benedire e accogliere le coppie che intendono legarsi per la vita. La nostra scelta non ha alcun valore giuridico, ma è solo un atto di fede, un impegno morale».

Sarà il pastore Platone a presiedere al rito di domenica, mentre la benedizione sarà impartita dalla pastora Anna Zell. Guido sarà vestito di chiaro, Ciro di blu: ci saranno i fedeli milanesi, gli amici della coppia, i genitori di Ciro e da Bari una folla di suoi parenti, arriverà da Bordighera la mamma di Guido. Come dice la partecipazione, un semplice foglietto, «al termine della cerimonia ci sarà un aperitivo presso i locali della chiesa».

È stato mandato un invito anche al nuovo sindaco Pisapia (ma non si sa se lo ha raggiunto), senza insistere per non creargli eventuale imbarazzo: anche se il giorno prima, sabato 25, ci sarà il Gay Pride milanese, patrocinato dal Comune.

Ecco, Ciro e Guido sono l´opposto delle star del Gay pride: non sono giovani, non sono sexy, non si travestono, sono persone qualsiasi dalla vita qualsiasi, sono credenti, vogliono rendere pubblica la loro unione, essere accolti dalla loro chiesa, visto che la legge non lo fa, per quello che sono. Chiedono il diritto di non essere discriminati, ghettizzati, costretti alle piume e all´esagerazione per essere riconosciuti.

Sono ancora più anonimi dei due anonimi ragazzi che si tengono per mano nella pubblicità Ikea che per pura bizzarria personale ha indignato il nostro povero Giovanardi: che se non ha imparato a controllarsi, potrebbe, lui così superficialmente cattolico, prendersela con la piccola e ferrea chiesa valdese, quindi cristiana, che non riconosce il papa e nessuna gerarchia, ma ha deciso di «celebrare la gioia di Ciro e Guido e pregare con convinzione e affetto per due persone che si amano e si impegnano a vivere insieme la loro vita».