Home Politica e Società LETTERA APERTA SUI MIGRANTI ED IL “PACCHETTO SICUREZZA”

LETTERA APERTA SUI MIGRANTI ED IL “PACCHETTO SICUREZZA”

di Gruppo “Valore laicità”, Pinerolo

Ai nostri concittadini/e, ai vicini/e di casa, a colleghi/e e compagni/e di lavoro, a quanti/e vogliono capire, agire e reagire.

Siamo cittadini di questo paese, profondamente preoccupati per quanto sta accadendo in Italia e non solo a causa della crisi economica. Ci sembra infatti che il nostro paese stia diventando incattivito, sempre più violento e razzista. Pensiamo alla quantità di stupri e omicidi , in famiglia e fuori, contro le donne, ai pestaggi ingiustificati contro persone con un diverso colore della pelle, alle proposte tipo “carrozze del treno riservate ai milanesi”, alla rissa e alle volgarità in certi dibattiti televisivi, al linguaggio stesso usato da alcuni politici.

Frasi come quelle del leghista Borghezio: “No alle merde extracomunitarie e clandestine” “noi siamo genti longobarde, non merdaccia levantina o mediterranea, noi la padania bianca e cristiana” certo non servono a risolvere i problemi, seminano solo odio e un clima di paura e disprezzo per ciò che è “diverso”.

Dobbiamo dire chiaramente che il razzismo, cioè l’idea che persone diverse da noi per caratteri fisici (colore delle pelle, taglio degli occhi, capelli crespi o meno…) siano in qualche modo “inferiori” o peggiori di noi, siano per natura sporchi o aggressivi o propensi a delinquere è una idea totalmente stupida , scientificamente insensata, oltre che immorale e incivile .

E ugualmente stupido è temere qualsiasi “straniero” solo perché di diversa cultura o religione.

Infatti nessuno ha mai avuto paura o disprezzato i turisti giapponesi o gli uomini d’affari arabi, anzi siamo stati ben contenti di vederli in Italia.

Il problema nasce quando a venire nel nostro paese non sono solo turisti o uomini d’affari, ma centinaia di disperati in cerca di un posto dove campare. Sono il numero degli immigrati e la loro povertà i fattori che ci fanno paura, perché ci sembrano mettere a rischio le nostre abitudini e il nostro benessere.

I problemi sono reali: esigenze di sicurezza, abitudini diverse, aumento di piccola e grande delinquenza, di prostituzione, di lavoro nero.

Bisogna però saperli affrontare usando la ragione e il buonsenso, non la logica del capro espiatorio, non la paura dello “straniero” che , come tutte le paure, è sempre cattiva consigliera.

Ricordiamo alcuni dati, per orientare la nostra riflessione.

Il nostro è da sempre un paese “multietnico” (siamo una mescolanza di Romani, Etruschi, barbari, Greci, Normanni, Saraceni….) e oggi su 60 milioni di residenti quasi 4 milioni vengono dall’estero (immigrati regolari), un milione circa gli irregolari, mentre gli alunni stranieri rappresentavano il 6.4% del totale nell’a.s. 2007/08.

Gli immigrati vengono nel nostro paese perché nel loro non hanno modo di vivere, soffrono per la fame o per guerre o disastri ambientali o per dittature feroci. Nessuno si sposta se sta bene nella sua terra e cercare di sopravvivere è un diritto, oltre che un istinto naturale.

Gli italiani emigrati all’ estero sono 25 milioni. Anche loro sono emigrati per la fame o la guerra o il fascismo. Il nostro attuale benessere è frutto anche del loro espatrio. La maggioranza cercava lavoro ed un futuro dignitoso ma abbiamo “esportato” anche fior di delinquenti, come ci insegna qualunque libro o film sulla mafia italo-americana. Dunque come popolo non siamo peggiori ma neanche migliori di altri.

Gli immigrati fanno spesso quei lavori che gli italiani rifiutano : assistenza agli anziani e ai bambini, pastorizia, lavoro duro (e spesso in nero) nei cantieri. Oggi, in tempo di crisi, il lavoro si fa prezioso ma invece di scatenare la guerra tra poveri occorre affermare che non è accettabile sfruttare all’ osso gli operai, italiani o stranieri che siano , con straordinari e doppi turni quando il mercato “tira” e buttarli via come stracci quando si affaccia la crisi.

Chi viene a lavorare e vivere in Italia ha diritto a veder rispettata la propria religione e la propria cultura, ovviamente accettando ed osservando però le nostre leggi. I musulmani o gli indù devono poter comprare un terreno e, nel rispetto di piani regolatori e leggi urbanistiche, edificarci una moschea o un tempio, che potranno convivere serenamente con chiese cattoliche o ortodosse, templi valdesi, sale evangeliche o dei testimoni di Geova.

Nessuno, in nome della propria cultura, potrà invece infliggere mutilazioni genitali alle bambine, tener segregate in casa le donne o mandare i figli a mendicare anziché a scuola.

