Storia vivente – 3 marzo 2018

Paola Zanchi – Gruppo “Donne in ricerca” – Verona

Insieme ad Anna Caruso ed ad Anna Turri, sono stata all’incontro di Milano del 28.1 da voi organizzato per conoscere la Comunità della pratica di Storia Vivente presso la Libreria delle donne.

E’ stato un accogliente e piacevole incontro soprattutto per la conoscenza di persone che si sono cimentate a lungo con la memoria e la storia della donne e per il fatto che, le stesse, avrebbero aiutato la C.d.B. femminile a trovare il filo conduttore della propria storia. Una storia non così asettica degli Atti dei Convegni, ma una storia che abbia la forza, la potenza, di passare all’esterno nel luogo politico delle donne e non solo.

E’ stato interessante conoscere in presenza la pratica della storia vivente allargata anche alla politica della differenza. Questa Comunità è convinta che la Via da seguire sia quella del partire da sé, perché la storia di ognuna contribuirà alla Storia comune.

E’ un traguardo che richiede responsabilità “di presenza e di sostanza”, imparare a rompere il silenzio interiore, trovare parole nuove e diventare autrici di “storia della propria storia”. Questo richiede dei cambiamenti, vuol dire mettersi in discussione, per sbrogliare il proprio groviglio interiore e fare emergere la propria soggettività.

Siamo pronte a ciò? Desideriamo farlo? Affinché le donne della storia vivente possano sostenerci dobbiamo riconoscere loro “autorità”, affidarci, insieme trovare “il nodo profondo che ha fatto di ciascuna di noi quello che è diventata”.

Non so se saremo tutte disposte a seguire questa via e, se non lo siamo, quale storia della C.d.B. femminile verrà fuori?

Posso solo rispondere per me stessa e dire, con le parole del “pensiero della differenza” che se vogliamo mettere al mondo il mondo (in questo caso la storia della C.d.B.) bisogna riconoscere il principio di autorità femminile, desiderare di farla circolare attraverso le nostre azioni e le nostre parole, renderle pubbliche e visibili. Questo ci orienterà alla nostra libertà di donne.

Possiamo porci la domanda del perché, nonostante tutte le parole scritte finora (Atti) il percorso della C.d.B. è poco conosciuto. Ci sono state delle difficoltà, e quali, a comunicarlo? Forse non tutte si riconoscevano in ciò che era stato detto e scritto? Ci sono stati conflitti interni che non hanno permesso la libera circolazione di ciò che era stato vissuto?

Per quanto mi riguarda, la mia partecipazione ai vostri convegni è iniziata con l’incontro di Trento del 2003, quindi non ho vissuto l’intero percorso e non vi conosco in modo approfondito. Circa in quel periodo ho cominciato a frequentare il gruppo “donne in ricerca” di Verona, cercando insieme, attraverso libri, incontri, segni, gesti, parole, di approfondire la nostra conoscenza in materia di teologia, filosofia, ecc. ponendoci domande per meglio intraprendere un cammino trasformativo e dare più senso al nostro vivere quotidiano.

Personalmente vengo da un lungo percorso di pratica dello Yoga; in questo sistema filosofico ho cercato il senso spirituale dell’esistenza che la pratica religiosa in cui ero vissuta non mi dava. Con il passare del tempo ho sentito la necessità di ritornare alle origini, alla radice della spiritualità occidentale, per trovare la mia più vera identità.

Ho scoperto, tramite il gruppo di “donne in ricerca” che le donne della C.d.B. si ponevano domande simili alle mie e come me volevano uscire dalle gabbie religiose patriarcali.

Allora mi sono unita alla vostra ricerca anche senza frequentarvi molto.

Non so se questo percorso porterà frutto, ma l’importante è camminare insieme e scoprire i nostri intoppi, nodi, conflitti, che non ci permettono di scandagliare a fondo, metterci in sintonia prima con il mondo delle donne e poi con tutto il resto.

Questo sono stata capace di dirvi e grazie per l’impegno che avere profuso.

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