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Greta e Vanessa, analfabetismo funzionale e rischio democratico di C.Consoli

Carlo Consoli
www.cronachelaiche.it

Tutto inizia in tempi non sospetti, quando il linguista Tullio De Mauro lanciava un segnale di allarme sulla relazione tra l’analfabetismo di ritorno e la situazione politica italiana. Il linguista già nel 2008, in uno studio condotto su un campione significativo della popolazione italiana, riportava che per la maggior parte delle persone «un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile». In un’intervista al Fatto Quotidiano del 2013, De Mauro ribadisce ancora: «Più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata». Una situazione potenzialmente micidiale, in cui una popolazione praticamente non in grado di ricevere e valutare in modo oggettivo nuovi fatti è pilotabile con grande facilità attraverso un opportuno mix di paura, populismo e mistificazione della realtà. I politici che parlano alla “pancia del Paese” sanno perfettamente che esiste uno strato assolutamente consistente di persone, un numero spaventosamente alto pari al 76 per cento degli italiani, che non riesce di fatto a comprendere concetti scritti e a rielabolarli in forma autonoma.

Non sono numeri a vanvera; ecco la composizione della “pancia del Paese”, drammaticamente evidenziata dallo studio del professor De Mauro: il 5 per cento degli italiani tra i 14 e i 65 anni è sostanzialmente analfabeta, cioè non in grado di distinguere lettere e cifre; il 38 per cento degli italiani sa leggere, cioè riconoscere lettere e numeri, ma ha difficoltà evidenti di lettura; il 33 per cento degli italiani che sa leggere con fluenza ha difficoltà di comprensione del testo.

Un fenomeno drammatico, che va sotto il nome di analfabetismo funzionale. In un clima di totale assenza di cultura e di evaporazione del processo di apprendimento, aggravato dalla crisi economica e dalle oggettive difficoltà degli italiani, è sufficiente un piccolo innesco per creare una situazione pericolosissima per la democrazia.

E l’innesco è puntualmente arrivato, per ben più di una volta. A novembre scorso la “pancia del Paese” si è scagliata contro un istituto di accoglienza per extracomunitari che ospitava una settantina di adulti, di cui oltre la metà ragazzi tra i 14 e i 17 anni. A Tor Sapienza, a Roma, al grido di “immigrati di merda, vi bruceremo” si è sfiorata la guerriglia. Un segnale allarmante, una terribile crepa della società civile che avrebbe tranquillamente sacrificato dei ragazzi in nome di un preconcetto: tutti gli immigrati rubano.

Mentre la Lega, Salvini in particolare, continuava a capitalizzare il malessere delle popolazione con l’incursione al campo rom di Brescia, si scopriva che dall’assalto alla struttura avrebbe beneficiato proprio il forte gruppo di potere che sugli extracomunitari lucrava, e pochi giorni dopo sarebbe scattato lo scandalo Roma Capitale. «Tu hai idea di quanto guadagno con gli immigrati? Il traffico di droga rende di meno»: le intercettazioni di Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati furono il bandolo che srotolò la matassa degli enormi guadagni della Lega delle Cooperative, organizzazione afferente all’estrema destra che lucrava proprio su quei ragazzi extracomunitari che la folla avrebbe voluto bruciare.

Gli atti processuali dimostreranno che sotto la giunta Alemanno il fatturato della Lega delle Cooperative schizza da 25 a 60 milioni di euro. Tuttavia, ed è un fatto costante nelle manipolazioni che coinvolgono la “pancia del Paese”, questa anziché scagliarsi contro i forti e la vera causa del problema, cioè Buzzi e Carminati, si avventa violentemente contro i deboli, e cioè gli extracomunitari.

Poi è stata la volta di Greta e Vanessa, che decidono di attivarsi come volontarie nei centri di accoglienza dei profughi siriani di Milano, originariamente senza alcun coordinamento e che, grazie anche al lavoro di queste due ragazze, sono aumentati di numero ed hanno dato accoglienza ad oltre 70mila persone provenienti dalla Siria. Le due ragazze parlano correntemente l’arabo e si adoperavano giornalmente nel centro. Da qui l’idea di un progetto di aiuti umanitari per le zone rurali di Idleb, praticamente prive di strutture mediche a causa della decimazione e conseguente fuga all’estero del personale medico specializzato.

Un dramma che si svolgeva sotto gli occhi di Greta e Vanessa, con ospedali e strutture mediche devastate dalla guerra. Le ragazze allora stilano una lista per priorità di strutture mediche e materiale in ordine di necessità e stabiliscono due importanti linee di azione: un corso di primo soccorso, da corredare con il materiale necessario e l’importazione di medicinali per la cura dei malati di patologie croniche importanti. Farmaci di non facile reperibilità, ma le ragazze non si spaventano e mettono in atto un ponte con la Turchia, nientemeno, per l’approvvigionamento. Nasce, in breve, il progetto Horryatry – Assistenza medica in Siria.

