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Dovere di obiezione di G.Franzoni

Giovanni Franzoni
Adista Documenti n.28/2013

A Papa Francesco, vescovo di Roma, Chiesa cui dalle origini è attribuito il titolo di una principalità nella carità e nella predicazione dell’Evangelo.

Mosso dall’amore per la Chiesa e per la chiarezza della sua immagine nel mondo che non può essere offuscata da interessi umani, politici o di potere,

incoraggiato dalla manifestazione di disponibilità espressa dal papa Francesco nei confronti non solo di voci autorevoli per il loro ruolo gerarchico e istituzionale ma anche di voci provenienti dalla periferia e dalla base,

avendo deposto presso il tribunale del Vicariato il 7 marzo 2007, nella fase processuale prevista per la beatificazione di Karol Wojtyla, romano pontefice col titolo di Giovanni Paolo II, come testimone a sfavore,

sento il dovere di manifestare la mia obiezione alla prevista canonizzazione di Giovanni Paolo II, anche se le procedure canoniche a tal fine previste non prevedono ulteriori acquisizioni di testimonianze.

La mia testimonianza (poi fatta propria anche da teologi, teologhe e altre persone alle quali è cara la causa dell’immagine della Chiesa nel mondo moderno), benché fosse stata accolta con rispetto dal tribunale e annessa alla documentazione della causa, non ha avuto alcuna risposta né alcuna soddisfazione alle obiezioni opposte.

Ritengo, dunque, importante riproporre le stesse obiezioni, che allego, perché ritenute da me ancora del tutto valide. Nel frattempo sono costretto ad aggiungere un’altra obiezione: in questi ultimi anni non solo si è manifestata con crescente peso la piaga dell’abuso di minori da parte del clero, secolare o religioso, ma anche lo scandalo dell’occultamento di questi casi da parte di molti nella gerarchia ecclesiastica.

La pratica dell’occultamento – oggi superata con una sommaria definizione di “tolleranza zero”, ma eccessivamente indulgente verso le responsabilità dello stesso romano pontefice, Giovanni Paolo II, e della Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta in quegli anni dal cardinal Joseph Ratzinger – pesa come responsabilità non solo su alcuni vescovi diocesani ma anche sui vertici della gerarchia stessa.

In modo particolare, nella pratica dell’occultamento delle responsabilità pare coinvolto il papa allora regnante soprattutto nel caso del cardinal Groër, fatto arcivescovo di Vienna nonostante perplessità ed opposizioni dell’episcopato austriaco.

Pur riconoscendo doti di generosità pastorale e di coraggio in Giovanni Paolo II, nel suo esercizio del ministero petrino, penso che non si possa spendere, per lui, l’aureola della santità, ma ci si debba limitare, con rigorosi criteri storici, ad una obiettiva valutazione del lungo percorso del suo pontificato.

La riabilitazione di teologhe e teologi emarginati o puniti per la loro ricerca e la denuncia della corresponsabilità di certi prelati nell’occultamento di casi di pedofilia del clero potrebbero rappresentare un più forte atto di coraggio della Chiesa romana per proporre un volto evangelico al mondo di oggi bisognoso di chiarezza ed onestà.

Devotissimo in Cristo, Giovanni Franzoni

Roma, 11 luglio 2013, in Festo Sancti Benedicti

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Ombre sugli altari. Tutte le riserve sulla canonizzazione di papa Wojtyla

Claudia Fanti
www.adistaonline.it

Non sarà elevato agli onori degli altari nei tempi record di Sant’Antonio da Padova, canonizzato dopo solo un anno dalla morte, ma di certo Giovanni Paolo II sarà uno dei più veloci della storia ad essere proclamato santo. Santo subito, si era detto. E santo quasi subito sarà fatto. L’ultimo passo è stato compiuto il 5 luglio scorso, con la firma da parte di papa Bergoglio dei decreti per la canonizzazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII, che saranno proclamati santi insieme entro la fine dell’anno. Il papa ha dunque approvato il secondo miracolo attribuito all’intercessione di papa Wojtyla, che sarebbe stato compiuto la sera stessa della beatificazione, il 1° maggio del 2011 (miracolo già approvato il 2 luglio nella riunione plenaria della Congregazione delle Cause dei santi, dopo il placet della commissione medica e di quella dei teologi). Resta ora solo da decidere la data della cerimonia (probabilmente l’8 dicembre), che sarà annunciata da Bergoglio in un concistoro ordinario pubblico: termine ultimo di un iter che aveva preso il via ufficialmente il 28 giugno 2005 (dopo l’autorizzazione concessa da Benedetto XVI ad aprire la causa di canonizzazione senza attendere i canonici cinque anni dalla morte).

Ma se l’iter è stato rapidissimo, e accompagnato da un larghissimo consenso ecclesiale attorno alla figura di papa Wojtyla, non sono mancate neppure voci fuori dal coro. Come quelle di Giovanni Franzoni, l’ex abate benedettino di S. Paolo Fuori le Mura, e di Giulio Girardi, il filosofo e teologo della Liberazione scomparso il 26 febbraio 2012, i quali, già il 5 dicembre del 2005, avevano presentato, presso i locali della nostra agenzia, un “Appello alla chiarezza” sulla beatificazione di Giovanni Paolo II, firmato da un gruppo di teologi e storici della Chiesa, in cui venivano indicati diversi elementi del pontificato di Wojtyla – dall’emarginazione di teologi, vescovi e religiosi alle oscure vicende legate allo Ior – che, a giudizio dei firmatari, avrebbero dovuto essere attentamente valutati prima di proclamare santo il papa polacco (v. Adista n. 87/05).

Ora, con la canonizzazione ormai alle porte, torna a farsi nuovamente sentire la voce critica di Giovanni Franzoni, il quale, peraltro, è stato uno dei circa 120 testimoni a rilasciare, il 7 marzo del 2007, una deposizione personale sull’operato di Giovanni Paolo II, esponendo le proprie fondate riserve rispetto alla sua beatificazione. E proprio al testo di quella deposizione si richiama oggi Franzoni nel suo nuovo appello, da lui inviato per posta a papa Bergoglio l’11 luglio, nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la memoria di San Benedetto da Norcia.

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