Home Politica e Società SUL FINE-VITA LA CHIESA NON È MONOLITICA. DON FARINELLA RIVENDICA “IL DIRITTO DI RIFLESSIONE TEOLOGICA”

SUL FINE-VITA LA CHIESA NON È MONOLITICA. DON FARINELLA RIVENDICA “IL DIRITTO DI RIFLESSIONE TEOLOGICA”

di Luca Kocci
da Adista Documenti n. 89 del 12 settembre

“Il giorno 7 agosto 2009 ho avuto un incontro di quasi tre ore con il cardinale Angelo Bagnasco, vescovo della mia diocesi e presidente della Cei; sul colloquio il cardinale mi ha chiesto riservatezza che ho rispettato fino ad oggi. Ora parte dell’oggetto del colloquio è stata resa pubblica (v. Adista, n. 86/09, ndr). Ciò mi esonera ipso facto dalla riservatezza promessa e mi impone di chiarire per amore di verità e libertà”.

A parlare è don Paolo Farinella, parroco di S. Maria Immacolata e S. Torpete a Genova, uno dei 41 preti firmatari dell’appello “per la libertà sul fine-vita” messi sotto inchiesta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. L’ex Sant’Uffizio – come rivelato da Adista – ha scritto ai vescovi e ai provinciali dei 41 preti e religiosi chiedendo loro di richiamarli all’ordine. E il card. Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana ma anche arcivescovo di Genova (e quindi diretto superiore di don Farinella), ha prontamente obbedito alla richiesta, convocando il parroco all’inizio di agosto.

“Il colloquio, avvenuto nell’appartamento privato del cardinale nella Curia di Genova, è stato tranquillo, affettuoso, disinvolto e libero – racconta Farinella –. Il cardinale mi ha informato di una comunicazione della Congregazione della Dottrina della Fede che lo invitava a verificare la mia ortodossia in quanto firmatario, insieme ad altri quaranta preti, dell’appello pubblicato su MicroMega a marzo, in margine alla strumentalizzazione politico-religiosa della vicenda di Eluana Englaro”. “Io eccepii – prosegue Farinella – sulle modalità dell’ex Sant’Uffizio che quanto meno avrebbe dovuto informarmi direttamente, in quanto inquisito, mentre ha scritto direttamente al vescovo; dissi che la Congregazione non ha perso il vizio di espungere una parola o una frase dal suo contesto per imbastire un processo. Aggiunsi che è un metodo inaccettabile non solo in uno Stato di diritto, ma, a maggior ragione, dentro la Chiesa che dovrebbe essere il ‘Santo dei Santi’ della coscienza e della trasparenza.

Il cardinale mi ha tranquillizzato e mi ha chiesto se avessi già una pubblicazione o se avevo intenzione di fare una dichiarazione pubblica per permettergli di dare una risposta e chiudere il caso. Ho risposto che il mio pensiero era coerente con la teologia, anche se non allineato con le opinioni correnti di qualche prelato ardente di eccessivo zelo”. Del resto, spiega don Farinella ad Adista, “al momento, non c’è una dottrina definita sul tema del fine-vita, ma ci sono delle dichiarazioni del magistero ordinario che sono molto diverse fra loro: la Congregazione per la Dottrina della Fede e alcuni rappresentanti della Curia vaticana dicono una cosa, ma il cardinal Martini e i vescovi tedeschi ne dicono altre. Addirittura in Germania la Conferenza episcopale tedesca, insieme alle Chiese evangeliche, ha approvato dieci anni fa un vero e proprio testamento biologico (“Disposizioni anticipate del paziente cristiano”, v. Adista n. 29/09, ndr) in cui la scelta sulla libertà di cura è lasciata al malato, ai suoi familiari e ai medici. Insomma anche nelle gerarchie ci sono sensibilità diverse e c’è una Chiesa di base su posizioni completamente diverse da quella istituzionale. Non c’è una Chiesa monolitica con un’interpretazione univoca come invece la Congregazione per la Dottrina della Fede vorrebbe far credere”.

Oltre a don Farinella, altri preti sono stati convocati dai loro vescovi che però, fino ad ora, sembra non abbiano mostrato particolare entusiasmo nell’eseguire l’ordine del Vaticano, come conferma anche don Vitaliano Della Sala, che ha incontrato il suo vescovo, mons. Francesco Marino, qualche giorno fa: “È stato un incontro fraterno e sereno”, spiega il sacerdote. “Spero che in tutta Italia i vescovi, a cui è arrivata questa lettera, si comportino allo stesso modo”. Una valutazione simile a quella di don Farinella rispetto al suo incontro con Bagnasco: “Il nostro colloquio è stato tranquillo e libero. Mi è sembrato che il cardinale non abbia dato eccessivo peso alla questione. Mi ha chiesto qualche documento scritto, che già gli ho consegnato, in modo che possa inviarli in Vaticano e chiudere così la questione. Francamente non credo che ci sarà una nuova caccia alle streghe. Poi se decideranno comunque di continuare il processo io sono pronto”.