Sappiamo come è andata: dopo un primo sopralluogo, effettuato con l’ausilio di accompagnatori specializzati, Greta e Vanessa vengono rapite. La documentazione sul progetto è tutta online, ma il problema è questo: in un Paese dove solamente una persona su quattro è in grado di mantenere l’attenzione su un testo complesso e di comprenderlo nonché rielaborarlo, che speranza c’è che questo venga compreso dalla “pancia del Paese”? E, infatti, succede il finimondo. Per un blogger come me, e frequentatore dei social network, è una doccia fredda osservare come il vicino di casa sia pronto a somministrare l’olio di ricino. Saviano scrive su Facebook un post di solidarietà alle due ragazze: è un diluvio di insulti non solo a Saviano («che cazzo dici») ma anche a Greta e Vanessa («stronzette», «troie»). La “pancia del Paese” si sveglia nuovamente e – senza se né ma – decide che le due ragazze potevano tranquillamente morire, fosse stato per loro. A 20 anni.

Tanti, tantissimi gli stereotipi che escono dai commenti. C’è la ragazzina che sta a casa con mamma e papà, che posta i selfie con le scarpe nuove e il fidanzatino che accusa loro che «si fanno fighe» con la solidarietà, una inversione clamorosa. C’è il ricco commerciante che inneggia al fascismo, e al «quando c’era lui», c’è addirittura il politico che diffonde un improponibile sesso consenziente con i guerriglieri. C’è chi risponde alle idee con insulti e minacce: «Saviano rinuncia alla scorta e poi spara le cazzate che vuoi». Insomma, c’è la “pancia del Paese” che abbocca al populismo. A beneficiarne non sono solo i politici senza scrupoli che ne approfittano per aumentare la diseguaglianza sociale, ma anche una galassia di furbi privati che mettono in piedi in fretta e furia siti web dal nulla e con notizie inventate attirano click e profitti consistenti.

In un trionfo di preconcetti, decontestualizzazioni e stereotipi la “pancia” mescola la vicenda del rapimento con i Marò, come se i due fatti fossero interdipendenti, e come se fosse possibile liberare i “nostri ragazzi” pagando un riscatto. Sappiamo, purtroppo, che non è così, ma tanto basta per decidere che le due ragazze devono morire. Semplicemente terrificante. Così sulla testa di Greta e Vanessa si abbatte un tifone di una violenza sociale inaudita, il popolo infuriato e manipolato ad arte sembra completamente perdere la bussola di una analisi oggettiva, in un delirio che vede il debole scagliarsi contro il più debole.

Tanto per dirne una, nessuno si è sognato di attaccare i veri forti: con l’evasione fiscale di due miliardi di Berlusconi avremmo potuto pagare 167 volte il riscatto di Greta e Vanessa, cioè salvare 333 vite. Praticamente, il massacro delle Fosse Ardeatine. Interessante notare la simmetria “talebana” di comportamento verso Greta e Vanessa: terroristi e “pancia del Paese” mettono in atto, praticamente, gli stessi meccanismi. Di nuovo, il popolo non si scaglia contro i forti, quelli che rubano veramente, ma contro i più deboli. E’ una costante dei meccanismi di manipolazione di massa.

Avevo già visto la “pancia del Paese” in azione molti anni fa, per ben due volte. Nel 1986 e nel 1993 Radio Radicale decise di aprire i microfoni a chiunque prendesse la linea, per un minuto, senza filtri. Un diluvio di parolacce, inneggiamenti al duce, contro i terroni, i nordisti, Sud contro Nord e Nord contro Sud, bestemmie, insulti e chi più ne ha più ne metta. Quando ancora Internet era per pochissimi fortunati, l’italiano medio ha avuto a disposizione un minuto di tempo per dire la propria a tutti, liberamente, e ha deciso di dare spazio allo sproloquio. Un fenomeno impressionante che oggi mette davvero paura. A spaventare infatti è proprio il vicino che decide per una giustizia sommaria. Anche ammettendo l’ipotesi che le due ragazze siano “foreign fighters”, sarebbe auspicabile che, in un Paese civile, sia dia spazio alle istituzioni e non alla giustizia sommaria.

In un clima del genere, non sarebbe una sorpresa la comparsa di un nuovo “uomo forte” e di un ennesimo, vergognoso, ventennio. La strategia è sempre la stessa, fomentare la rabbia con informazioni artate, distorte, perché un popolo arrabbiato e ignorante è manipolabile con una semplicità sconcertante.

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