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L’opinione pubblica nella Chiesa

di Giorgio Chiaffarino

da Notam n. 309

La prendo un po’ alla lontana: nel 1950 (il 17 febbraio) accogliendo a Roma i giornalisti cattolici

partecipanti al loro quarto congresso internazionale sul tema: la Stampa cattolica al servizio della

verità, della giustizia e della pace, il papa Pio XII fece loro un discorso sull’importanza

dell’opinione pubblica nella chiesa. Dopo aver accennato al pericolo della sua assenza “un vizio,

una infermità, una malattia della vita sociale”, fece un riferimento che appare profetico anche oggi:

L’uomo moderno ostenta volentieri attitudini indipendenti e disinvolte. Assai spesso esse costituiscono

soltanto una facciata, dietro la quale si nascondono poveri esseri, vuoti, fiacchi, senza forza spirituale per

smascherare la menzogna, senza forza d’animo per resistere alla violenza di coloro che sono capaci di

mettere in movimento tutti i ritrovati della tecnica moderna, tutta l’arte raffinata della persuasione per

privarli della loro libertà di pensiero e renderli simili alle fragili canne agitate dal vento (Mt 11,7).

Allora il pericolo era il totalitarismo ma, con qualche leggero adattamento, queste parole

conservano anche oggi tutta la loro sostanziale attualità. Avviandosi alla conclusione del discorso,

Pio XII entrò più direttamente nel tema:

Noi vorremmo infine aggiungere ancora una parola per quanto concerne l’opinione pubblica nell’ambito

stesso della Chiesa (naturalmente, nelle materie lasciate alla libera discussione). Di ciò non possono

stupirsi se non coloro che non conoscono la Chiesa o la conoscono male. Essa infatti è un corpo vivente, e

qualche cosa mancherebbe alla sua vita se le facesse difetto l’opinione pubblica: mancanza, questa, il cui

demerito ricadrebbe sui Pastori e sui fedeli.

Di qui l’impegno del giornalista cattolico:

“fatto di inalterabile rispetto e di amore profondo” per la chiesa concreta divina sì, ma formata di membra

e di organi umani… il pubblicista cattolico saprà premunirsi tanto da un servilismo muto che da una

critica incontrollata. Concorrerà, con salda avvedutezza, alla formazione di una opinione cattolica nella

Chiesa, soprattutto allorché, come avviene oggi, tale opinione oscilla tra due poli egualmente pericolosi,

uno spiritualismo illusorio e irreale e un realismo disgregatore e materialistico.

Questa lunga citazione vale però a farci riflettere come in fondo quasi sessant’anni dopo ci si possa

riconoscere in molte delle situazioni di cui tratta Pio XII. Molti pubblicisti cattolici danno

quotidiano esempio di servilismo al potere costituito, dimentichi di quella bella regola evangelica

che invita a dire “sì se è sì e no se è no, perché il di più viene dal maligno”. L’opinione pubblica

nella chiesa poi, pur solo “nelle materie lasciate alla libera discussione” come prudentemente dice il

papa, è una illustre sconosciuta. Malgrado Benedetto XVI subito dopo la sua elezione ebbe a dire

che non aveva risposte pronte su ogni argomento e in seguito precisò pure che, fuori dalle materie di

fede, il suo pensiero era criticabile, nessuno negli organi ufficiali ha mai provato neanche a

esprimere perplessità e oggi, quando talvolta qualche critica viene espressa in organi di stampa laici,

l’istituzione infastidita, direttamente o attraverso ubbidienti delegati, si rivolta immediatamente.

L’unico atteggiamento considerato accettabile è il plauso e il consenso acritico. Ma questo non è

assolutamente un buon servizio alla chiesa. “Se le facesse difetto l’opinione pubblica – lo dice

addirittura Pio XII – il demerito ricadrebbe sui Pastori e sui fedeli”. Evangelicamente la chiesa è per

le persone e non le persone per la chiesa. Tagliare o silenziare i circuiti che danno conto del

pensiero del popolo di Dio, ma anche degli “altri” ai quali comunque dobbiamo predicare il

Vangelo, non fa che aumentare la separazione tra i pastori e quello che dovrebbe essere il loro

gregge o meglio, come di solito si dice, tra la chiesa e il mondo di oggi.

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