Verso Paestum 2013

Pubblichiamo lo scambio e-mail intercorso dall’8 al 22 luglio, tra alcune donne delle Cdb, relativo al prossimo convegno di Paestum – ottobre 2013

22/07/2013

Carissime

Il realismo di Giancarla è sicuramente indispensabile in politica.

Naturalmente possono esserci punti di vista diversi per stare in rapporto con la realtà e il cambiamento di paradigma di cui lei stessa ha parlato, rispetto a pensiero, corpo, pedagogia, linguaggio, estetica, è avvenuto (in un tempo lungo alcuni decenni) in luoghi e con modalità molto simili a Paestum.

Quindi anche io sono d’accordo con Mira e riconosco a Paestum una dimensione politica importante, come luogo di elaborazione di donne che operano attivamente in tutti i settori della nostra società e nelle istituzioni o che hanno relazioni forti con donne che si trovano in posizioni di autorità politica e istituzionale.

Quella che Giancarla definisce la “filosofia” del femminismo che ha cambiato i paradigmi è già all’opera e i cambiamenti si possono osservare anche nella vita di tutti i giorni delle donne comuni (nonostante le reazioni violente messe in atto da uomini che non sanno accettare o elaborare il cambiamento).

Non è certo tutto rose e fiori il percorso e si avverte tutta la scomodità, se non il dolore e la selvaggeria, di stare in posizioni non previste dall’ordine simbolico di una civiltà in disfacimento.

Dove le donne e gli uomini non possiedono gli strumenti per la tessitura di nuovo ordine simbolico, la capacità di dire parole nuove e tentare nuove interpretazioni della realtà… c’è molta sofferenza!!

Ma resta il fatto che si sono accresciute libertà e forza femminile e che ne abbiamo rappresentazioni inedite nei più diversi contesti.

La segretaria nazionale del mio sindacato CGIL SLC Barbara Apuzzo nel discorso di apertura di un convegno intitolato “che genere di contrattazione?”, in cui è stata convocata tutta la segreteria nazionale e al quale hanno partecipato molti uomini, ha affermato che la differenza di genere come valore non va difesa ma rilanciata, avanzando nella contrattazione e in una nuova stagione di strategia politica, con una visione della differenza di genere in grado di leggere tutta la realtà.

Ha concluso il suo intervento ponendo l’interrogativo su come le donne possano essere affascinate e impegnarsi in attività sindacali che continuano ad avere riti e orari impossibili e inconciliabili con la vita famigliare delle donne (e presumibilmente degli uomini)?

Anche il discorso della nostra Presidente della Camera Boldrini, pronunciato alla Camera del lavoro di Milano sulla violenza alle donne (che abbiamo pubblicato integralmente nel nostro blog), offre spunti molto interessanti in questo senso e mostra come il cambiamento di paradigma stia ormai raggiungendo i luoghi della politica e delle istituzioni. La Boldrini ha parlato di immagine, immaginario, linguaggio, dirsi la verità sul conflitto di genere e sul femminicidio, del maschile chiamato al cambiamento e, tra le altre cose, ha ringraziato pubblicamente la presidente della RAI Anna Maria Tarantola per la scelta di non trasmettere più sulle reti nazionali il concorso di Miss Italia perchè le giovani donne abbiano la possibilità di valorizzare i propri talenti non sfilando su una passerella con un numero!!!!

Si tratta, con ogni evidenza, delle faticose ma fruttuose elaborazioni di un femminismo che forse non ha prodotto grandi mobilitazioni di piazza, ma pensiero e “parole per dirlo”.

E intanto a Paestum il lavoro procede e si coinvolgono le giovani donne del femminismo italiano e gli uomini dell’autocoscienza… e non sono novità di poco conto nel lavoro sui cambiamenti di paradigma che sottostà ad ogni grande cambiamento del reale!!!

Vi abbraccio.

Doranna

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19/07/2013

cara Mira e tutte,

a me sembra di ripetermi troppo, invece deve essere che non mi riesco a spiegare. Con la cultura delle donne saltano tutti i paradigmi. D’accordo? Quali paradigmi? quelli che abbiamo studiato tutti e tutte: il teorico, il fisico, l’estetico, il pedagogico, i linguaggi. Il femminismo ha fatto (è) una filosofia; ha riproposto corpo,medicina, natura; immaginari, scuola, linguaggio “di genere”. Ha colto l’importanza del diritto (senza cambiarlo più di tanto). Non ha preso in mano la politica, se non per spezzoni (la presenza? perfino l’ipotesi di un partito delle donne quando è la forma-partito che non sta in piedi).

