Incontro delle donne del gruppo di Verona con le amiche del Circolo della Rosa

Prima dell’ultimo Convegno di Verona, abbiamo incontrato le amiche del Circolo della Rosa che ci avevano chiesto di presentare il nostro percorso.

Il Circolo della Rosa è un’associazione che da molti anni ormai vuole essere un luogo concreto d’incontro per le donne, ed è diventato un vero e  vissuto punto di riferimento per le donne sul piano culturale e collettivo.

Questo è il nostro racconto.

 

ORIGINI DEL PERCORSO

Abbiamo ritenuto opportuno iniziare con qualche accenno alla storia delle Comunità di base in Italia e in particolare a Verona.Le comunità cristiane di base (Cdb) nascono negli anni ’60.Quel periodo aveva  visto nella società italiana il protagonismo del movimento operaio, di quello studentesco e del movimento delle donne, mobilitati per il superamento di un modello autoritario e discriminatorio nelle relazioni e nella società; e nella chiesa cattolica l’impegno di parrocchie e gruppi, finalizzato alla riforma della Chiesa-Istituzione, alla luce dei documenti e dei messaggi innovativi del Concilio Vaticano II.Si lottava non solo per una chiesa per i poveri, ma per una chiesa povera, a cominciare dalle scelte personali e di comunità (Isolotto di Firenze, San Paolo di Roma, Pinerolo e tante altre).

Anche a Verona gruppi di giovani, ragazzi e ragazze con i loro preti nelle parrocchie, cominciavano a guardare con più attenzione dentro ai processi sociali per individuare le cause della sofferenza collettiva e per combatterle.Ma l’istituzione aveva deciso che questi preti e le loro comunità di base, dove la Bibbia veniva letta come storia di liberazione, non potevano restare nelle parrocchie, dovevano essere allontanati.Dal 1974 ci fu un costante collegamento tra preti colpiti da sanzioni disciplinari e preti lavoratori (operai). Con questi preti a Verona sono sorte due comunità, composte per lo più da famiglie che continuavano, non senza ostacoli, i loro cammini di ricerca.Vocazione specifica dei preti operai fu quella di abbandonare le confortevoli sacrestie per vivere il Vangelo in mezzo alla gente, e per sporcarsi le mani condividendo la condizione di sfruttamento della classe operaia. I preti operai si configurano come gente di confine isolata dalle gerarchie, ma entusiasta di abitare le periferie umane. Queste scelte, in quegli anni, erano osteggiate, solo oggi Papa Francesco recupera il loro valore, dando attuazione al messaggio innovativo del Concilio.La nostra comunità è nata nel 1980, per preparare il convegno nazionale delle Cdb che si svolse in aprile a Verona. Ci furono 2000 partecipanti, donne e uomini, di cui 3/400 veronesi, che si confrontarono su esperienze concrete del mondo del lavoro e della cultura. Vi parteciparono numerosi personaggi allora conosciuti: Enzo Mazzi parroco della comunità dell’Isolotto di Firenze, Giovanni Franzoni abate di S. Paolo a Roma, Alberto De Nadai di Gorizia, Franco Barbero di Pinerolo, poi gruppi di Napoli, Genova, della Sardegna ecc.Dopo il convegno la nostra comunità La Porta ha raccolto molte persone interessate alla ricerca di fede in modo libero e autonomo. Ci furono molta attenzione e impegno concreto sui temi della pace (assemblee dei “Beati i costruttori di pace” in Arena), dell’ambiente e dell’ecumenismo (seguendo le proposte delle grandi assemblee internazionali di tutte le Chiese Cristiane svoltesi a Medellin, Seul e Basilea).Ci impegnammo anche nel’educazione religiosa dei bambini/e, non accettando di delegarla alle parrocchie o alla scuola.Ci furono molti contatti e collaborazioni con gruppi e associazioni che si interessavano dell’America latina (iniziative di solidarietà con i popoli di Salvador, Nicaragua, Cile …).Leggevamo gli scritti di Leonardo Boff, Helder Camara e altri testi della teologia della liberazione.Le Cdb italiane si sono occupate varie volte del tema della laicità: il convegno di Firenze del 1987 si intitolava “Laicità nella società, nello stato e nella chiesa. Autonomia di giudizio e coscienza critica nei problemi di oggi contro la gestione autoritaria del sacro”.La laicità va riscoperta nei processi dinamici e dialettici che si sviluppano dentro specifiche realtà culturali e sociali. Bisogna riaffermare l’autonomia degli stati e dei popoli da assolutismi e vincoli religiosi, per contribuire a rispondere alle esigenze di un’autonoma ricerca e della maturazione di una coscienza critica di singole persone, di gruppi, di movimenti, nell’ambito di un pluralismo democratico e culturale. (Ciro Castaldo responsabile della segreteria tecnica delle Cdb)

