Home Politica e Società UN MEDICO CATTOLICO CONTRO I ‘NO’ DELLA GERARCHIA

UN MEDICO CATTOLICO CONTRO I ‘NO’ DELLA GERARCHIA

da www.adistaonline.it

ADISTA. “Io da ricercatore e da medico credente mi pongo certamente interrogativi etici. Vorrei che tra Chiesa e scienziati si instaurasse un dialogo tra persone che conoscono l’argomento e non si limitano a dire no”. Questo l’auspico recentemente formulato da Giorgio Lambertenghi, primario di ematologia al Politecnico di Milano e presidente dell’Associazione Medici cattolici (Amci) della sua città. Ma a giudicare dalle ultime prese di posizione delle gerarchie cattoliche in campo bioetico – che ribadiscono con forza tutti i divieti fin qui pronunciati – questo dialogo è ancora lungi dall’essere avviato.

È stato lo stesso dott. Labertenghi a dolersene in una conversazione con Marco Politi pubblicata sul Venerdì di Repubblica (12/12): “Come medico e come ricercatore sono amareggiato dalle recenti affermazioni di esponenti della gerarchia ecclesiastica secondo cui la ricerca sulle cellule staminali embrionali non serve a nulla”.

Il riferimento è qui alle parole pronunciate dal card. Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, all’indomani dell’annuncio da parte di John Podesta, direttore della squadra di transizione di Obama, che fra i primi atti del nuovo presidente vi sarà la revoca del decreto emanato da Bush con cui si negavano finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali. “Le disposizioni sulle staminali embrionali – aveva dichiarato il cardinale lo scorso 11 novembre – si devono considerare secondo i progressi della scienza. In un primo momento si credevano una panacea per tutto e invece gli scienziati dicono ora che le staminali embrionali non servono a nulla e che non hanno mai portato ad una guarigione. Studi recenti danno invece valenza positiva alle cellule adulte o prelevate da cordone ombelicale”.

Secondo Lambertenghi queste affermazioni sono semplicemente “false”: “Se uno conosce bene la letteratura medica, sa che sul piano clinico non si sono avuti ancora risultati né con le staminali embrionali né con le staminali adulte. Ma dire che non sia in corso una ricerca intelligente, onesta, permessa dalle leggi per trovare in queste cellule qualcosa di utile per l’ammalato, non è giusto”.

Le affermazioni del card. Barragan avevano già suscitato la reazione di un’altra scienziata cattolica, Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio di ricerca sulle cellule staminali di Milano: “È inevitabile chiedersi come sia possibile dar credito a dichiarazioni così assurde, non verificate e non verificabili”, aveva scritto la Cattaneo in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore (16/11). “Perché usare l’argomentazione falsamente scientifica, sfruttando una posizione di ‘guida morale’ (e dunque non discutibile) per deformare il piano della discussione, significa interferire improvvidamente in un campo di ‘non competenza’ (intesa come conoscenza scientifica)”. “Questo in uno Stato laico non può essere civilmente accettabile. Neanche da chi è cattolico. Pensare inoltre di poter far credere di conoscere a priori le idee ancora da sviluppare e l’esito degli esperimenti ancora da svolgere significa pensare di poter far credere di essere investiti della capacità di leggere nel futuro con la sfera di cristallo” (v. Adista n. 81/08).

Giorgio Lambertenghi è inoltre tornato sullo spinoso problema degli embrioni congelati conservati nei centri per la procreazione medicalmente assistita: “Ci sono più di trentamila embrioni congelati e molti oggi vengono buttati via. Monsignor Fisichella dovrebbe dirci cosa dobbiamo fare di questi embrioni, che possono essere utilizzati per la ricerca”. Già in un’intervista al Corriere della Sera lo scorso 13/11 Lambertenghi aveva dichiarato infatti che “lasciare congelati nei frigo gli embrioni orfani vuol dire perdere un’occasione per aiutare i malati”. E alla domanda posta dal giornalista sulla natura dell’embrione Lambertenghi aveva risposto: “Io sono convinto che si possa parlare di persone quando un individuo acquista una capacità comunicativa. L’embrione è una vita umana solo potenzialmente”. Affermazione – certamente molto distante dalla posizione delle gerarchie cattoliche – che Lambertenghi non ha rilanciato nella citata conversazione con Politi, dove però ha ricordato la frase del filosofo francese Jaques Maritain secondo cui “l’ovulo fecondato non è un bebè”.

Non è la prima volta che dall’Associazione dei Medici cattolici di Milano si levano voci originali nel dibattito sulle questioni bioetiche interno al mondo cattolico. Lo scorso 1 settembre la stessa Associazione aveva diffuso un appello affinché il Parlamento approvi una legge sul testamento biologico: “Gli elementi da cui partire – si leggeva nell’appello – sono tanti e molteplici: il documento del Comitato Nazionale di Bioetica approvato il 18 dicembre 2003 che riscosse un generale apprezzamento e i lavori condotti durante la scorsa legislatura nella Commissione presieduta dal senatore Ignazio Marino. Invitiamo tutti gli schieramenti a evitare sterili battaglie ideologiche, ma a confrontarsi su una proposta di legge condivisa e che raccolga il contributo di tutti”. “Come Medici Cattolici di Milano”, si affermava inoltre nel documento, “condividiamo in toto l’obbligo di non considerare l’alimentazione e l’idratazione una terapia, ma al contempo non possiamo evitare la riflessione che in alcuni casi – forse – anche questo atto può rivelarsi una sorta di accanimento terapeutico”. (e. c.)

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