Home Europa e Mondo Alla Colombia il triste primato mondiale di donne sfigurate con l’acido

Alla Colombia il triste primato mondiale di donne sfigurate con l’acido

Cristina Papa
www.womenews.net

Nonostante la maggior parte dei massmedia occidentali lascino intendere che le aggressioni con l’acido ai danni delle donnesiano una prerogativa dei paesi musulmani, collettivi di donne e associazioni per i diritti umani denunciano la crescita allarmante dei casi di donne deturpate dall’acido in America Latina.

Secondo dati diffusi dall’organizzazione Acid Survivors Trust International (ASTI) nel mondo sono 500.000 ogni anno le persone deturpate dall’acido, di queste l’80% sono donne, mentre tra coloro che usano l’acido contro un’altra persona il 90% sono uomini.

Le cifre parlano da sole, ma sbaglierebbe chi pensasse che l’epicentro del fenomeno siano paesi del sud est asiatico, o l’Africa subsahariana, o l’India occidentale e il medio oriente.

Collettivi di donne e associazioni per i diritti umani denunciano infatti la crescita allarmante dei casi di donne deturpate dall’acido in America Latina, ed in particolare in Colombia dove nel solo 2011 sono 42 donne che hanno denunciato attacchi con l’acido.

Nel 2010 i casi erano stati 97 procurando a quel paese il primato assoluto dei casi di attacco con acido (in percentuale l’1,84 contro ad esempio l’1.77 del Bangladesh).
“La cifra sarebbe anche più alta considerati gli elevati livelli di impunità e su cui possono contare gli aggressori e il vero e proprio terrorismo sessuale che pesa sulle vittime” scrive il sito Feminicidio.net.

Il reato di attacco con l’acido non è tipificato in Colombia, dove viene considerato alla stregua di una qualunque aggressione personale e pertanto il Colectivo “No más agresiones con ácidos” è attualmente impegnato in una campagna per riformare il Codice penale che ha dato qualche frutto: lo scorso 14 maggio il parlamento ha infatti previsto un aumento di pena (da 2 a 14 anni).

Ma siamo ancora lontane dal riconoscimento che si tratta di un reato di genere per molti versi simile al femminicidio come chiedevano associazioni femministe e femminili del paese, e ancora più lontane dallo sradicamento della cultura che lo alimenta.

Meno certi i dati relativi al Messico dove comunque i casi denunciati sembrano essersi conclusi con condanne lievi o addirittura con la libertà senza aver scontato un giorno di prigione per gli aggressori.
Eclatante in questo senso il caso di un procuratore che dopo un comportamente palesemente negligente nelle indagini e nella cattura del colpevole, ha affermato che comunque riteneva che il reo sfuggito alla giustizia fosse prigioniero della propria coscienza e che questo doveva bastare come risarcimento alla società.

Anche in Argentina si registra con allarme un crescendo di casi di donne attaccate dall’acido per gelosia o per punirle di essere troppo fiere della loro bellezza (e aver quindi rifiutato un pretendente).

Nella maggior parte dei casi le donne erano già da tempo vittime di violenza all’interno della loro famiglia, o da parte dei loro ex mariti o fidanzati o addirittura figli.

Come in un’epidemia la nuova moda dell’acido che sfigura cancella la distanza tra le religioni (cristiana in America latina, musulmana in Pakistan, Bangladesh, ecc) e tra le culture, e riporta all’origine di tutte le violenze sulle donne.

I dati elencati fanno venire meno la “tranquillizzante” credenza che il fenomeno sia una conseguenza della arretratezza e dell’integralismo musulmano e svelano senza possibilità di equivoco che i mandanti di quelle aggressioni sono il machismo e la cultura patriarcale che considera le donne come oggetti da sfigurare per impedire che altri le possiedano o per punirle di un rifiuto, di un gesto di ribellione.
Gli stessi mandanti dei tanti femminicidi perpetrati in tutto il mondo, compresa la civile Italia.

Per questo, seppur utile, non basta semplicemente aumentare le pene né tipizzare il reato “sfiguramento con acido”, così come per fermare il femminicidio non è stata sufficiente la tipizzazione del reato né l’aumentare, a volte controverso, delle pene.

Per questo è necessario che le donne non permettano più che volti sfigurati, minacce, percosse, femminicidi, siano attribuiti a motivi religiosi, o alla passione, o alla follia di un momento.
Perché a differenza di Pasolini noi sappiamo. Abbiamo le prove. Abbiamo fin troppi indizi contro la cultura patriarcale. E’ lei il vero mandante di ogni strage e violenza contro di noi.

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