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La “scarica dei centouno” contro la laicità della politica di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it| 22.05.2013

Fortunata e significativa questa contraffazione operata da Crozza del titolo del film La carica dei centouno per stigmatizzare la manovra, messa in atto da altrettanti parlamentari eletti nelle liste del Pd, che ha impedito la elezione di Prodi alla Presidenza della Repubblica.

Pur approvata all’unanimità dalla loro assemblea, la sua candidatura è stata vanificata nel segreto dell’urna. La permanenza dell’anonimato di questi “disertori”, al di là delle voci e delle dicerie, pesa come un macigno sul processo, appena avviato, che dovrebbe portare al congresso di ri-fondazione del Pd. È impossibile infatti recuperare “credibilità” per qualsiasi nuovo gruppo dirigente senza che siano stati svelati i nomi dei promotori di quella manovra. O, meglio, senza che gli stessi si siano dichiarati responsabili. La dialettica all’interno di una forza politica, pur se assume forme di duro confronto, non sopporta diserzioni dalle comuni decisioni. Non è solo una eredità del centralismo democratico, è un principio elementare di etica politica.

Un rinnovamento della politica all’interno del Pd, che non intenda ridursi a quello strano mix delle due cose che è, oggi, fatto di strati non comunicanti e di primarie con auto-cooptazione di cui scrive Fabrizio Barca, passa attraverso la riaffermazione del principio della trasparenza e del valore delle regole democratiche. Il Congresso dovrà verificarla prima ancora di impegnarsi nel duro lavoro di ricostruire il patrimonio politico-culturale e di ridisegnare le strutture organizzative del partito. L’episodio infatti non è significativo solo per le conseguenze che ha prodotto nella vita politica italiana, ma proprio per il grave colpo inferto alla eticità dell’agire politico, su cui è pur importante riflettere. Non può, infatti, esserci futuro per un partito in cui non sia praticata e non sia condiviso con essa il principio di laicità che solo consente la convivenza fra diverse culture, spogliando ideologie e religioni della loro onnipotenza in nome del valore supremo della persona.

Proprio in questo valore Domenico Gallo pone, in un suo recente libro Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia – da adottare in tutte le scuole della Repubblica come testo fondamentale di educazione alla politica – la radice della laicità assunta fra i principi fondanti della Repubblica. Nel definirne, infatti, la natura e il significato, non riducibili a suo avviso al contenzioso fra Stato e Chiesa, fa riferimento a quella concezione dell’uomo che nel nostro ordinamento costituzionale ha dato origine al principio personalista.

Alla cultura marxista è sconosciuto, quella cattolica lo ha teorizzato per ignorarlo, però, nella prassi. Non c’è da meravigliarsi se la nascita del Pd sia stata solo il frutto della fusione di due gruppi dirigenti e dei relativi apparati. L’assenza del riferimento a questo comune ideale si esprime nella frammentazione delle correnti. Sulla centralità della persona ha prevalso il culto dei personalismi abilmente, pur se non sempre, nobilitati da particolari riferimenti ideali.

La laicità impedisce tali mistificazioni: il valore uomo non è bilanciabile con altri valori, è un valore fondante.

La stessa laicità è sistematicamente misconosciuta da chi fa politica a sinistra senza cogliere l’anomalia delle condizioni storiche in cui è necessario distinguere l’avversario dal nemico. Tali condizioni non si realizzano solo quando lo scontro assume la forma violenta della guerra civile, ma anche quando c’è chi non si riconosce nel quadro istituzionale definito dalla Costituzione.

Oggi, in Italia, il berlusconismo è il vero nemico di chi assume il regime democratico come la sede in cui competere per una più equa redistribuzione del reddito prodotto e per realizzare un’autentica giustizia sociale. Ci si può differenziare nelle forme in cui combatterlo, senza mai identificarlo con ceti e gruppi sociali interessati a condividere le scelte parlamentari del partito che ad esso si ispira, ma è evidente che non possono esserci equivoci.

Non c’è dubbio che, bocciando Prodi, si è rilanciato il berlusconismo.

Non c’è dubbio che, non scendendo in piazza insieme ai metalmeccanici, si è rinunciato a rendere più incisivo il colpo che questi gli hanno inferto con la loro imponente manifestazione.

C’è però da chiedersi se la martellante insistenza nel denunciare tale assenza non abbia contribuito anch’essa a diffondere la confusione fra avversario politico, con cui competere, e nemico politico da combattere.

Non è certo stato un contributo diretto, ma il messaggio forte e chiaro che da piazza San Giovanni è stato lanciato ne è risultato indebolito. Media e commentatori hanno attinto a piene mani a quelle polemiche per presentare la manifestazione come uno scontro fra Fiom e Pd e non come la forte spinta di una presenza sociale antagonista che lo stesso governo non ha potuto ignorare.

Già il giorno dopo Letta e Giovannini hanno rilanciato, annunciando proposte di soluzione del problema del lavoro specie per i giovani, al quale, in contemporanea e in singolare coincidenza, hanno dedicato imperativi riferimenti anche il Presidente della Repubblica Napolitano, il Presidente della Cei cardinale Bagnasco, e il Presidente Usa Obama al telefono con il Presidente del Consiglio.

Non è questa la sede per interrogarsi se e quando alle parole seguiranno i fatti e quali saranno tali fatti.

Interessa rilevare l’urgenza di rinnovare radicalmente il modo di operare di chi dichiara di essere a sinistra, riscoprendo sia la laicità, fondamento dell’etica politica e del corretto rapporto fra utopia e prassi, sia l’impegno a non favorire il nemico pur di nuocere all’avversario.

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