C. Zamboni, Pensare in presenza. Conversazioni, luoghi, improvvisazioni, Liguori , Napoli 2009

Recensione di Angela Lamboglia – Genova

L’ultimo libro di Chiara Zamboni, Pensare in presenza. Conversazioni, luoghi, improvvisazioni, si interroga sulle forme e le qualità che caratterizzano il pensare oralmente insieme ad altri e su come questa pratica sia in grado di potenziare l’agire politico.

Il pensare con altre è stata e rimane una pratica fondamentale per le donne, condizione essenziale della rivoluzione femminista e del pensiero della differenza, ma anche in generale della capacità da parte della politica delle donne di introdurre una discontinuità rispetto al simbolico dominante, di mettere in discussione le rappresentazioni fornite dall’esterno, ricorrendo al partire da sé, affidandosi all’esperienza e al sentire propri e delle altre. Continua a leggere

Pasqua davvero diversa

 

Giancarla Codrignani – Bologna

Pasqua davvero diversa, con un Papa nuovo, che viene dalla fine del mondo e ricorre ad un linguaggio inusitato e a gesti impensabili fino a un mese fa.
Mah! Ci sono cose che non capisco; per esempio il generale, ingenuo entusiasmo per un Papa nuovo, che si chiama Francesco e dice cose belle e importanti, anche perché da tanto tempo non si sentivano dire. Tuttavia la fede non è mai facile, senza le opere. Papa Francesco, tra le cose ben rilevanti che ha scritto (scripta manent) e i gesti che accompagnano le parole, sembra essersi impegnato per il riconoscimento di quelli che i laici ritengono diritti: che il fine vita non significa accanimento terapeutico, che gli omosessuali sono sempre esistiti, che il maschilismo ha impedito la visibilità delle donne nella chiesa, che anche le altre religioni vanno capite, che il fondamentalismo va compreso nel suo limite… Continua a leggere

Pensando e parlando, tutte “alla pari” : una modalità di sostanza

Catti Cifatte – Genova

Vorremmo che a Cattolica (10-11-12 maggio p.v.), ma anche nel dopo-cattolica, tra di noi non ci fossero più differenze gerarchiche fra “esperte” e non: infatti ci siamo dette che “siamo tutte esperte”; la relazione fra noi donne dovrà essere una relazione in orizzontale! Se occorre simbolicamente ci potremmo passare un filo tra di noi che si snoderà tra le mani senza mai alzarsi o abbassarsi, ma scorrendo in piano! Chi porta il gomitolo?

Al di là del gomitolo, sappiamo che ci passeremo il microfono, in assemblea, come è stato fatto a Paestum, perché tutte possiamo avere parola, con piena libertà! Chi ha seguito il nostro percorso di donne in ricerca sa che non è un percorso facile, naturalmente alcune delle donne che ci hanno accompagnato ha avuto motivo di apprezzamento e dalla relazione con i nostri gruppi ha avuto spunti per un approfondimento, altre donne ci hanno stimolato con importanti riflessioni teologiche e bibliche sia sul piano teorico che su quello della pratica di coinvolgimento dei nostri corpi: in tutti i casi oggi sentiamo che l’unicità, la rarità della nostra ricerca va dichiarata, che ci deve e può essere un riconoscimento ed un coinvolgimento pieno da parte di tutte, e con una modalità diversa: sempre di più pensando e parlando tutte alla pari. Continua a leggere

Non per diritto ma per grazia

Doranna Lupi – Pinerolo

Non sono solo gli scandali della pedofilia o dello IOR ad affliggere il clero al governo della chiesa.

Di fronte al gesto insolito delle dimissioni del papa, gli uomini più illuminati si sono spinti fino a nominare la crisi profonda che attraversa la chiesa, la sua incapacità di cogliere lo “Spirito dei tempi” e affrontare i propri nodi irrisolti. Per chiesa essi intendono, in questo caso, la gerarchia ecclesiastica (maschile) e la generica questione femminile rappresenterebbe uno dei nodi irrisolti.

Alcune donne autorevoli hanno invece messo l’evento in relazione alla crisi del patriarcato e del suo crollo, rimandando il discorso ad una questione maschile, della quale gli uomini non possono più fare a meno di occuparsi, anche se la maggior parte di loro sembra misconoscerla.

Continua a leggere

I riflettori non fanno luce

Luisa Muraro
www.libreriadelledonne.it

L’uomo che è stato eletto vescovo di Roma e porta un nome che sembra un re di Francia, viene da un paese, l’Argentina, e da un tempo, gli anni Settanta del secolo scorso, che furono funestati da una feroce dittatura anticomunista. Tutte e tutti gli abitanti di quel paese ne portano inevitabilmente i segni, anche lui. Lui, personalmente, era avverso al comunismo e questa circostanza, che nessuno può imputargli come una colpa, ha avuto delle conseguenze sul suo comportamento che alcuni gli imputano come errori e colpe. Continua a leggere