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Un dono e un capolavoro di B.Pavan

Beppe Pavan
(CdB Viottoli – Pinerolo)

Stavamo disponendo libri e materiali vari su uno dei tavoli predisposti all’uopo, nell’albergo di Rimini che ospitava il seminario nazionale delle Comunità di Base dall’8 al 10 dicembre scorso, quando mi si avvicina un distinto signore e mi chiede se può mettere a disposizione una pila di copie di un suo piccolo libro, in distribuzione gratuita.

Non solo non ho obiezioni, ma lo ringrazio sbrigativamente: ho cose urgenti da fare per collaborare a far iniziare all’orario stabilito i lavori del seminario. Mi prendo una copia del libro… e leggo soltanto che quel distinto signore è un “artigiano elettricista in pensione. Appassionato di teologia”. E’ uno come noi… lo leggerò di sicuro.

Quando riprendo in mano il libro, cerco inutilmente la casa editrice: si tratta evidentemente di un testo autoprodotto; per questo l’autore lo distribuisce personalmente e gratuitamente. La citazione da Matteo 10,8 “Gratuitamente avete ricevuto… gratuitamente date” (in quarta di copertina) è eloquente. Economia del dono, si chiama.

Ceccati fa un passo concreto in questa direzione. Come aveva fatto anni fa Ugo Della Collina (scrittore “collettivo”) a Frascati, mettendo gratuitamente a disposizione un suo interessante manoscritto: LA SOVRANITÀ DEL POPOLO oppure Le strutture logoranti del potere.

Entrambi questi doni ci sono stati fatti in occasione di incontri nazionali delle CdB… e la domanda mi sorge spontanea: quanti/e hanno gradito il dono? Quanti/e, di coloro che hanno portato a casa questi testi, li hanno poi letti?

Noi il manoscritto di Ugo Della Collina l’abbiamo letto, con molto interesse, qualche anno fa nel gruppo “ricerca”; e quello di Ceccati l’ho terminato, con altrettanto interesse, nei giorni scorsi.

Sul versante dell’esegesi biblica Ugo Della Collina ci offre una traduzione dinamica e rivoluzionaria della Beatitudini, “le quali sono invero una vibrante esortazione del messia a sviluppare ADESSO, con fermezza,i valori che hanno le persone al fine di raggiungere la pienezza dei tempi, di concretizzare l’autorità dell’Amore e dell’Uguaglianza. Difatti il potere impedisce che i valori socialmente validi si diffondano; se non vi riesce, cerca d’imbrigliarli nella propria struttura gerarchica, rendendoli praticamente poco efficaci o nulli. (…) Sorgete, è ora di farvi valere, voi poveri… voi che soffrite la fame… voi che siete sfruttati e sottomessi, perché avete il modo di realizzare la libertà… la struttura dell’uguaglianza… una società nuova” (pagg 12-13).

Erio Ceccati sviluppa la tesi che “il cristianesimo è l’eresia che ha prevalso storicamente su tutte le altre” (p 18). Eresia rispetto al “progetto” e alla predicazione di Gesù – in questo giudizio a Ceccati fa buona compagnia Ortensio da Spinetoli con il libro L’inutile fardello (ed Chiarelettere).

Il “capolavoro”, per l’autore, è quello portato a compimento dal diavolo – sì, proprio lui, il “nostro fratello” nella riflessione di Giovanni Franzoni – il cui “impegno principale è quello di tenerci lontani da Gesù e dalle sue parole” (p 81). L’ha realizzato convincendo “Saulo di Tarso ad entrare nelle file dei cristiani”. Saulo/Paolo è stato il fondatore del cristianesimo, dando vita a comunità cristiane “sotto il suo esclusivo controllo; egli era il fondatore, egli ammaestrava, correggeva, organizzava: praticamente quelle erano comunità sue, non erano più degli apostoli o di Cristo, ma esclusive di Paolo”.

Lui è il primo a scrivere e i suoi scritti “sembra logico ritenere che abbiano, in qualche misura, influenzato gli autori dei vangeli. Probabilmente alcune idee di Paolo sono finite nei vangeli stessi, come se fossero di Cristo” (p 86), in particolare il Vangelo di Giovanni, che “ha finito per completare la falsificazione già compiuta da Paolo. (…) gli scritti di Giovanni vogliono fare passare l’idea di un Gesù uguale a Dio, di Maria come mediatrice e, soprattutto, di come la sua predicazione sia svolta con lo scopo di annunciare se stesso”. Questo messaggio “ha indotto la chiesa a tenere lo stesso atteggiamento, finendo per non annunciare più Dio e neanche Gesù Cristo, ma piuttosto annunciando le cose che lei stessa ha concepito ed elaborato, proprio con lo stesso spirito di Giovanni; praticamente finendo per annunciare se stessa” (pp 90-91).

Sul piano storico l’assolutismo dogmatico e monocratico, concentrato nella gerarchia e, soprattutto, nel suo massimo vertice, ha prodotto “guerre, odio, rancori e disperazione”. Nell’appendice, per documentare questa “violenza che ha contraddistinto molti comportamenti” della chiesa, Ceccati riprende alcune pagine del libro Il cristianesimo nella storia di Michele Pisante (ed. Gabrielli), che analizzano la storia dell’Inquisizione e della caccia alle streghe.

Al termine della lettura la riflessione d’insieme che mi viene di fare è questa: non mi (ci) appartiene più la fede nell’esistenza di satana – che mi ha turbato i sonni negli anni dell’infanzia – come personificazione del male e del “tentatore”; ma appartiene ancora al nostro linguaggio corrente l’espressione “tentazione diabolica”. Orbene, se consideriamo una tentazione diabolica l’attaccamento del clero al potere, allora sì, capisco perché Ceccati, come Ugo Della Collina, sia venuto a portarci in dono il suo libro: perché la sua riflessione è profondamente affine a quella che abbiamo sviluppato all’interno delle nostre comunità di base; e lui desidera confrontarsi con noi.

Credo che valga la pena confrontarci con lui sulle basi della sua esegesi: quante perplessità manifestiamo, nello studio biblico, quando leggiamo le Lettere di Paolo e il Quarto Vangelo, che ci vuol far passare “l’idea di un Gesù uguale a Dio, di Maria come mediatrice e, soprattutto, di come la sua [di Gesù] predicazione sia svolta con lo scopo di annunciare se stesso”!

Quante volte ci diciamo, in comunità, che se la chiesa cristiana avesse predicato e praticato con coerenza povertà e condivisione, seguendo davvero l’esempio di Gesù, il mondo sarebbe probabilmente migliore! Invece la Chiesa “ha posto quale suo fondamento le parole e l’insegnamento di padri e maestri, benché Gesù avesse detto chiaramente “Non chiamate nessuno padre… non chiamate nessuno maestro…(p 47).

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ERIO GIUSEPPE CECCATI, Il capolavoro. Riflessioni sulla fede di un cattolico dissidente.

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