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Una fede possibile di M.Vigli

Marcello Vigli

Con questo libro, Se il cielo adesso è vuoto. E’ possibile credere in Gesù nell’età postreligiosa?  (1) Gilberto Squizzato conclude il suo percorso alla scoperta della laicità sviluppando e sintetizzando riflessioni e discussioni avviate in due altri testi (2) per perlustrare l’orizzonte ancora poco esplorato sulla laicità premettendo la esplicita dichiarazione che non la intende in alcun modo estinzione della fede. Al contrario, condividendo con Bonhoeffer  la possibilità di una fede non-religiosa la individua nella fede insieme laica e cristiana, una fede in e con Gesù di Nazareth che può oggi prescindere dal paradigma metafisico e dualistico e dalle immagini religiose che hanno preceduto l’età della secolarizzazione.

Proprio in questa età, in cui il mondo occidentale è stato liberato dai fantasmi di una religiosità opprimente e ricattatoria azzerando finalmente il dominio temporale della Chiesa, si è costruita la laicità. Della sua progressiva affermazione l’autore ricostruisce sinteticamente le tappe attraverso la critica alle diverse forme di teismo, a partire da Platone, per scoprirla nel Vangelo di Gesù di Nazareth che sopravvive al tracollo del “divino” resistendo, lui solo, alla progressiva secolarizzazione del mondo occidentale che sta dilagando nella società globalizzata, mettendo, al tempo stesso, fuori gioco la religione assunta come abito irrinunciabile della fede.

Neppure i suoi fedeli, infatti, dopo i primi secoli avevano resistito alla tentazione di andare oltre il chi vede me vede il Padre e si erano costruiti un dio per via logica, dogmatica, dottrinale. Quel dio, per di più impotente difronte alla morte del figlio, diventa inaccettabile all’uomo del XXI secolo, che non sa che farsene delle religioni, e che è, invece, disponibile a misurarsi con il dio di Gesù, che lo aveva chiamato “padre buono” perfino dentro i tormenti strazianti della croce.

Quella croce, così scandalosa da far negare al Corano, come ricorda l’autore, che sia stata lo strumento di morte per Gesù, costituisce per i cristiani il suo trono, un simbolo da venerare nella Via Crucis e da moltiplicare come elemento decorativo religioso e profano, ma al tempo stesso da ripudiare con il trionfo della Resurrezione. Quel Gesù, povero falegname di Nazareth, condannato perché sospettato di essere a capo della rivolta contro Roma e giustiziato nella forma più infamante. Eppure aveva predicato l’amore reciproco e la solidarietà, la pace fra i popoli e la tolleranza per i diversi, ma anche l’uguaglianza e l’autorità come servizio. Aveva cioè messo in discussione e sotto accusa il sistema vigente che, infatti, continuò a perseguitare anche i suoi discepoli finché non si adeguarono fondando una società gerarchicamente ordinata e legittimata perché connivente con il Potere. Come questa trasformazione possa essere avvenuta e come all’interno di questa struttura sia potuto sopravvivere il messaggio autentico di Gesù, lo racconta con appassionata partecipazione l’autore proclamando la fine della teologia tradizionale per lasciare emergere una fede laica che non ha bisogno del soprannaturale per giustificarsi, né di una chiesa gerarchica per organizzare i suoi fedeli.

Si tratta di una fede adeguata all’uomo di oggi, capace di rapportarsi alla natura con gli occhi della scienza, che non ha paura di riporre nel cassetto la chiave magica del sovrannaturale conservandola come il ricordo affettuoso ma oggi inservibile di un modello di fede non più praticabile. Il ricordo è affettuoso, perché Squizzato, pur impietoso nel criticare e demistificare la costruzione teologica costruita nei secoli, non rinnega di essere cristiano – preferisce gesuano – non grazie ad una fede dono di dio, ma ad una fede/fiducia esistenziale (che) è al contrario opzione che diventa carne, corpo, sangue, passione, ascolto dedizione, contatto servizio, fedeltà vicinanza, condivisione, speranza comune. Una fede, cioè, che non è un atto devozionale ma una scelta esistenziale che mette in gioco tutta la vita.

Questa fede insieme laica e cristiana, depurata dall’ideologia religiosa che l’accompagna da secoli, può conferire alla vita dell’uomo del XXI secolo il valore di qualcosa di irripetibile da donare generosamente agli altri, e costituire il fondamento del ritrovarsi in una comunità di uguali in una chiesa non gerarchizzata. In questa prospettiva l’autore non sfugge all’interrogativo di quale Chiesa avranno bisogno i cristiani chiamati a lasciare alle loro spalle l’immaturità bambinesca di una religiosità magica e rassicurante, per mantenere viva la memoria del loro Gesù sfuggendo alla tentazione dell’abbandono; al tempo stesso, si cimenta anche con il problema concernente il futuro delle chiese e le pensa destinate a diventare monumenti affidati agli stati per la loro conservazione.

Sarà una Chiesa che non avrà più bisogno di sacerdoti amministratori-detentori del sacro ma di preti (e pretesse, perché no?), cioè di “anziani” credenti in grado di istruire la fede dei più giovani, ancora poco provati dalle delusioni della vita e sostenere. E avrà bisogno anche di vescovi (e di vescovesse) che, come suggerisce la parola greca “episkopos”, supervisore, svolgeranno una funzione il coordinamento e di unità fra le diverse comunità ecclesiali, in modo che queste possano confrontarsi e soccorrersi a vicenda. Di questa hanno, infatti, bisogno quanti hanno fede perché nessuno può credere da solo al Gesù di Nazareth crocefisso e vivente. Che si chiamino cristiani o semplicemente gesuani, gli uomini e le donne di fede sentiranno il bisogno di riunirsi – almeno qualche volta – per mantener viva la memoria di Gesù di Nazareth e per vivere momenti di ringraziamento (l’eucarestia).

Con questo atto di fede laica Squizzato conclude il suo viaggio alla scoperta della laicità cristiana e la offre a quei cristiani che hanno mutuato, dal pensiero moderno, la demolizione dell’appartato dottrinale costruito da chi si vergognava di vivere di “sola fides”

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Note
(1)  G. Squizzato, Se il cielo adesso è vuoto. E’ possibile credere in Gesù nell’età postreligiosa?, Il Segno dei Gabrielli       editori, S. Pietro in Cariano, 2017
(2 ) G. Squizzato, Il miracolo superfluo, Il Segno dei Gabrielli editori, S. Pietro in Cariano, 2010; G. Squizzato, Il dio che non è dio, Il Segno dei Gabrielli editori, S. Pietro in Cariano, 2013

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Perché questo libro?

 Poiché quello della laicità cristiana è un tema di frontiera che oggi finalmente – e non senza incontrare resistenze- coinvolge tanti gruppi e comunità, come anche tanti singoli un po’ soli che non vogliono rinunciare al loro riferimento esistenziale ancorato a Gesù ma lontano anni luce dalla cristologia disincarnata e dogmatica di altre epoche che tuttora pretende di imporsi come l’unica dottrina possibile, ho sentito il bisogno di costruire una narrazione coerente e credibile, e dunque criticamente fondata, di questa nuova dimensione del credere che oggi credo la sola possibile e anche convincente per tanti che dentro e fuori i nostri gruppi sentono il bisogno di “sistematizzare” tante riflessioni disperse e frammentarie (o anche solo enunciazioni e petizioni di principio non sufficientemente motivate in modo deciso e robusto proprio sui Vangeli) così da offrire loro una specie di manuale possibile della laicità cristiana.

Gilberto Squizzato

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