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Nuovi equilibri nel club più esclusivo del mondo

Aldo Maria Valli
Europa, 7 gennaio 2012

Più italiano, più europeo, più curiale, e soprattutto meno africano. Si presenta in questo modo il
nuovo collegio cardinalizio dopo le nomine dei porporati annunciate da papa Benedetto XVI nel
giorno dell’Epifania. Ventidue i nomi comunicati dal papa: diciotto dei neocardinali hanno meno di
ottant’anni e quindi, in caso di conclave, entrerebbero nella Sistina per eleggere il nuovo pontefice.
Dieci su diciotto ricoprono incarichi in curia, e sei dei dieci curiali sono italiani.

Si tratta di Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide, Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa
(Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), Giuseppe Versaldi, presidente della
Prefettura per gli affari economici, Giuseppe Bertello, governatore vaticano, Antonio Maria Vegliò,
presidente del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, e Francesco Coccopalmerio, capo
del dicastero per i testi legislativi.

Tra i cardinali non curiali ma residenti (ovvero a capo di una diocesi) spiccano le nomine degli
arcivescovi di Toronto (Thomas Collins), di Praga (Dominik Duka), di New York (Timothy Dolan),
di Berlino (Rainer Maria Voelki, il più giovane: 55 anni) e di Hong Kong (John Tong Hon). Quanto
all’Italia, si segnala la nomina dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, per il quale Benedetto
XVI ha derogato alla regola non scritta secondo cui la porpora non viene concessa a un vescovo
residenziale se in quella sede c’è un vescovo emerito (ovvero in pensione) al di sotto degli
ottant’anni.

Nel caso fiorentino, l’emerito è il cardinale Ennio Antonelli, settantacinque anni, ma
poiché Antonelli ha un incarico nella curia romana (è presidente del Pontificio consiglio per la
famiglia), il papa ha ritenuto di poter attribuire la porpora al suo successore.
Sembrerebbero sottigliezze, ma il collegio cardinalizio, definito il club più esclusivo del mondo, è
un meccanismo regolato da norme e consuetudini assai accurate.

Tra i nuovi porporati ci sono un solo latinoamericano (il curiale Joao Braz de Aviz), due soli asiatici
(oltre al cinese Tong Hon, l’indiano George Alencherry), e tre americani del nord (oltre a Collins e
Dolan, lo statunitense Edwin O’Brien, anche lui curiale). Non c’è nessun africano, mentre ben
sedici sono gli europei, fra i quali i sette italiani e due tedeschi.

Tra i quattro ultraottantenni, di spicco è la figura di monsignor Julien Ries, sacerdote della diocesi
di Namur in Belgio e professore emerito di storia delle religioni all’Università cattolica di Lovanio.
Classe 1920, è un antropologo noto in tutto il mondo. Autore di numerosissime opere che esplorano
la dimensione del sacro, qualche anno fa ha donato all’Università cattolica di Milano la sua
biblioteca e l’intera corrispondenza avuta con gli storici delle religioni in oltre quarant’anni di
attività.

Se il conclave si tenesse oggi, i cardinali elettori sarebbero 125, cioè cinque in più rispetto al tetto di 120 stabilito da Paolo VI. Ma entro la fine del 2012 cinque degli attuali elettori compiranno
ottant’anni e quindi nel giro di alcuni mesi il numero dei votanti rientrerà nella norma.

Quanto a monsignor Giuseppe Betori, c’è da dire che sono passate solo poche settimane dal
misterioso agguato di cui è stato oggetto il 4 novembre a Firenze, quando un uomo armato di pistola
lo ha assalito. A farne le spese è stato il segretario don Paolo Brogi, rimasto ferito all’addome,
mentre Betori non ha subito conseguenze. Per l’agguato è stato arrestato un uomo di 73 anni, già
noto alle forze dell’ordine per alcune rapine, il quale però nei giorni scorsi si è proclamato
innocente.

Betori, nato a Foligno il 25 febbraio 1947, è stato segretario della Conferenza episcopale italiana
per più di sette anni, nell’era Ruini, ed ha vissuto la delicata transizione verso la presidenza
Bagnasco. Arcivescovo di Firenze dal settembre 2008, ha dovuto subito confrontarsi con situazioni
delicate, come il caso Cantini, sacerdote ridotto allo stato laicale perché riconosciuto colpevole di
abusi su minori, e il caso Santoro, prete punito dallo stesso Betori per aver unito in matrimonio in
chiesa un uomo e una donna divenuta tale dopo un’operazione per cambiare sesso.

Se la porpora a Betori è un omaggio all’epoca Ruini, quella dei curiali è un riconoscimento del
lavoro svolto dagli uomini-macchina che fanno funzionare la Santa sede e lo stato della Città del
Vaticano, mentre la porpora a monsignor Coccopalmerio dice quanto il papa sia attento alla
valorizzazione e al rispetto del diritto canonico, in un momento in cui la Chiesa è alla prese con i
gravi scandali per i casi di pedofilia. Significativa è poi la nomina del cinese Tong Hon, più
negoziatore rispetto al carismatico cardinale Joseph Zen, che fra pochi giorni compirà ottant’anni.
Con la Cina Benedetto XVI vuole aprire una nuova pagina all’insegna della diplomazia.

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