Home Politica e Società No al decreto su Eluana: «Atto di regime contro lo Stato di diritto»

No al decreto su Eluana: «Atto di regime contro lo Stato di diritto»

da www.emigrazionenotizie.it

Il Presidente Napolitano non procede all’emanazione del decreto legge sul caso Englaro: non superate dal Consiglio dei Ministri le obiezioni di incostituzionalità tempestivamente rappresentate e motivate

Con un decreto Berlusconi decide di sospendere l’attuazione della sentenza della corte d’appello di Milano che autorizza l’interruzione della nutrizione artificiale ad Eluana Englaro. Si sperava in uno dei soliti proclami, «non vedo come sia possibile» ha dichiarato Emma Bonino a l’Unità in mattinata. E invece il decreto è stato approvato.

E così si stanno moltiplicando in tutta Italia le iniziative e le prese di posizione per dire «no all’ingerenza del governo», «lasciate stare Eluana e la famiglia Englaro». Dalle forze di opposizione alle associazioni, dai firmatari della petizione “Eluana è nostra figlia” promosso da Franca Rame e da l’Unità, arrivano messaggi contro l’intervento governativo.

Per Giuseppe Giulietti di “Articolo 21″ è «un atto grave contro lo Stato di diritto». Un atto «preoccupante di interferenza», tipico di «un regime vero e proprio che interviene direttamente sui diritti fondamentali dei cittadini» per l’attore Ascanio Celestini.[b]

E’ in corso un presidio sotto Palazzo Chigi a Roma indetto dai Radicali e dall’Associazione Luca Coscioni che culminerà domani, sabato 7 febbraio alle 17, in un sit-in silenzioso. All’iniziativa hanno aderito molti partiti, dal Pd a Sinistra democratica, dai Socialisti a Rifondazione. Nel frattempo anche Mina Welby ha cominciato lo sciopero della fame.

Anche a Milano la federazione provinciale milanese di Rifondazione Comunista ha indetto un presidio di fronte alla Prefettura. Per il segretario provinciale del Prc Antonello Patta, «il decreto legge sul caso di Eluana Englaro approvato dal Consiglio dei Ministri è l’ultimo tentativo delirante di impedire l’attuazione della sentenza di un Tribunale della Repubblica».

Anche a Torino «Per la libertà di Eluana, per la libertà di tutti» è stato indetto un presidio dall’Associazione radicale Adeliade Aglietta per domani mattina, sabato 7 febbraio, in piazza Castello, davanti alla sede della Prefettura.

Ascanio Celestini
«Il dato preoccupante del decreto che blocca i medici sulla questione di Eluana è che fino al penultimo governo di centro-destra i governanti facevano leggi per sé, che solo indirettamente colpivano i cittadini, favorendo quelli “privilegiati”. Adesso, invece, questo governo sta instaurando una sorta di regime vero e proprio con interventi diretti sui diritti fondamentali dei cittadini. Dalla riforma del sistema scolastico, che intacca le grandi conquiste del ‘900 al decreto interviene sul lavoro dei medici. Si sta rientrando in un clima di regime chiuso».

Emma Bonino, Vicepresidente del Senato
«Siamo all’accanimento giuridico. Non capisco di cosa si stia parlando, di quale decreto si tratti. Di pronto il governo non ancora niente, è possibile che stili un decreto in giornata. Se così fosse dobbiamo capire se Napolitano lo firmerà. Per quanto riguarda noi, i laici, il Pd, il nostro gruppo parlamentare forse sarebbe stata necessaria una mobilitazione, una manifestazione per farci sentire. Ovviamente se si delega tutto alle schermaglie parlamentari e come ha fatto il Pd non si sceglie di intervenire perché – come ha detto Walter Veltroni – la politica meno si occupa di queste cose meglio è, poi si rischia che non avendo i numeri in parlamento non si possa contrastare l’iniziativa del governo».

Giuseppe Giulietti, Articolo 21
«Con questo decreto siamo in presenza di un precedente pericolosissimo per l’assetto giuridico e la Carta Costituzionale. Sulla questione di Eluana c’è una sentenza della Corte Costituzionale, che deve essere rispettata. C’è una divisione dei poteri da rispettare, non ci può affidare ad un braccio di ferro. Se un governo volesse intervenire seriamente non dovrebbe farlo con un decreto che blocca una sentenza, ma casomai con una legge, condivisa e che tenga conto delle sensibilità anche diverse, ma che tenga conto anche della questione etica. Il governo oggi sta pagando un pedaggio elettorale ad una parte delle gerarchie cattoliche, non sta facendo una legge, per questo farebbe meglio a non fare niente. E noi ci auguriamo che non faccia niente e che venga rispettata la sentenza».

Claudio Fava, Sinistra democratica
«La decisione di fare un decreto per Eluana, mi sembra nello stile di Berlusconi, quello di ritenere che persino la vita e la morte delle persone e il diritto alla propria dignità passi per la sua persona. La sua è un’idea patronale della politica e della democrazia. In questo caso questa visione si abbatte dolorosamente su una vita e sulla sua famiglia, ma non è l’unico caso. Questo parlamento, d’altra parte è prudentissimo e più proiettato a ricucire i dissensi interni e a tenere buone le proprie tribù. Se lo stesso Pd avesse preso una posizione più decisa sulla questione, non si sarebbe trovato di fronte a Berlusconi che decide sulla vita degli altri».

Barbara Pollastrini, Deputato Pd
«È un fatto gravissimo che il governo, con un decreto, renda inapplicabile la sentenza definitiva della Cassazione, di fatto aprendo un conflitto tra poteri e istituzioni. Ed è tristissimo veder calpestato, insieme allo stato di diritto, il rispetto per il dramma di una donna e di una famiglia. Visto anche il confronto aperto al Senato sul testamento biologico mi auguro che le personalità più attente e sensibili del centrodestra sappiano impedire un atto così autoritario. Per questa via, si arriverebbe persino su temi eticamente sensibili a procedere con decreti ad personam».

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Il Presidente Napolitano non procede all’emanazione del decreto legge sul caso Englaro: non superate dal Consiglio dei Ministri le obiezioni di incostituzionalità tempestivamente rappresentate e motivate

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il Presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto.

Testo integrale della lettera al Presidente del Consiglio

Questo il testo integrale della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, precedentemente alla approvazione da parte del Consiglio dei ministri di un decreto legge in relazione al caso Englaro.

“Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale.
Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.
I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.
Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’or
dinamento giuridico vigente.
Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica – appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.
Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).
Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare”.

Poscritto
1. Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l’emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;
2. il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell’emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e “un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione”;
3. con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell’emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell’ANAS e affermò: “Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all’emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull’analogo decreto relativo al personale del Ministero dell’interno”;
4. in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all’osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua – in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento – il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto – legge;
5. con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all’emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l’intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.

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