Home Europa e Mondo Occupy: blocchiamo i porti della West Coast

Occupy: blocchiamo i porti della West Coast

Enrico Piovesana
www.peacereporter.net

I manifestanti californiani indicono una giornata di lotta per il 12 dicembre. E lanciano l’idea di uno sciopero generale nazionale per il prossimo 1° maggio

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Dossier #Occupy
Gli articoli di Peacereporter sul movimento di protesta statunitense

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Lungi dall’indebolire il movimento Occupy, gli sgomberi, gli arresti e il pugno duro della polizia lo stanno tramutando in un fenomeno sempre più radicale e ambizioso. Smantellate le tendopoli, le piazze sono state riconquistate con assemblee generali permanenti.
Nei campus universitari dilaga la protesta contro l’élitismo e l’aziendalismo che domina il mondo accademico (lunedì 28 scioperano gli studenti californiani).E, sempre in California, avanguardia politica della protesta, si prepara il blocco dei porti commerciali di tutta la West Coast a sostegno delle lotte sindacali dei lavoratori portuali, pensando addirittura a uno sciopero generale nazionale per il prossimo 1° maggio.

La settimana scorsa i manifestanti di Occupy Los Angeles – unica città dove ancora resiste una tendopoli in stile Zuccotti Park – hanno deciso in assemblea generale di occupare e bloccare per un giorno, il prossimo 12 dicembre, il grande porto commerciale di Long Beach. L’azione, che simbolicamente prenderà di mira i terminal della Ssa Marine, azienda di proprietà della Goldman Sachs, è in difesa degli scaricatori e dei camionisti “che l’1% sta privando di salari e condizioni di lavoro decenti e dei loro diritti sindacali” e servirà come “preparazione verso uno sciopero generale nazionale il 1° maggio 2012”.

L’iniziativa del 12 dicembre è stata subito raccolta e rilanciata dai manifestanti di Occupy Oakland, che nella loro assemblea generale hanno proposto di estendere il blocco portuale di Long Beach a tutti i porti della costa pacifica: da quello di Oakland, già occupato lo scorso 2 novembre, a quello di Lonview (Portland), da mesi teatro di una durissima lotta sindacale contro la Egt, azienda di proprietà della multinazionale agricola Bunge. Un’azione “in risposta agli attacchi coordinati che l’1% ha sferrato contro il movimento Occupy e contro i lavoratori sindacalizzati in tutto il Paese”.

Con queste azioni, i settori politicamente più maturi del movimento Occupy, consci dei rischi di strumentalizzazione politica da parte dell’1% in vista delle prossime scadenze elettorali, puntano a creare un fronte comune ‘dal basso’ con tutte le forze sociali del 99% che oggi agiscono in maniera scoordinata e quindi poco efficace.

Scrive un manifestante sul forum di OccupyLA: “Dobbiamo potenziare il movimento Occupy alleandoci con i lavoratori e i sindacati, con i migranti, gli studenti, i disoccupati, i senzatetto, con le comunità di resistenza e i gruppi religiosi (…) Usciamo dalle tende e impegniamoci concretamente accanto ai settori-chiave del 99% che sono già in lotta contro l’1%”.

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