Occuparsene in un momento in cui la crisi si fa più evidente (e più penalizzante per noi) significa trovarsi (ma la similitudine non regge perché l’idea rivoluzionaria poteva produrre scatto ottimistico) come quando molte di noi sono state intrappolate nelle speranze delle sinistre alternative. Non possiamo, temo, uscire dalla logica della legge elettorale, della riforma della Costituzione, delle 5stelle, delle astensioni. La problematica sia del sacro, sia del religioso, sia del divino per ora non esce dalla ripetitività di schemi (perfino il Concilio) superati; nel femminismo è oggetto più di curiosità che di studio (escluse le teologhe).

Tuttavia ci possiamo consolare: i paradigmi delle nostre abitudini mentali saltano tutti perché non reggono più nemmeno per gli uomini. Per questo è un peccato che ci siano perfino teologhe che hanno studiano cose serie e hanno le domande (le risposte vengono solo quando le domande sono corrette) giuste, ma non ci siano “politiche”. Avremmo potuto dare una mano ai politici….

Ma non state a darmi retta. Purtroppo per voi, dalla cultura neutra che abbiamo assimilato tutte ho preso soprattutto l’abitudine di fare i processi alle questioni scomode. Tanto per peggiorare il concetto che avete di me, vediamo che cosa esce da Paestum (ma anche dagli altri gruppi non solo italiani) sull’Europa (che almeno come nome è femmina).

STOP. Con la solita amicizia

g

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19/07/2013

Cara Giancarla,

di Paestum 2012 é rimasto che esso continua anche nel 2013, con molte novità, compresa quella di alcune donne che hanno invitato degli uomini con i quali sono in relazione, uomini che da tempo si stanno interrogando sulla loro differenza e che hanno risposto, con una bella lettera pubblica, di partecipare, senza paura di confliggere con quelle donne che invece non vogliono la loro presenza. Ovviamente hanno riconosciuto il valore politico del gesto che le donne hanno fatto separandosi da loro, hanno riconosciuto il lavoro che esse fanno nei gruppi autonomi, lavoro necessario che deve continuare. I nostri uomini delle CdB sapranno fare altrettanto nell’incontro che avremo a novembre? Vedremo…

Ti ricordo che l’esperienza di Paestum ha nutrito anche il nostro ultimo incontro di Cattolica. Il sacro che si sta riproponendo di per sé non è un pericolo, lo diventa quando significa evasione dalla vita concreta, cosa fondamentale per la nostra ricerca per un divino che ci comprenda. Paestum pone una domanda di politica per un mondo diverso in cui la differenza di essere donne e uomini possa costruire una nuova civiltà, al posto di quella che sta crollando, che ha escluso il femminile anche nella visione di Dio. Diversamente da te, verso questa esperienza politica di Paestum io guardo con molto interesse, proprio perché va oltre la solidarietà amicale. Essa cerca, invece, di costruire una nuova politica in cui necessariamente anche Dio non sarà più monopolio culturale maschile. Io sono quella che sono perché ho partecipato (come del resto molte di noi hanno fatto) ai gruppi del primo femminismo dell’autocoscienza, tappa fondamentale, in cui oggi le varie forme di femminismo riconoscono il valore per portare avanti una vera politica di cambiamento. L’autocoscienza femminile ha aperto una strada di libertà femminile, andando oltre l’emancipazione dei diritti e la politica di parità con gli uomini, anche nella chiesa cattolica. Le donne singole e i nostri gruppi donne che provengono dall’esperienza delle comunità cristiane di base ne sono una testimonianza, per esempio quando affermiamo che non vogliamo diventare donne-prete. Questa é stata la mia esperienza ed é la forza che ancora mi sostiene. Lo scrivo a te, ma lo dico anche alle altre in indirizzo che provengono da esperienze differenti, per reciproca chiarezza, fuori da preconcetti e da schemi ideologici.

Ciao, Mira.

