Appunti Incontro con Chiara Zamboni a Torre Pellice il 9/8/15

Doranna Lupi – Pinerolo

Chiara Zamboni ha spiegato quale è la differenza tra teoria del gender e il femminismo della differenza.

Ha parlato di passione per la differenza, nel senso di desiderio e di patimento. Il desiderio può condurci, oltre che a decostruire, anche ad aprire strade di invenzioni che sono un arricchimento per l’intera civiltà. L’accesso alle professioni prestigiose è spesso l’accesso al mondo maschile e lì il patire sono ritmi, pensieri, costruzioni che non sono scaturiti da noi.

Ma rendersi consapevoli vuol anche dire fare un salto nel vuoto.

Il nostro corpo ha un lato inconscio che ci mostra come noi dobbiamo cogliere i segnali che ci invia. La nostra libertà sta nel significare e risignificare ciò che ci succede: patire ciò che ci capita ma significandolo.

Occorre assumersi l’autorità.

La dimensione del linguaggio dà una dignità dell’esserci, ma l’invenzione di essere una “medica” nasce dall’autorità che le donne si assumono, con squilibrio e coraggio.

Di questo desiderio gli uomini non sentono la necessità. In questo, rispetto agli uomini, c’è un elemento di eccedenza.

Non ne va solo del nostro riconoscimento sociale, bensì anche del nostro sentirci a nostro agio con noi stesse e quindi ne va della nostra salute e armonia interiore. La scissione in noi stesse ci porta verso la malattia dell’anima e del corpo.

Occorre trovare le figure simboliche che ci aprono questi spazi. Ad esempio erano sovrapposte l’essere donna e madre nel patriarcato. Togliere queste figure dalla sovrapposizione ha portato libertà. Non nominandoci non si va solo nell’invisibilità, si va nella malattia, nella sofferenza, in una dimensione dove succedono molte cose.

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