70 donne sulla battigia in un mattino di primavera…

Paola Morini   –   Thea – teologia al femminile (Trento)

70 donne sulla battigia in un mattino di primavera. Onde s’infrangono, fili si tessono: colorati, rilanciati dall’una all’altra; una rete si leva al cielo.

Vanna traduce l’esperienza in poesia:

Il mio respiro ha il ritmo delle nuvole
lente e mutevoli, bianche ed oscure.
Tracce arcane sulla sabbia
come arcano è l’animo mio.
Lisce e rugose le mie parole
come il guscio delle conchiglie.
Acqua che bagna il piede
bagna anche l’anima
e la rinfresca/riscalda/rinnova
nella magia del silenzio/parola.
Un filo multicolore ci lega
bagnato, insabbiato, volato,
forte e leggero come l’amicizia
come la voglia di essere NOI,
noi stesse
col nostro arcano, arcaico, meraviglia,
complicate e semplici
e vive.

Ma l’incontro delle donne non è solo questo è anche meditazione, pensiero e parola condivisa. È il tentativo, forse riuscito, di tenere insieme corpo e mente, spiritualità e politica, diversità e sintonie. Passi diversi lungo un unico cammino già intrapreso da anni (Le scomode figlie di Eva) ma ancora lontano dalla meta, anzi forse senza meta perché l’importante è il modo in cui si cammina.

Centrale quest’anno è stata la pratica del “pensare in presenza”, secondo il suggerimento del Gruppo Donne di Pinerolo. Una modalità di relazione che ci ha portate a superare anche qui (come già nel convegno delle femministe di Paestum) gli schemi ortodossi del confronto “politico-culturale” tradizionale.

Non ci sono state infatti relazioni presentate da autorevoli esperte, non ci sono stati palchi e cattedre. Da un semplice canovaccio di domande, lette a più voci, abbiamo preso spunto per un confronto paritario che ha saputo riconoscere a ciascuna autorevolezza e spazio adeguato all’accoglimento delle diversità.

Non è stato un esercizio facile o automatico ma ce l’abbiamo fatta pienamente grazie al contributo di ciascuna: siamo riuscite a smantellare l’abitudine all’attesa della leadership carismatica, la pesantezza della platea e le divisioni di schieramenti e giudizi precostituiti.

Può forse sembrare poco, ma di fronte ad un quadro in cui i partiti si frantumano e sempre più la politica si manifesta come lotta tra bande, capeggiate da un leader padre-padrone (gli esempi da Berlusconi a Grillo passando per Di Pietro e Ingroia si sprecano) a noi pare che questo sia un grande segnale di cambiamento capace di “far avanzare una sottile striscia di futuro dentro l’oscuro presente”(Christa Wolf, Cassandra).

Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di smantellare impalcature che ormai non servono più a reggere ma solo ad ingabbiare. Questo è il contributo che possiamo portare: uno stile nuovo nella chiesa e nella politica che sappia intendere l’ordine non come gerarchia o insieme di regole ma come spazio adeguato dato a ciascuna/o .

Questa è la strada che ci consente di lasciarci alle spalle i valori non negoziabili, le esclusioni e le ripulse a cui ci hanno abituate/i i modelli di una chiesa fondata sull’apartheid (a cominciare dall’esclusione delle donne), di una società caratterizzata dalle chiusure (a partire da quella delle frontiere) di una cultura che forza all’omologazione (come per il modello familiare) e di un esercizio del potere nato e cresciuto nell’uso della violenza (tanto da far dire a qualcuno che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi…)

E’ una difficile arte di “sottrazione” la nostra (come dicono Giovanna e Carmen) ma ci sta accompagnando verso nuove prospettive in quel futuro che “si fa avanti da solo e ci induce a fare i conti con i limiti, ma senza perdere il desiderio che ci lega alla generazione del cambiamento” (Doranna).

In tempi di crisi quest’attitudine appare essenziale perché cercare vie d’uscita, lasciando immutato l’orizzonte culturale-economico-politico che sta alla base della crisi stessa, non solo è sbagliato ma se anche riuscisse porterebbe con sé l’inevitabile estensione delle aree d’oppressione e d’esclusione su cui si è sempre basato il “benessere” di questa società.

Noi, che siamo donne consapevoli, a questo stiamo lavorando: ad un mutamento epocale fatto di piccole quotidiane sottrazioni. Non porteremo più mattoni per riparare vecchie strutture, daremo ali invece al soffio di quel divino che tra noi abbiamo scoperto “leggero”.

Forse, a voler trovare un elemento critico, si potrebbe dire che abbiamo lasciato un po’ sottotono alcuni spunti per azioni concrete: quale solidarietà alle suore Usa sotto inchiesta da parte del Vaticano? Quale supporto alla ministra Kyenge e alla sua proposta per l’estensione della cittadinanza a chi nasce in Italia? Che eco alla parola “zitella” così incautamente usata dal vescovo di Roma? Ecc…

Ci sarà tempo nei nostri luoghi e nei nostri spazi per riprendere questi temi. Per ora qui abbiamo visto che le orme dei nostri passi sulla sabbia possono diventare un percorso se, facendo nostro l’esempio di Rut e Noemi, sappiamo sostenerci a vicenda nel cammino con la forza delle donne tanto ben espressa dalla poesia di Blaga Dimitrova proposta da Eugenia.

Erba

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l’erba
diventa sentiero
”.

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