Home Politica e Società Non illudiamoci: la “riforma” toccherà anche la scuola secondaria

Non illudiamoci: la “riforma” toccherà anche la scuola secondaria

di Marina Boscaino
articolo pubblicato in “quaderno di scuola”, pavonerisorse.it

La scuola primaria è quella che più di ogni altra si avvicina a quella bellissima idea di scuola illustrata dalla Costituzione. E non hanno nulla a che fare con questa riflessione gli ormai mitologici risultati Ocse Pisa, che pure la segnalano tra le migliori.

Guardo, semmai, a quel progetto educativo-pedagogico-culturale che ha seguito, passo dopo passo, la complicata storia del nostro Paese, dal dopoguerra in poi, crescendo e modificandosi insieme al Paese stesso, contribuendo in maniera significativa a migliorarlo, a farlo crescere.

I programmi del ’55 furono superati dall’inserimento delle attività integrative, anticamera del tempo pieno, l. 820/1971; nell’’85 i programmi delle scuole elementari, 10 anni dopo la nascita del modulo.

Una delle idee forti della primaria è stata quella di aggiungere una quota di organico per aumentare e migliorare il tempo scuola e dunque l’offerta formativa: un team di docenti – e non un manipolo di disperati in cerca di ammortizzatori sociali di facile accesso, come qualcuno vuole far credere – distribuiti su ambiti disciplinari differenti, con a disposizione due ore settimanali aggiuntive per la programmazione, garanzia di collegialità, confronto pluralista e unitarietà.

Elementi, questi ultimi, che rappresentano garanzie proprio nel senso di “figure di riferimento”, che i pedestri interventi dei geronti della tv e dei politici – dilettanteschi vati di una strumentale virtù della masserizia – ignorano completamente, imbevuti come sono di luoghi comuni e di ricette di Nonna Papera.

La scuola è altro: qualcosa di molto più complesso di ogni reminiscenza nostalgica di maestro unico o di furbesco adeguamento alle esigenze retrò di un Paese alla disperata ricerca di certezze.

Mauro Ceruti sostenne tempo fa che il 65% di ciò che i bambini apprendono oggi, lo apprendono fuori dalla scuola. I “saperi confusi” con cui i bambini arrivano quotidianamente in classe devono essere in qualche modo raffreddati, stemperati, selezionati: il senso della scuola elementare è quella di organizzare delle macchine conoscitive, che li aiutino a trasformare questo enorme materiale in esperienza. E non solo attraverso il linguaggio.

Per far ciò occorre tempo, molto tempo: la primaria aiuta ad organizzare il sapere attraverso la comprensione delle esperienze. L’organizzazione del sapere prevede di per sé l’esperienza, la socializzazione, l’accoglienza, l’osservazione delle differenze, l’integrazione. A 11 anni l’inizio della mancanza di senso, che crea spesso presupposti di demotivazione e precedenti per l’abbadono, la dissipazione, la dispersione degli anni seguenti: 8 docenti, con molte più discipline, spesso scollegati/e tra loro; il ragazzo non riesce più a trasferire all’esperienza quotidiana ciò che apprende.

In questi due mesi mi è capitato di essere invitata a partecipare a molte assemblee, di tutti gli ordini di scuola, ma soprattutto delle primarie. Ho assistito a rare espressioni di motivazione, impegno, competenza, passione da parte delle maestre e dei maestri.

La convinzione miope di molti – credo non solo a Roma, ma ovunque – che i provvedimenti Tremonti-Gelmini-Aprea siano “roba” soprattutto della scuola elementare, come fu per la “riforma” Moratti, penalizzerà chi la sta coltivando: gli insegnanti medi e superiori. Che, nella loro parziale latitanza dalla protesta e dalla resistenza, saranno presto costretti dai fatti ad aprire gli occhi.

È una convinzione che, inoltre, accredita pericolosamente l’idea di una scuola per segmenti scollegati e non di un “sistema” scuola, solidale negli intenti e nella difesa della propria, globale, funzione costituzionale. A quella funzione la primaria – con il suo progetto educativo-pedagogico-culturale, con la sua concretizzazione di idea di scuola – risponde: pericolosamente, per quanti auspichino il sonno delle coscienze.

E quindi lo stupore di chi si è meravigliato che il centro destra abbia cominciato a smontare l’unico segmento di scuola valido e funzionante è del tutto fuori luogo. La logica dei tagli è stata certamente una delle stelle polari di questa controriforma. Ma toccare proprio la scuola primaria ha smentito quelli che si illudevano che i pedestri provvedimenti fossero il senso di una mancanza di disegno politico e di progetto culturale.

Il progetto c’è, eccome. E inizia proprio dallo smantellamento della scuola della Costituzione, quella che comincia a formare cittadini consapevoli, coscienza critica, emancipazione. Ridefinendo, peraltro, attraverso la legge 169 con il suo maestro unico a 24 ore, il mandato sociale della scuola.

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