Perché, io uomo, desidero andare a Paestum

Marco Cazzaniga

Spinea, 19 Agosto 2013

Vorrei andare a Paestum perché lì si incontrano tra di loro centinaia di donne che manifestano la loro libertà e la loro forza femminile.

Ci andrei per ascoltarle, convinto che, in quel parlarsi tra donne, farei un’esperienza del tutto nuova rispetto ad altri incontri, e capirei ancora meglio come e verso dove, con la loro libertà e forza, desiderano e possono andare, senza l’impedimento e l’ostacolo che gli uomini oppongono.

Desidero che la presenza di alcuni uomini, con le mie stesse intenzioni, non condizioni la libera espressione della forza femminile ma sono tranquillo, perché so che incontreremo donne capaci di dare il meglio di sé anche in presenza di uomini disposti ad ascoltarle e desiderosi di imparare e di lottare con loro. Mi riferisco a uomini che, grazie ad un lunghissimo percorso politico fatto con donne, hanno capito che torna a loro svantaggio impedire la libertà femminile.

In questi anni ho conosciuto tanti uomini desiderosi di incontrare la libera forza femminile, non per opporsi, ma per valutare insieme alle donne se ci sono percorsi che si possono intraprendere assieme verso obiettivi comuni condivisi, mantenendo ciascuna/o la propria specifica differente identità e verificando come queste si possono integrare. Parlo di integrazione non nel senso di un accordo che sopprima un’autentica differenza, ma di una convivenza pacifica, anche se conflittuale, tra differenze.

Da un separatismo femminile continuamente riproposto, che non mostra le contraddizioni del mondo reale, e da un potere maschile che si sgretola con una violenza dissennata, non può derivare nessun vero cambiamento.

Ho ascoltato e rispetto l’opinione di coloro che pensano che Paestum non sia ancora il momento propizio perché donne e uomini, consapevoli della loro differenza, scelgano di stare in relazione, ponendosi come nuovo soggetto politico che testimonia e propone un reale cambiamento. Ma sono convinto che non si può più rinviare l’accadere di questa nuova politica. Non è ancora il momento per Paestum? Forse no, forse sì. So che è indispensabile continuare a creare luoghi e appuntamenti, come noi facciamo da tanti anni, in cui questo possa avvenire.

 L’associazione Identità e Differenza, di cui faccio parte, da diversi anni (ben 25!) porta avanti progetti in cui donne e uomini puntano sulla relazione tra loro, partendo da sé e riconoscendo la loro rispettiva differenza. Questa esperienza ha mostrato che grazie alle pratiche delle donne avvengono dei reali cambiamenti nel modo di stare al mondo. Perché ciò avvenga è fondamentale che le donne si esprimano in libertà, destabilizzando l’ordine simbolico maschile di tipo patriarcale. Questa esperienza ha mostrato concretamente agli uomini che, riconoscendo la propria parzialità, e accettando di confrontarsi su un terreno da loro poco battuto, non possono farsi valere in forza di un modello culturale maschile che dava loro potere. Questo perché l’ordine patriarcale non ha oramai più senso. Una soggettività maschile libera dai dettami dell’autoritaria patriarcale, regala gioia a uomini e donne.

 

 

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