Home Politica e Società Migranti, per Save the children «l’Italia non sa accogliere i minori»

Migranti, per Save the children «l’Italia non sa accogliere i minori»

Il rapporto di Save the children sui minori arrivati in Italia via mare denuncia l’inadeguatezza delle strutture italiane e siciliane: infatti il 60 per cento dei ragazzini ha deciso di scappare. Di loro non si sa più nulla, ma quasi tutti erano senza permesso di soggiorno, perciò sono finiti quasi sicuramente vittime di forme di sfruttamento

Su oltre 2 mila minori migranti sbarcati a Lampedusa da maggio 2008 a febbraio 2009, più della metà sono fuggiti dalle strutture di accoglienza. In particolare, su 1860 ragazzi arrivati soli e accolti nelle comunità alloggio, 1119 [il 60 per cento] sono scappati.

Lo rivela l’ultimo rapporto di Save the Children, «L’accoglienza dei minori in arrivo via mare», che denuncia il sovraffollamento delle strutture preposte e il peggioramento delle condizioni d’accoglienza, oltre all’assenza di un piano nazionale che non sia basato sull’emergenza ma tenga conto dei minori presenti sul territorio e degli arrivi prevedibili.

Il rapporto sarà al centro di un incontro con istituzioni e rappresentanti della società civile domani alle 11 nella sede dell’organizzazione, a Roma. Parteciperà anche il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno.
In dieci mesi, l’organizzazione umanitaria ha registrato l’arrivo di 1994 minori non accompagnati e 300 accompagnati. Dei primi, 1860 sono stati accolti nelle comunità alloggio, ma solo 741 sono restati.

A fuggire, si legge nel rapporto, sono soprattutto i ragazzi egiziani eritrei e somali. Dalle dichiarazioni raccolte risulta che gli egiziani cercano subito un lavoro per ripagare il debito contratto dalle famiglie con i trafficanti. Quando scappano, questi ragazzini versano in una condizione di grave vulnerabilità, poiché spesso sono sprovvisti di permesso di soggiorno e quindi sono vittime di sfruttamento.

Secondo Save the Children, dei 1119 minori fuggiti dalle comunità alloggio, solo 65 avevano già ottenuto l’apertura della tutela e dodici erano in possesso del permesso di soggiorno.
«Un numero di fughe così elevato è da imputarsi al peggioramento delle condizioni di accoglienza in comunità», ha spiegato Valerio Neri, direttore generale dell’organizzazione, «ma anche alla mancanza d’informazione sulle opportunità che la legge italiana può offrire a questi ragazzi, nonché di chiari percorsi formativi e professionali per i minori».

La gestione dell’accoglienza sul territorio siciliano, ha continuato Neri, «deve essere ricondotta ai parametri fissati dalla normativa nazionale e regionale, procedendo alla chiusura delle strutture che non rispettano tali requisiti e al conseguente trasferimento dei minori che vi sono inseriti». Per questo, «è necessario agire su tutti i livelli del sistema, da quello nazionale che è ancora privo di una pianificazione basata sulla previsione degli arrivi, a prefetture, comuni e comunità, affinché si possa garantire un’effettiva protezione e garanzia dei diritti dei minori migranti».

Save the Children ha anche denunciato che, tra novembre e dicembre, circa 200 ragazzi sono stati trasferiti in strutture non idonee. Inoltre lamenta il «notevole peggioramento» della situazione dopo la trasformazione della struttura di Lampedusa da Centro di pronto soccorso e sccoglienza [Cpsa] a Centro di identificazione ed espulsione [Cie].

Le comunità alloggio siciliane monitorate sono state 39, la maggior parte delle quali si trova nei comuni della provincia di Agrigento 14, ma anche in quella di Trapani 11, Catania 6, Palermo 3, Caltanissetta 2, Ragusa, Enna e Siracusa 1.

I centri hanno accolto mediamente più di 50 minori nel periodo di riferimento, e in alcuni ne sono transitati centinaia – tra i 150 e i 400 – con un conseguente vorticoso avvicendamento nelle strutture.

Riguardo all’identikit dei ragazzi stranieri ospitati in Sicilia, il 91,3 per cento sono di sesso maschile di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Provengono prevalentemente da Egitto [27,9 per cento], Nigeria [11,6], Palestina [11,5], Eritrea 10, Tunisia [9,2], Somalia [7,2] e Ghana [6,3].

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