PRESENTAZIONE del libro “LE DONNE E IL PRETE. L’Isolotto raccontato da lei”.

MIRA FURLANI

  • Come è nato questo libro, o meglio, come e chi mi ha dato la forza per scriverlo?

Nella Introduzione parlo del ruolo che hanno avuto due amiche di Pinerolo, Doranna e Carla, le stesse che poi hanno scritto la Prefazione. Ma la spinta più grande l’ho ricevuta dal mio legame amicale con Luisa Muraro, amicizia che fra noi due esisteva già da lungo tempo sul piano del pensiero, ma che ha preso corpo dopo la sua presenza al nostro convegno di Monteortone (Padova) avvenuto il 2-4 dicembre 2011, dal titolo In principio sono i nostri corpi.

 

  • Il conflitto sorto fra lei e alcune delle presenti a quel Convegno mi hanno convinta della necessità di documentare adeguatamente la presenza della libertà femminile nelle vicende umane, compresa la mia vicenda all’Isolotto. Ho desiderato documentare, adesso che sono ancora in vita, tanti ricordi, riassumendo la mia storia spirituale, civile e religiosa, che oso definire emblematica, almeno per molte di noi che provengono e ancora appartengono alle Comunità cristiane di base. Storia emblematica sotto certi aspetti: per es. quello del silenzio femminile, relativo al proprio piccolo o grande protagonismo nella chiesa o nelle stesse Cdb.

 

Intendiamoci: quello che voglio dire è scrivere e documentare adeguatamente il desiderio e la presenza della libertà femminile nelle vicende umane. Fare questo è difficile. Occorre chiarezza interiore e forza per farlo, forza che le donne possono trarre solo dalle relazioni giuste con altre donne, consapevoli della loro parzialità.

Tale forza non possiamo trarla dagli uomini. Per quanto importanti per la nostra vita essi siano stati o siano tuttora, loro non vivono la coscienza sociale della loro parzialità (almeno per ora). Fra loro domina ancora un linguaggio e una cultura neutra maschile che li pone sul piano della cancellazione del femminile, in particolare nella chiesa e nella cultura clericale.

L’uomo può non rendere conto della sua parzialità sessuata. Invece la donna non può. Essa patisce dentro di sé la non saputa differenza. E’ stato l’avvento dell’AUTOCOSCIENZA femminile degli anni ’70  a portarla fuori dalle paludi dell’emancipazione, come imitazione del maschile, dando corpo al suo essere donna consapevole di sé stessa.

 

  • Su questo punto domina ancora molta ignoranza e fanatismo femminile verso la figura maschile, spesso considerata aiuto (ingannevole) del nostro divenire donne. Siamo bravissime a costruire miti maschili di libertà sottraendola non solo a noi stesse, ma anche a loro, in quanto ogni mitizzazione toglie dalla coscienza la sua parzialità. La mitizzazione è come una droga, fa perdere la misura di sé.

 

  • Fra noi ci sono disparità. Se tali disparità non vengono riconosciute rischiamo di perderci nella RIPETIZIONE.  La pratica politica di un rapporto dispari fra donne porta alla luce il rapporto madre-figlia, dando vita al SIMBOLICO  MATERNO e all’autorità femminile. Porta luce anche all’uguaglianza profonda tra esseri umani, senza nulla togliere alla differenza sessuale, quella tra donna e uomo.

 

  • La ricchezza di un’altra donna, di altre donne, corre facilmente il rischio di essere risentita come un impoverimento di sé, oppure, peggio ancora, di essere vissuta come gelosia. Per questi ed altri motivi il femminismo della differenza chiama la pratica della disparità La porta stretta. In ogni caso la porta stretta non si deve confondere con la sacrosanta esigenza di non farsi umiliare da una presunta altrui superiorità, femminile o maschile che sia.

 

  • Questo mio libro è passato per la porta stretta della disparità con donne cui ho riconosciuto autorità, un di più. Da questo passaggio mi è ritornata forza, trasformatasi ben presto in un darsi forza reciproca, quella della fertilità dell’anima.

 

  • (far leggere ad altre le ultime pagine del libro, da pag. 106 “Dal silenzio femminile alla parola”   fino alla fine del testo).

Verona, 18-20/11/2016

Incontro nazionale gruppi-donne Cdb e altri gruppi,  c/o CUM (Centro Unitario per la cooperazione Missionaria).

 

 

 

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