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19/07/2013

care tutte,

adesso la dico grossa: guardate che, tenendo conto che le crisi non avvantaggiano le donne, un recupero femminista non farà miracoli (anche perché nessuno ha la bacchetta magica), la maggior potenzialità di innovazione l’ha avuta il nostro gruppo, quello originario di ricerca sul divino. Con o senza Francesco, sta tornando il sacro, con un’immagine di dio che, con tutta la buona volontà, non dà più grande senso.

Con questo, bene Paestum (ma dello scorso anno che cosa è rimasto, tranne la solidarietà amicale?), bene CdB novembre, bene tutto. Soprattutto bene l’estate: godiamocelo nonostante i sacrifici.

Un abbraccio una per una

g

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19/07/2013

Carissime,

sì, mi pare che a questo punto non sia possibile far altro che andare a Paestum (chi ci andrà) in ordine sparso.

Mi rimane tuttavia il rammarico di avere saputo troppo tardi, da Catti, che si organizzava Paestum 2013, perché avrei fatto prima la proposta, in modo da poterci organizzare con calma e tempo.

Faccio mie le parole scritte da Franca: ‘Sono sicura che sia finito il tempo che era necessario alla doverosa autolegittimazione: gli ultimi tre incontri da Abano in poi erano proprio questo. Adesso bisogna fare qualcosa fuori da noi o ci perdiamo’.

Un abbraccio

Elena

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17/07/2013

Cara Elena, il tuo desiderio di partecipare all’incontro di Paestum 2013 é legittimo, come legittimo é quello di molte altre che ci andranno e parleranno partendo da sé, dalla propria esperienza. La libertà femminile é soggettiva, come soggettiva é l’esperienza politica e religiosa che ognuna di noi porta nei coordinamenti quando ci troviamo insieme.

Tu invece chiedi un coinvolgimento comune “con un eventuale nostro tema presente a Paestum”. Un coinvolgimento come coordinamento ora non é possibile; via web? siamo quasi tutte in vacanza e la cosa la escludo come metodo.

Questa tua proposta esige una svolta da quanto già deciso nei coordinamenti in circostanze simili. Infatti per la nostra partecipazione a convegni, incontri, e riunioni varie, abbiamo sempre detto di farlo a titolo personale, il che non ci impedisce di fare riferimento all’esperienza soggettiva fatta nei nostri incontri nazionali, incontri pubblici, ai quali anche tu hai fattivamente partecipato, però parlando sempre partendo da se stesse, dalla propria soggettività, dai propri desideri e dalle proprie aspirazioni, senza riferirsi ad un “noi” rappresentativo che non specifica le diverse esperienze presenti nel coordinamento stesso. Con affetto, Mira.

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15/07/2013

Carissime,

ho riletto con attenzione la Lettera di invito a Paestum, e i temi dell’incontro, che anche Doranna cita, sono preceduti da queste parole: ‘Paestum è aperta! All’iniziativa e al contributo di tutte. Quella che segue perciò è una lista di temi suscettibili di modifiche in base agli interessi che via via emergeranno e saranno proposti’.

Io capisco che noi potremmo a tutt’oggi legittimamente proporre.

Riguardo a quanto detto da Giovanna, sicuramente a Paestum avremmo un ampio spazio di azione relativo ai nostri temi inseriti in quelli ‘ufficiali’, ma noi sappiamo che cosa comporti il non nominare.

Proprio perché anche il nostro percorso è fare politica (eccome!) non capisco perché un aspetto così importante della politica delle donne, che infatti ha luogo pesantemente in buona parte (se non in tutti) i temi finora programmati, debba rimanere non detto.

In merito alla concomitanza col nostro impegno per il seminario di Castel S. Pietro, come rileva giustamente Franca, vi chiedo (perché non lo so!): un eventuale nostro tema presente a Paestum, articolato come meglio possiamo pensare, richiederebbe da parte nostra una qualche sorta di preparazione laboriosa, strutturata? Se no, come mi pare di capire dalla lettera e dallo spirito di Paestum, quale sarebbe il problema?

Scusate, ma credo che dovremmo fare tesoro di un’occasione importante come Paestum per inserire finalmente a pieno titolo i percorsi di liberazione delle donne rispetto a tutto ciò che è sacro, simbolico religioso, vita ‘consacrata’,ecc. ecc. nel più ampio contesto della ‘Rivoluzione necessaria’.

