Smontando impalcature, tessendo relazioni: una pratica pluriennale

 Giovanna Romualdi – Roma

L’incontro dei “gruppi donne cdb e non solo” di maggio a Cattolica (v. programma e lettera di convocazione http://www.cdbitalia.it/gruppidonne) si svolge a 25 anni dal seminario nazionale del Cdb “Le scomode figlie di Eva” (Brescia, aprile 1988) e a 10 anni dal Sinodo europeo delle donne “Condividere le differenze” (Barcellona, agosto 2003): due eventi importanti per un percorso che è documentato – nella successione degli incontri – in altra parte di questa “finestra” del sito delle Cdb italiane (speriamo che sia aperta anche dagli uomini Cdb e non solo): http://www.cdbitalia.it/gruppidonne/incontri-nazionali.

Un percorso, dunque pluriennale, che si è svolto con un andamento a spirale – sia nelle tematiche che nella metodologia – che mi sembra sia stato sempre caratterizzato da questa pratica dello “smontare impalcature” (rimessa in discussione di punti fondanti la costruzione delle nostre identità soggettive e collettive) intrecciata ad una “tessitura di relazioni”, che ha sostenuto il percorso pur in presenza di differenze di esperienze di gruppo e di soggettività personali.

Questo percorso, che alcune hanno seguito durante tutto il quarto di secolo delle “scomode figlie di Eva”, dovrà – secondo me – essere tenuto ben presente in quel “partire da sé” che anche a Cattolica costituirà una modalità fondante degli interventi assembleari: questo almeno per chi lo sta già condividendo. Ma per tutte mi sembra debba valere la consapevolezza che il proprio percorso personale si colloca in un contesto collettivo che muta nel tempo.

Restando sul piano del metodo dell’incontro (“a carattere assembleare”) mi piace ricordare che i primi incontri dopo “Le scomode figlie di Eva” furono a carattere assembleare: bisognava – dopo l’evento del seminario di Brescia – ri-partire da sé per capire chi eravamo, cosa volevamo e per iniziare ad annodare i fili di una rete relazionale. Poi ci fu l’esigenza di confrontarsi con le “esperte” per affrontare il nodo della tradizione religiosa con “parola di donna”.

Dopo il sinodo europeo di Barcellona, a partire un po’ dalla piacevole sorpresa di essere in quel luogo come donne di differenti realtà italiane, l’incontro nazionale di Trento “Quel divino tra noi leggero” fu organizzato con un momento assembleare iniziale con i vari gruppi donne (non solo quelli delle Cdb) a “re-interrogare le esperienze a partire da sé”, mettendo poi in campo nei laboratori la loro ‘sapienza’ per giungere ad un “riconoscimento di sé e delle altre”, con “momenti di ascolto/scambio” con le esperte.

Ora, dopo dieci anni di confronto negli incontri nazionali e nelle riunioni di coordinamento, si torna a re-interrogare l’esperienza nel suo complesso “a partire da sé”, invitando anche le esperte che ci hanno accompagnato negli anni per un ascolto/scambio. Non si tratterà di un ricominciare da capo se ognuna nel suo partire da sé terrà ben presente il percorso fatto insieme (v. relazione al coordinamento seminariale di Abano Terme 2009, in appendice a “Il tempo delle narrazioni dal margine”, atti Incontro Castel San Pietro 2010), sapendo che questo avrà inciso in modo diverso sui percorsi personali, perché le storie di ognuna sono diverse già in partenza.

“Ci sono orme alle nostre spalle. Piccole, grandi, lievi o profonde, stanno ancora segnando il nostro percorso… forse per poco… poi arriverà l’onda su questa battigia… È importante guardarle… ci diranno qual è la direzione del nostro andare o qual è il ritmo della nostra danza”, così invita la lettera di convocazione a guardare il nostro percorso.

Riprendo quanto dissi in apertura dell’incontro “Il divino: attraversare il presente, osare il futuro” (Pinerolo, 2007): “Rileggendo anche soltanto i titoli degli incontri si percepisce come un filo conduttore […] dalla scomodità dell’autonomia al piacere dello sconfinamento […] fino al coraggio di osare il vuoto e osare di dire parole sul futuro”, ma oggi, guardando anche – come invita la lettera di convocazione – a “le assi delle impalcature che abbiamo smantellato”, ripartendo da me, e solo per me, aggiungo: fino alla libertà di dire, in serenità, che non è più il tempo di dirsi credenti o non credenti, e che il rapporto fra il divino e l’umano lo trovo ancora nella follia di Cassandra (il desiderio di un ordine nuovo), nell’esperienza delle “donne sagge” dello Scamandro (Christa Wolf: Cassandra) che hanno la consapevolezza di “far avanzare una sottile striscia di futuro dentro l’oscuro presente che occupa ogni tempo” (dalla scheda introduttiva del gruppo donne Cdb San Paolo Roma, “Dal desiderio alla progettualità” all’incontro Chiamata per nome. L’autorevolezza della follia: re-inventare il mondo – Lavagna, 2000).

In tempi di crisi, quale folle, leggero soffio del divino potrà farci re-inventare il mondo? Cerchiamo di sentirlo in tempo utile.

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