Storia vivente – 24 febbraio 2018

Gabriella Natta – Roma

Vi mando un piccolo contributo ricordando…

Quel giorno a Milano vagavo tra i tavoli della Libreria delle Donne, in mezzo all’odore dei libri, nel sottofondo le voci di donne che arrivavano dalla stanza accanto, nell’attesa che fossimo arrivate tutte per dare inizio al nostro incontro con le donne della comunità di storia vivente.

Poi ho preso in mano un libro e non so se il titolo (“Mia madre femminista”) o la bellissima foto di copertina con una mamma accucciata accanto alla figlioletta di pochi anni mentre le insegna il gesto del femminismo con gli indici e i pollici uniti e la bambina che prova a imitarla con aria molto seria, mi hanno indotto a sfogliarlo e poi a comprarlo. Durante la mattinata ho conosciuto le autrici, Marina Santini e Luciana Tavernini, e ho capito di aver fatto bene l’acquisto. Ora l’ho letto e mi è piaciuto molto. Non solo per il contenuto molto interessante e ben narrato, ma anche per la composizione del testo con una voce narrante che prosegue per tutto il libro, inframmezzato  da una serie di pagine di altro colore con inserti bellissimi scritti da donne note, accompagnati da belle foto.

E allora ho capito che anche noi, per raccontare la storia dei gruppi-donne, dovremo trovare la nostra modalità che sarà unica e irripetibile come uniche e irripetibili sono le nostre vite. Grazie a tutte voi.

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