2 Commenti alla lettera di Lea Melandri

Mira Furlani

22/9/2013

Vorrei aggiungere all’analisi di Lea, una riflessione, per me importante, circa “la poca conflittualità nella femminilizzazione della vita pubblica” e “sul pericolo che la complementarietà dei ruoli stia transitando dal privato al pubblico”.
Penso a quello che sta succedendo nella chiesa cattolica con l’attuale papa Francesco. Molte donne e uomini inneggiano a questo papa per la simpatia che sprigiona, per la sua pastorale evangelica, per le sue promesse riformatrici e liberatorie, per donne e uomini, credenti e non credenti.
Mi sarebbe piaciuto che nei punti da trattare a Paestum 2013 ci fosse stato anche quello politico/religioso su donne-chiesa, perché di politica si tratta. Mi spiego con un esempio:
non credo affatto che l’ordinazione sacerdotale delle donne – al quale, peraltro, papa Francesco ha ribadito la posizione negativa dei suoi predecessori – sia cosa utile o che riguardi, come papa Bergoglio ha detto, “la mancanza di una teologia delle donne”. Un sacerdozio femminile io non lo voglio perché, quello che oggi vorrei, è un sacerdozio radicalmente diverso dall’attuale, anche per i maschi. Esiste una teologia femminista della differenza donna/uomo che papa Francesco sembra ignorare, forse per l’impossibilità di conseguire una forma di AUTORITA’ da parte di quelle donne che la praticano. Questo accade anche dentro ogni altro potere disegnato al maschile, il quale ignora sempre il sapere femminile giocando sull’occultamento della violenza insita nella complementarietà dei ruoli, “dalla cura e dal lavoro domestico visti come dono d’amore” fino al talento femminile elogiato in primis da papa Wojtyla, e ribadito dai papi successivi, “come valore aggiunto” per l’economia della chiesa e della società. Risultato: una tendenza ad omologarsi e integrarsi, anziché aprire una discussione radicale, di donne e uomini, sull’ordine esistente.
A questo punto comincio a rimpiangere le grandi donne mistiche, tipo Teresa d’Avila, che hanno saputo raggirare il potere dell’Inquisizione per realizzare il proprio desiderio. Chi “si ferma alla critica, a deriderla o a sentirsi superiore, rischia di cadere nel cinismo o di perdere l’orientamento”. Ma la tua lettera, cara Lea Melandri, sprigiona un desiderio ardente, insopprimibile, che sempre si rinnova, di “trovare un senso e di vivere un’esistenza appagata”. Grazie e tanti auguri per un felice superamento del tuo infortunio.

Laura Ghianda
22 settembre 2013

…mi ha permesso di rivedere criticamente un mio atteggiamento nei loro confronti, e a trovare pace rispetto a certi traumi passati. e solo allora, ho iniziato a intravvedere nuovi possibili scenari. La quotidianità è fatta di rapporti tra generi, io credo che il mondo lo si crei con le azioni, e si cambi “sul campo”. Non vedo motivo per escludere momenti di lavoro assieme, non vorrei che il “non si può fare” assuma un tono di dogma senza che si vada a fondo del perchè di questa assoluta separatezza. Bisogna imparare a parlarci. Il dialogo non lo si impara ciascuno per le sue, ma affrontandoci se necessario, o comunque collaborando. Condivido in pieno, da sacerdotessa di dea, la meravigliosa riflessione sul sacerdozio qui postato. Un altro sacerdozio è possibile, lontano da potere e rigidi ordini gerarchici. E anche lontano da dogmi.

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