Obiettivi della laicità  – Firenze – 1987

Abrogare il concordato tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica.

Superare l’insegnamento confessionale della religione cattolica nelle scuole
pubbliche e inserire lo studio del fenomeno religioso all’interno delle varie
discipline.

Eliminare la figura dei cappellani militari dall’esercito per togliere ogni sacralità al mestiere delle armi.      

Far pagare l’ICI alle chiese sulla base del diritto comune.

Fare in modo che tutte le scuole private vivano senza oneri per lo Stato, come
recita il dettato costituzionale.

Promuovere una cultura ed una pratica politica che impediscano le ingerenze
gerarchiche nei mezzi di comunicazione, nelle istituzioni, nel libero dibattito
politico, nell’azione legislativa.

Promuovere i diritti delle coppie di fatto, per far crescere tra i cittadini e le
cittadine di ogni cultura, religione, sesso e condizione sociale, una democrazia della
solidarietà e dell’affettività.

Rispettare ogni religione, senza privilegiarne alcuna.

Costruire una cultura del limite, per cui ogni tradizione, nel libero confronto,
consapevole delle proprie risorse e della propria parzialità, valorizzi la pluralità e la
diversità degli apporti per la scrittura di una etica laica.

La consapevolezza che atei, agnostici, credenti e non credenti possono essere
soggetti etici alla pari.

Imparare a vivere nella convivialità di tutte le differenze, cominciando da quella
originaria tra uomini e donne, praticando l’ascolto e la mediazione nella gestione dei
conflitti.

La riflessione delle comunità si arricchì del prezioso e significativo riconoscimento che la diversità di genere è un elemento costitutivo della laicità.

LE DONNE SI INTERROGANO

Erano gli anni 70-80, anni in cui molte di noi partecipavano alle grandi manifestazioni delle donne che lottavano per difendere la legge 194 (sull’aborto) e per la regolamentazione della legge sul divorzio.

Sentivamo, in modo molto forte, il disagio del vivere in un mondo che non ci rappresentava e desideravamo un mondo in cui poter agire la nostra libertà.

Anche in campo religioso cercavamo un divino che non ci togliesse autorevolezza, che non sminuisse la nostra dignità umana.

Proprio dalla presa di coscienza di questo dis-agio è nato, dapprima nelle parrocchie e successivamente all’interno delle Comunità di Base, un percorso di riflessione sul divino.

Pensiamo che questo percorso, continuato all’interno delle comunità di base, sia da ritenersi unico nel suo genere perché non nasce solo da studi individuali di teologi /teologhe ma anche dal vissuto/confronto di donne  che sono partite dalla loro esperienza.

Grazie alle relazioni tra di noi, ci siamo incamminate attraverso un lungo e laborioso percorso di ricerca di un senso del religioso, del rapporto con il divino, partendo dal nostro essere donne.

