La donna nella chiesa: il gruppo donne cdb Pinerolo scrive….

LA NOSTRA PRATICA COMUNITARIA – a cura del Gruppo Donne della Comunità

 Abbiamo apprezzato il progetto e l’articolazione della proposta in tutte le sue parti, considerandola un punto di partenza importante perché aperta e in sintonia con gli interrogativi più radicali e profondi che le donne oggi si pongono fuori dalla chiesa come al suo interno. Essendo le donne una minoranza nel coordinamento del Chicco di Senape (5 donne e 21 uomini) deduciamo che la loro parola goda di notevole considerazione da parte maschile e che, alla luce del documento prodotto, gli uomini siano andati oltre la meraviglia e il silenzio dei discepoli nel racconto di Gv. 4,27, condividendo con loro parole e contenuti sorgivi di una realtà nuova.

In particolare:

–       l’attenzione posta sull’osservazione e l’analisi critica del linguaggio e degli immaginari che ci abitano e che, nel tempo, si sono sedimentati;

–       la ricerca dei nessi esistenti tra la crisi di istituzioni patriarcali, come la chiesa, e la libertà femminile

–       e da qui partire per cercare nuove forme di ministeri, al di fuori del solco di una chiesa tradizionale da riformare (all’interno di una società e cultura patriarcale, interamente da riformare), più efficaci ed adeguati al nostro tempo e aperti a uomini e donne.

 

Intraprendere questo percorso vuol dire andare a riaprire la questione del senso profondo delle cose e cercare attivamente delle interpretazioni, cosa che hanno fatto e continuano a fare le donne, soprattutto dagli anni ‘70 in poi, a partire dal proprio corpo e dalla famiglia (il privato è politico) per poi continuare in ogni luogo dove si sono trovate ad operare (scuola, lavoro, politica, chiese ecc). Si tratta del profondo cambiamento, di cui il documento parla, vissuto dalle donne nel corso del Novecento, che va indagato per le conseguenze antropologiche e sociologiche e dal quale non si può prescindere.

Le domande importanti per il cambiamento vengono al mondo solo se si fa loro lo spazio necessario, se si aprono varchi di libertà tra dogmi, stereotipi e visioni della realtà che co-stringono, cioè contribuiscono a stringere spazi e orizzonti.

I versetti tratti dal vangelo di Giovanni “In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: <Che cosa cerchi?>, o: <Di che cosa parli con lei?>”, ci sembrano contenere il fulcro di una intuizione che si fa avanti, nel nostro tempo, in più luoghi e in diversi contesti dove donne e uomini, a partire dalla loro differenza sessuale e specificità, tentano di dialogare per trovare modi nuovi di stare in relazione, nel tentativo  di dare consistenza alla terza affermazione di Paolo: “Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina”, intesa come superamento dei meccanismi di dominio tra i sessi.

A nostro parere la donna è segno dei tempi quando esprime la sua libertà e la sua autenticità e questo sta accadendo sempre più spesso. La libertà femminile è già nel qui e ora, come il regno dei cieli! Prendere atto di questa realtà può spostare lo sguardo da una presunta questione femminile ad una, forse più realistica, “questione maschile” per quanto riguarda l’attaccamento al potere fine a se stesso, la violenza verso le donne, l’ostilità e la paura, da parte degli uomini, nei confronti dell’autorità femminile, del loro sguardo e della loro misura sul mondo.

Per quanto riguarda l’affermazione che la Scrittura è la norma per il nostro presente e per il futuro, ci piace riprendere un pensiero e un sentire, in linea femminile, che dalle mistiche del passato a quelle di oggi attraversa, come un filo rosa, i vissuti delle “Amiche di Dio” (Luisa Muraro, D’Auria ed.)

Esse hanno posto e pongono l’Amore come norma del loro esistere, al di sopra di ogni cosa, anche al di sopra della scrittura, precisando: al di sopra, non contro.

In continuità e in sintonia con questo modo di vivere la dimensione spirituale, suor Zechmeister nel suo Discorso di apertura dell’incontro UISG (unione internazionale delle superiore generali) del 3-7 maggio 2013 a Roma (www.gruppidonne.cdbitalia.it), affermava che l’obbedienza si deve solo a Dio nel servizio dei poveri, saltando a piè pari la mediazione ecclesiale e il riferimento alle scritture come normative.

 

“Siamo cambiate e andiamo avanti” ha dichiarato Nancy Sylvester, suora USA (Adista Documenti n. 30 del 01/09/2012), “i vescovi hanno ragione. Le religiose sono cambiate, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. Siamo cambiate in modo tale da lasciar andare chi credevamo di essere. Arrenderci allo Spirito ci ha risvegliato a nuove visioni, che hanno toccato il nostro nucleo più profondo. Il cambiamento ha alterato il modo in cui vediamo noi stesse, il Vangelo, la nostra Chiesa, il nostro mondo e, cosa più importante, il modo in cui intendiamo il nostro Dio. E questo cambiamento di coscienza non è stato facile, ha prodotto dolore, ma un dolore simile a quello del parto, che si dissolve con indescrivibile meraviglia nella vita che nasce”.

Questi sono alcuni esempi sia di come l’espressione di libertà e autenticità femminile abbiano riferimenti in una genealogia di donne del passato rappresentandone, in un certo senso, la continuità e, nello stesso tempo, quanto si stia concretizzando nel presente un percorso di rinnovamento profondo, pur tra ostacoli e difficoltà inevitabili.

Le suore americane sono una testimonianza di questa libertà e autorità agite nella chiesa oggi. Hanno parlato, scritto e operato mettendo al centro con grande libertà la legge dell’amore, in una rete di relazioni tra donne molto significativa per loro stesse e per la chiesa, intesa come comunità dei credenti.

Le accuse della Congregazione della dottrina della fede (ex Santo Uffizio) nei loro confronti sono sempre le stesse: di ignorare l’insegnamento del Magistero, trattandolo come una opinione tra le tante, e di non essere conformi all’insegnamento della chiesa.

La visita apostolica, iniziata dal Vaticano nel 2009, nei confronti dell’organismo rappresentativo delle superiore delle congregazioni religiose degli Stati Uniti, ha prodotto il suo commissariamento.

L’organismo, denominato “Leadership Conference of Women Religiosus”, conta 1500 aderenti e rappresenta 57mila suore americane. Offre riflessioni teologiche, analisi sociali e suggerimenti per l’azione su molti temi legati alla giustizia.

Di cosa vengono accusate le suore? In pratica di saper leggere i segni dei tempi! Ciò che, viceversa, sembra non saper fare l’altra metà del cielo all’interno della chiesa, clero in testa.

Loro ne sono profondamente consapevoli.

Dopo il nostro ultimo convegno nazionale donne cdb (comunità di base) svoltosi a Cattolica nel Maggio 2013, abbiamo prodotto una lettera, pubblicata da Adista e sul nostro blog (www.gruppidonne.cdbitalia.it), di solidarietà con le religiose statunitensi, intitolata “Da donne a donne”, in cui esprimevamo, tra le altre cose, il nostro riconoscimento per l’autorità del loro annuncio di resurrezione nell’ambito della comunità ecclesiale.

Hanno collaborato alla stesura di questo testo:

Luciana Bonadio, Luisa Bruno, Maria Del Vento, Carla Galetto, Doranna Lupi

del gruppo donne della cdb di Pinerolo

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