Perché aspettare magari ancora un anno?

Un abbraccio a tutte

Elena

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11/07/2013

Concordo sul fatto che non si possa chiedere oggi di partecipare in quanto intergruppidonne, però abbiamo tante possibilità di inserirsi nei filoni aperti di confronto. Come vi ho scritto separatamente potrò inviare, a tutte quelle che non mi dicono di no, l’aggiornamento della posta su Paestum 2013.

Catti

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11/07/2013

Concordo pienamente con Doranna, non si può intervenire con richieste organizzative quando l’impostazione dell’incontro è già in piedi; mi sembrerebbe scorretto.

Inoltre, come detto a voce anche ad Elena, il tema dell’incontro è ampio e consente un coinvolgimento “a partire da sé” nel filone dell’azione politica nel campo del simbolico religioso. Abbiamo sempre detto che anche il nostro percorso è un “fare politica” a partire dalla nostra autonomia di donne pensanti. Chi può/vuole/desidera andare a Paestum ha ampio spazio di azione.

Giovanna

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11/07/2013

Cara Elena

credo che per poter fare una simile proposta alle organizzatrici di Paestum avremmo dovuto partecipare al momento organizzativo tenutosi a Bologna, tenendo conto che l’incontro di Bologna è stato uno dei molti incontri di discussione dopoPaestum che si sono susseguiti durante tutto l’anno in giro per l’Italia.

Credo quindi che per fare qualsiasi proposta ci si debba coinvolgere prima, mettendosi in relazione e entrando nel vivo dei temi affrontati che tra l’altro quest’anno sarebbero questi:

 

1. Corpi femminili e godimento

2. Cura di sé, delle relazioni, del mondo

3. Salute delle donne e aborto

4. Maternità e non maternità

5. Nuovi diritti e nuovi rovesci

6. Violenza, femminicidio

7. Tratta

8. Sex work

9. Reinventare il lavoro e l’economia

10. Tra donne, senza frontiere: donne migranti e seconde generazioni

11. La costruzione dell’immagine delle donne nei media

12. Pedagogia della differenza

13. Autogoverno come pratica politica

14. Sessualità e autodeterminazione

Invece mi sembra interessante la pratica che aggiungeranno quest’anno e potremmo, visto i tempi di crisi, provare ad adottarla anche noi per le prossime volte:

Una sfida di economia condivisa

“Infine, in vista di questo incontro nazionale, vogliamo proporre a tutte una pratica di condivisione dell’economia, e riappropriarci di questa parola – oggi carica solo di significati negativi – in quanto nostra esperienza di comunità. Ci preoccupa infatti che i costi necessari per raggiungere e alloggiare a Paestum possano scoraggiare, o addirittura impedire ad alcune donne di partecipare. In questo incontro vorremmo quindi proporre un esempio di economia del dono, che rinsaldi le relazioni di fiducia tra noi e che sia effettiva pratica di cooperazione. Ci rivolgiamo a tutte le interessate all’incontro, e anche a chi desidera che esso si possa attuare il più ampiamente possibile, al di là della propria personale partecipazione. Per far esistere Paestum 2013 è costituito il Fondo “Paestum: economia delle relazioni tra donne”: con gli introiti saranno ridotti i costi di partecipazione per chi ne farà richiesta. Vogliamo proporre questa come una pratica che si oppone alle logiche patriarcali del profitto e della competizione, e dare vita a un esempio virtuoso di cura delle relazioni”.

Ciao Doranna

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08/07/2013

Carissime tutte,

come abbiamo saputo, nei prossimi 5 e 6 ottobre è previsto il 2° Incontro Nazionale a Paestum ‘Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica’.

A me piacerebbe che queste ultime parole potessero anche essere: ‘La sfida femminista nel cuore della politica e delle chiese’.

Insomma, rispetto (ad esempio!) alla struttura dell’incontro dello scorso anno io proporrei un quinto gruppo: ‘Le donne nelle chiese: voglia di esserci e contare; economia, lavoro, cura; autorappresentazione /rappresentanza; corpo, sessualità, violenza, potere.’

Che ne dite? Potremmo proporlo alle organizzatrici?

Ciao Elena

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