Da questa spinta/bisogno, nel 1988, come donne delle comunità di base, abbiamo fortemente voluto la realizzazione di un convegno nazionale dal titolo: “Le scomode figlie di Eva” proprio per sensibilizzare tutte le componenti delle cdb (uomini e donne) a confrontarsi sulla realtà di esclusione che le donne vivevano anche all’interno delle stesse comunità. A conclusione di tale convegno il momento eucaristico, che sempre veniva guidato/gestito da uomini, fu presieduto dalle donne presenti, con grande  meraviglia di molti/e come viene riportato negli Atti  ” … Vi era una sorta di attesa che prima o poi comparisse un prete: ma non è successo: è successo invece che le donne hanno spezzato alcune grandi forme di pane, hanno sollevato le ciotole piene di vino, e hanno celebrato compiutamente l’eucarestia…”. (Atti nelle edizioni Com Nuovi Tempi, Roma 1989 (ora edizioni Confronti)).

Nella tavola rotonda del convegno “Le donne protagoniste nel cammino di laicità nella società e nella chiesa”, Claudia Mancina, Uta Ranke Heineman, Livia Turco evidenziarono il quadro di riferimento: la scomodità delle donne sta nella loro capacità di rimettere in discussione comportamenti e valori culturali, pratiche e saperi, nella società e nelle chiese.A partire da quel convegno, all’interno di molte cdb, si sono costituiti gruppi donne che hanno iniziato una riflessione teologica di genere che ci ha portato alla necessità di incontrarci realizzando molti incontri nazionale di sole donne.

Dal convegno del 1997,  intitolato “Gesù nato da donna”, il confronto si è maggiormente indirizzato su una sorta di rilettura del testo biblico al femminile, in particolare sulle relazioni delle donne con Gesù. Siamo così arrivate al 2001 con il XII incontro nazionale dal titolo “Al di là di Padre Nostro” dove abbiamo cercato di liberare il divino da tutto cio’ che lo ha da sempre ingabbiato, e  nel 2002 a  “Il divino come liberarlo, come dirlo, come condividerlo” con cui abbiamo concretizzato un percorso di riappropriazione del divino.Discutere, confrontarci sul divino, non è stato per noi un discorso astratto ma è sempre stato vicino alla nostra vita perché  proprio il bisogno di vivere con pienezza la nostra vita ci ha portato a modificare e de-costruire un simbolico religioso ereditato dal sistema patriarcale. Abbiamo sperimentato la dinamica del ritrovarci in cerchio dove ognuna di noi ha messo in circolo liberamente i propri pensieri, le proprie emozioni. Ci siamo riconosciute, date reciprocamente autorevolezza, valorizzato le nostre azioni, i nostri cammini individuali e collettivi.Abbiamo cercato un dio non fuori di noi, non un dio al centro, statico, ma un dio nomade, che ha la possibilità di continuare  a sconfinare oltre i limiti imposti  dalle gerarchie ecclesiali.Questo smantellamento, questo scardinamento ci ha portato a fare il vuoto dentro di noi, ad osare il vuoto

  • vuoto come silenzio che ci invita all’ascolto
  • vuoto come liberazione da tutti i ruoli che ci hanno imposto, dalle norme, dall’indottrinamento.
  • vuoto come mancanza che scardina le nostre sicurezze ma ci pone in una condizione di assoluta libertà

Dopo aver decostruito il simbolico maschile era però necessario ripensare ad un simbolico al femminile. Ci è  stato prezioso  l’aiuto di teologhe come Cristina Simonelli, Adriana Valerio, Letizia Tomassone e altre, come altrettanto prezioso il pensiero delle filosofe di Diotima, che abbiamo seguito con molto interesse nei seminari o in occasione della presentazione di qualche libro al Circolo della Rosa di Verona.

Nei loro libri, nei loro scritti (recentemente lo ha scritto anche Lucia Vantini in un articolo apparso sul sito delle teologhe italiane) arrivava e arriva continuamente una proposta molto forte e precisa: era ed  è importante, necessario ripensare ciò  che sta alla base del simbolico, per poter modificare lo stesso.

