Home Politica e Società CRISI: PER TUTTO IL RESTO C’E’ SOCIAL CARD…

CRISI: PER TUTTO IL RESTO C’E’ SOCIAL CARD…

di Mariavittoria Orsolato
da www.altrenotizie.org

Cosa si può fare con 1,33 euro al giorno? Si può comprare un biglietto dell’autobus, una barretta di cioccolata in tabaccheria o al massimo una di quelle baguette scongelate e imbustate che si trovano al supermarket. Tutto qui. Non ci deve aver pensato molto il ministro delle finanze creative – il nostro Giulio Tremonti – quando, nel pieno della crisi economica che attanaglia il mondo conosciuto, ha annunciato l’arrivo della “social card”, il bancomat postale che con 40 euro al mese pretende di risollevare le sorti del consumo e di alleviare gli stenti di quel 13% di italiani che vive sotto la soglia di povertà. In molti l’hanno già definita “l’elemosina governativa”, una forma di carità travestita da manovra del welfare, ma il responsabile del dicastero di via XX settembre non ci sta e ribadisce: “Rifiutiamo l’interpretazione della social card quale visione compassionevole della società. Noi pensiamo che a questi soggetti 40 euro servono, fanno la spesa di beni di consumo di base”. Peccato che con 40 euro non si riempia nemmeno metà del carrello della spesa di beni di consumo di base, ma questo a Palazzo non si può sapere.

La bontà del provvedimento “social card” è rivendicata anche dalle altre funzioni che questa tesserina – rigorosamente azzurra, parbleu! – permette: esibendola in modo anonimo (attenzione: non è un ossimoro) si potrà beneficiare di sconti nelle catene di supermarket convenzionate e si aderirà automaticamente alle tariffe sociali Enel. Che poi solo il 5% delle catene di supermarket abbia aderito al provvedimento e che le tariffe sociali fossero già ampiamente in uso, è un altro paio di maniche. Stando poi a quanto dicono gli “annunci” di palazzo Chigi, lo strumento della “social card” – sebbene a quanto dica Tremonti “le situazioni di bisogno non si proclamino per legge” – sarà accessibile a tutta quella fetta di popolazione che ha più di 65 anni e alle famiglie con figli fino a 3 anni: entrambe le situazioni richiedono un’idoneità di reddito basata sul cosiddetto ISEE ( Indicatore Situazione Economica Equivalente) che non superi i 6.000 euro l’anno, richiedono poi la presenza in famiglia di non più di un’auto e di non più di una casa.

Le prime lettere di assegnazione della card sono già partite dal ministero, ma la corsa al modulo ISEE impazza in molte città italiane: a quanto affermano le agenzie sindacali, delle persone che hanno ricevuto la lettera dei ministeri dell’Economia e del Lavoro, solo una su cinque potrà alla fine ottenere l’agognato bancomat da 40 euro. Spiegano infatti i funzionari Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) che, delle domande ricevute, il 60% soddisfa il requisito del reddito – rimanendo cioè sotto la soglia dei 6000 euro – ma il 52% resta fuori dalla partita della “social card” perchè non adempie ai requisiti di età: o i richiedenti hanno meno di 65 anni o hanno figli con più di tre anni.

“Complessivamente – spiegano – meno di una dichiarazione ISEE su cinque, tra quelle compilate in questi giorni nei Caf Acli in tutta Italia, riconosceva i requisiti necessari per tentare di ottenere la carta acquisti del governo”. L’associazione racconta poi della delusione di molti anziani convinti di potere accedere al sussidio e della rassegnazione – perché ormai ci sono abituati ¬- degli stranieri regolarmente residenti che non possono chiedere la carta perchè non italiani.

Nonostante molte associazioni che operano nel settore abbiano giudicato la misura inefficace e riduttiva della reale situazione di depauperamento civile, il Governo ha già varato la manovra da 450 milioni di euro, certamente compatibile con le disastrate finanze pubbliche, ma assolutamente inefficiente in un panorama in cui il grosso di quella che una tempo era riconosciuta come middle-class, sta sconfinando nella zona d’ombra del quelli che… “fatico ad arrivare alla fine del mese”.

Sul fronte politico la battaglia, a parole, è accesissima. Berlusconi, che va avanti a suon di decreti legge come quello in questione, invoca la concertazione e il dialogo con le parti. Ma se per Di Pietro la “social card” “ricorda la tessera del pane del ventennio” e per Bersani è solo “una drammatica beffa”, dall’opposizione si rilancia la proposta della detassazione delle tredicesime: una manovra che costerebbe all’Italia 6 miliardi di euro ma che potrebbe costituire una risposta perlomeno realista al disastroso calo di potere d’acquisto che gli stipendi italiani medi stanno subendo dall’entrata in vigore dell’euro.

E mentre La Loggia – vicepresidente dei deputati Pdl – ci fa scoprire di essere tutti ammalati di “benealtrismo” – patologia legata alla proposta di soluzioni alternative al bancomat dei poveri – le famiglie, i lavoratori, i precari e i pensionati si rendono conto della sacrosanta verità pubblicitaria che afferma che “ci sono cose che nella vita non si possono comprare”. Finora però, nessuno credeva che quelle cose fossero il pranzo o la cena.

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