Controllare i flussi migratori è una necessità non solo perché nel nostro paese lo stesso spazio fisico è limitato (non abbiamo grandi praterie ancora disabitate da coltivare ) ma perché, se vogliamo avere una convivenza civile e sicurezza per tutti dobbiamo garantire un adeguato sistema di accoglienza e una rapida integrazione dei nuovi arrivati

Se si riesce a realizzare una buona convivenza, la società multietnica (che è una realtà dei paesi sviluppati) diventa più interessante, più ricca di stimoli per tutti. Soltanto insieme possiamo pensare e immaginare di avere un futuro, una nuova ricchezza culturale, un nuovo sviluppo economico.

Compito , non facile, di chi governa è:

– trovare i modi per sconfiggere i criminali che prosperano trasportando i migranti e spesso derubandoli, violentandoli, lasciandoli annegare o assiderare nei camion

– costruire un orientamento largamente condiviso che definisca regole e norme comuni, diritti e doveri di cittadinanza, accettazione e pratica di valori fondati sulla Costituzione

– cercare di coniugare la richiesta di immigrazione con le capacità di accoglienza e organizzare efficacemente sia il “primo impatto” dei nuovi arrivati (assistenza medica, prima identificazione, verifica richieste di asilo…) sia gli strumenti per l’inserimento successivo (corsi di lingua e sulle leggi italiane , inserimento scolastico dei bimbi, rapido rilascio dei documenti di soggiorno …)

– elaborare strategie e “buone pratiche” di integrazione come è accaduto, per es., nella scuola e nella sanità in questi anni

– attivare, in collaborazione con il resto d’ Europa, strategie più efficaci per favorire la pace e lo sviluppo delle aree più sfortunate del mondo , ricordando che solo una maggiore giustizia, dentro ogni paese e a livello internazionale può rimettere in piedi una economia globale sostenibile e limitare le migrazioni di massa.

Il governo Berlusconi si sta movendo nella direzione opposta, varando delle norme che sono al tempo stesso inefficaci a risolvere il problema dell’ immigrazione e feroci con i più deboli.

Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato in via definitiva ed a colpi di fiducia il 2 luglio e i “respingimenti in mare” sono mosse che servono solo a prendere voti e a rendere difficile la convivenza.

Istituire il reato di “clandestinità” vuol dire fra l’altro:

– rendere più difficile l’assistenza sanitaria agli stranieri ammalati

– ostacolare l’accoglienza a scuola di studenti figli di immigrati

– subordinare al permesso di soggiorno l’accesso agli atti civili (matrimonio, riconoscimento dei figli, ecc.)

– costringere ad una posizione più delicata nei confronti degli stranieri irregolari chi svolge incarichi di pubblico servizio (medici, insegnanti, impiegati comunali e di enti statali, ecc.)

– prevedere il carcere per chi dà alloggio o affitta ad uno straniero privo del permesso di soggiorno.

La legge approvata contiene anche altre misure odiose:

– la richiesta di un “contributo finanziario” di entità rilevante per il rilascio del permesso di soggiorno che in ogni caso è più difficile ottenere.

– la proroga sino ad un massimo di sei mesi del periodo di trattenimento nei centri di ident
ificazione e di espulsione

– la costituzione di ronde di civili, cittadini che si autonominano tutori dell’ordine, senza averne alcuna competenza e magari solo con la voglia di “fare i duri” con i diversi e gli stranieri.

In sostanza la legge sulla “sicurezza” non contiene alcuno strumento capace di garantire il controllo e la gestione corretta di nuovi arrivi di migranti e riuscirà soltanto a rendere difficile la vita degli stranieri che già sono in Italia, ostacolando il loro accesso alla scuola, alla sanità, all’ anagrafe, alla casa cioè proprio a quei servizi che possono facilitarne l’integrazione.

E’ la riduzione dei migranti ad una forza lavoro usa e getta, permanentemente minacciata di espulsione ed esposta al ricatto continuo. E’ inoltre una legge per molti versi inapplicabile.

Chiediamo invece:

– che il nostro governo tratti con la Libia per garantire in quel paese la presenza di centri di accoglienza gestiti dall’ ONU , capaci di accogliere chi fugge dalle guerre e dalle carestie, verificarne il diritto all’ accoglimento in Europa come rifugiati, organizzarne poi il trasferimento. Occorre collaborare per impedire che partano barconi carichi di disperati, destinati in parte a morire di sete o annegati, non respingerli quando sono in mezzo al mare (oltre 18.000 i morti nel mar Mediterraneo: un grandissimo cimitero)

– che venga modificata nell’ispirazione e nei contenuti la legge sulla sicurezza, cancellando il reato di clandestinità e le “ronde di cittadini”

– che vengano date più risorse alle forze dell’ordine per combattere il traffico di esseri umani e la delinquenza di qualsiasi provenienza

– che venga reso più rapido ed efficace l’intervento per l’integrazione degli stranieri con fondi, idee e strumenti adeguati.

Non si tratta di essere “buoni”, ma di agire con intelligenza , nel rispetto dei diritti delle persone e dei principi di convivenza stabiliti dalla Costituzione. Chi incita alla paura e all’ odio per i “diversi” ci rende ancor meno sicuri , ci imbarbarisce.

Possiamo fare la nostra parte anche protestando con chi intorno a noi usa frasi o comportamenti razzisti e rende in questo modo il nostro paese odioso e inospitale agli occhi del mondo.

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