Il simbolismo è stato comunque ben presente sin dall’inizio dei nostri percorsi: già dal primo convegno “Le scomode figlie di Eva” faceva bella mostra di sé su una grande tela, un accattivante serpente, attorcigliato a spirale, che emergeva da un fondo verde, fiorito    che alludeva al giardino dell’Eden. Un serpente però non più simbolo negativo, ma simbolo della conoscenza, come era stato nelle culture antiche matriarcali.

Dopo aver fatto il vuoto dentro di noi e smantellato strutture patriarcali, sentivamo sempre più urgente sperimentare l’aspetto del divino nelle varie espressioni della vita e soprattutto attraverso il nostro corpo  con la biodanza, i laboratori con il corpo, la pittura ecc.

Se aver fatto il vuoto inizialmente aveva lasciato delle perplessità e qualche incertezza, man mano che si facevano nuove esperienze, aumentava il senso di liberazione e di leggerezza.

Il titolo infatti del XIV convegno fu “Quel divino tra noi leggero” (il divino come dirlo, come liberarlo, come condividerlo) che si svolse a Trento nel 2004. Con la guida di alcune esperte  abbiamo sperimentato la biodanza e le danze meditative. Ma un’altra esperienza significativa è stata la celebrazione: un gruppo di donne di Roma con l’aiuto di una amica Religiosa, si riappropriava della ritualità con abiti, profumi, incensi e splendide invocazioni che rievocavano i nostri 5 sensi. Il rito si è svolto in un santuario di Religiosi.          

Ancora al corpo ed in un luogo altrettanto simbolico, un antico Monastero costruito su una sorgente di acqua termale miracolosa, con piscina annessa, è stato dedicato il XIX incontro: ” In principio sono i nostri corpi”

Ancora con la biodanza ci siamo lasciate accarezzare dall’acqua termale, abbiamo formato un cerchio e, tenendoci per mano, lentamente, abbiamo stretto il cerchio fino a divenire un nucleo: la vicinanza dei nostri corpi, divenuti quasi un corpo unico, che si muoveva dolcemente nell’acqua, rievocava  sensazioni che rimandavano al  grembo materno, ma anche ad un grembo cosmico, ad elementi primordiali, agli archetipi delle origini.

Affascinate dall’esperienze nell’acqua,  per il successivo Convegno abbiamo scelto il mare di Cattolica.

Smontando impalcature e tessendo relazioni”, abbiamo vissuto le nostre esperienze sulla sabbia seguendo le orme dell’altra, o sulla battigia dove la traccia delle orme  è un continuo apparire-scomparire simbolico anche delle nostre ricerche, sempre in movimento, sempre in divenire.

Le orme lasciate sulla spiaggia, ci hanno lasciato un ricordo profondo dell’esperienza del divino vissuta in quel luogo, con sabbia, vento, mare, che scompigliavano capelli,  parole,  programmi….., ma hanno lasciato un’impronta  dentro  di noi.

Infatti il titolo del convegno successivo, che si svolgerà a Verona ripercorre “Le orme del divino, sulle strade dell’oggi”; a partire dalle nostre diversità, ci confronteremo su questi temi. Affronteremo poi il complesso tema della mistica che possa essere via di trasformazione anche per la dimensione politica.

GRUPPO DI RICERCA DI VERONA

Tutto è iniziato con la  teologa Letizia Tomassone. Dal 1996 al 2004 è stata pastora della comunità valdese qui a Verona e durante questo periodo ha formato un gruppo di teologia al femminile.

E’ con  lei che abbiamo iniziato a leggere le figure di donne nella Bibbia  (e soprattutto nei Vangeli) e a leggere testi di teologhe. Nel gruppo erano presenti persone con competenze filosofiche e per questo il linguaggio corrente era piuttosto orientato alla teologia e alla filosofia.

Questo sforzo ci ha permesso poi di continuare con lo studio di teologia anche dopo la partenza di Letizia. Su consiglio suo e di altre teologhe abbiamo seguito vari filoni di lettura, ma sempre con lo stesso metodo: tutte leggevamo due o tre libri all’anno e durante gli incontri ne discutevamo insieme.

Fondamentale è stato iniziare con Mary Daly e il suo “Al di là di Dio Padre” che ci ha permesso di cominciare a decostruire il mondo cristiano-patriarcale, ma importante è stata anche Antonietta Potente: con “Qoelet” e “La religiosità della vita” ha riportato la teologia alla quotidianità ed a una spiritualità ancorata al presente. Con il suo “Caterina e Teresa” abbiamo fatto una piccola incursione nelle mistiche.

Anche Letizia con il suo recente libro “Per amore del mondo. La teologia della croce e la violenza ingiustificabile” ci  ha permesso di decostruire l’interpretazione di questo simbolo: croce come sacrificio e morte di Gesù per colpa dei nostri peccati, costruzione teologica per legittimare la sottomissione. Ci siamo veramente sentite liberate da un grande senso di colpa!Abbiamo poi percorso il filone dell’ordine simbolico femminile con alcuni testi che ci hanno restituito la grande autorevolezza e sapienza delle donne nei miti e nelle religiosità matriarcali: “La luna di nera” di Jutta Voss, gli studi di Luisella Veroli e di Luciana Percovich. Ai miti e alle fiabe si rivolgono anche opere come “Donne che corrono con i lupi” di Pinkola Estes e “La gatta. Una fiaba sulla redenzione al femminile” di Marie-Louise von Franz.

 

Testi fondamentali sono stati  “Il Vangelo di Maria” in cui emerge la grande personalità e spiritualità di Maria di Magdala e il libro “Maria Vergine e ribelle: la dea nascosta del cristianesimo” di Christa Mulack, una teologa protestante che rivisita i dogmi mariani per riscoprire una figura di Maria tutt’altro che docile, ubbidiente e sottomessa al sistema. Ne esce una figura di donna vergine nel suo significato originario, cioè autonoma, capace di autodeterminarsi, ma capace di dire un sì al Dio in cui credeva. Non solo, la Mulack dimostra anche come la figura di Maria sia legata a tutta la religiosità del Mediterraneo pre-patriarcale: titoli come regina, addolorata, vergine e madre di Dio, erano già presenti nei culti di Iside, Minerva e Demetra. Questo libro, molto ricco di spunti, ci ha davvero rivoluzionato e recuperato la figura di Maria.

 

Siamo a Verona, alcune di noi partecipano ai seminari di Diotima e quindi abbiamo seguito i suggerimenti delle filosofe con “La sapienza di partire dal sé” e “La magica forza del negativo”, il pensiero di Luisa Muraro (“Il Dio delle donne”, “Al mercato della felicità”, “Non è da tutti”) e abbiamo imparato a “Pensare in presenza” con Chiara Zamboni.

Anche questo percorso ci ha portate al nostro metodo di lavoro: ci siamo abituate a darci autorevolezza l’una con l’altra, sperimentando così la decostruzione del modello simbolico gerarchico patriarcale. Non esiste una leader: ognuna porta il suo pensiero, la sua sensibilità, la sua esperienza e la sua competenza.

Ed è proprio la competenza di Giuliana che ci ha permesso di avvicinarci a Maria Zambrano, inizialmente con alcuni testi della filosofa: “Chiari di bosco”, “L’agonia dell’Europa”, “La tomba di Antigone”. E proprio l’interesse provocato dalla figura di Antigone ha portato il gruppo a preparare, con grande partecipazione, un laboratorio per il convegno delle Cdb di Castel S. Pietro.

Quest’anno ci siamo cimentate con il testo di Giuliana Savelli “Maria Zambrano e il sogno del divino femminile”. Grazie a questo ricco lavoro siamo entrate nel mondo filosofico di Zambrano: la sua è una filosofia trasformativa che mostra all’ essere umano il divenire della vita, mostra cioè il lato rimasto in ombra, il sapere dell’anima. E’ una filosofia che ci insegna a uscire dalla fredda razionalità, ci invita a dis-nascere e a ri-nascere, a trasformarci, a scoprire la trasparenza dell’aurora, a cercare il divino attraverso la pietà.

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