Di seguito pubblichiamo la “Dichiarazione di chiarificazione a proposito di una indagine della Congregazione per la Dottrina della Fede a carico di 41 preti firmatari di un appello pubblicato da MicroMega” che don Farinella, come da richiesta, ha inviato al cardinal Bagnasco dopo il loro incontro del 7 agosto.

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QUANDO SI DISMETTERANNO I METODI DA SANT’UFFIZIO?
di Paolo Farinella

Signor cardinale,

in merito al nostro lungo colloquio di oggi pomeriggio che ci ha impegnati su diversi fronti, vorrei puntualizzare, come anche da lei richiesto, su un punto particolare: il rilievo della Congregazione della Fede su una mia presunta eterodossia sul tema della vita e della morte. Il testo incriminato è un appello pubblicato dalla rivista MicroMega, edizione on line, del 23 marzo 2009, firmato da me e da altri quaranta preti. Se non ho capito male la lettura da lei fatta per sintesi, la lettera della Congregazione della Fede parla di affermazioni mie non consone con la dottrina ufficiale della Chiesa. Mi permetto di affermare e di osservare.

Affermo la mia piena adesione alla Chiesa in tutto ciò che è definitivamente definito sul piano dottrinale e morale. Mi avvalgo del mio diritto di riflessione teologica in tutto ciò che non è definitivo e come tale sancito. Riconosco, e non ho mai messo in discussione, l’autorità che, nella Chiesa, esercitano il papa, i vescovi uniti con lui, attraverso il magistero straordinario e ordinario. Solo uno sprovveduto potrebbe non riconoscerla. Ciò non toglie che mi avvalgo ancora del diritto di valutare in forza del principio della “gerarchia delle verità” come descritto dal Concilio Ecumenico Vaticano II: “Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o ‘gerarchia’ nelle verità della dottrina cattolica, in ragione del loro rapporto differente col fondamento della fede cristiana” (Unitatis Redintegratio, 11/536).

Con la stessa consapevolezza con cui riconosco l’auto-rità della Chiesa e nella Chiesa, affermo anche il primato della coscienza formata e informata in un difficile, ma non impossibile equilibrio dialettico, teso sempre alla ricerca della Verità suprema che è Gesù Cristo (cf Gv 14,6). Non mi nascondo che oggi è invalso l’uso, nel mondo ecclesiastico e nei mass-media, dell’identificazione tra “Chiesa” e “ge-rarchia”, che impoverisce il contenuto della prima e amplia oltre misura e teologicamente in modo errato quello della seconda. La gerarchia è “nella Chiesa”, di cui è una componente importante, ma non unica.

Ciò precisato, osservo e prendo atto che la lettera della Congregazione della Fede è stata spedita a lei, mentre avrebbe dovuto esserne spedita copia anche a me, se non altro per presa visione: è la norma giuridica universalmente riconosciuta dal diritto che chiunque è accusato di qualcosa o riceve un qualche rilievo debba essere informato direttamente. In sede giudiziaria questo “vizio di forma” sospenderebbe il processo.

Prendo atto che l’appello pubblicato su MicroMega è stato letto, come spesso accade, fuori dal contesto che lo ha generato, emotivamente forte e teso, come la lenta agonia di Eluana Englaro nei cui confronti furono elevate accuse atroci, anche da eminenti rappresentanti della Chiesa che pubblicamente hanno accusato il padre di “omicidio” (card. Barragán) senza alcuna sensibilità cri
stiana e provocando una reazione a catena, in cui tutto è diventato complesso. A distanza di cinque mesi, quell’appello, letto in un altro contesto, ha un sapore diverso. Quell’appello ha avuto il merito di fermare una protesta all’interno della Chiesa che poteva essere ancora più devastante. So per conoscenza diretta che gli estensori di quell’appello, riservato ai preti, si sono ispirati in forma prudenziale ai seguenti documenti:

– Christliche Patientnverfügung – Disposizioni sanitarie del paziente cristiano [testo comune di cattolici e protestanti contenente disposizioni sul fine vita, firmato nel 1999 (e rivisto nel 2003), a firma del presidente della Conferenza Episcopale tedesca cardinale K. Lehmann e del presidente del Consiglio delle Chiese evangeliche tedesche M. Kock], che allego parzialmente.

– Lettre pontificale au Congrès de la FIAMC, a firma del segretario di Stato, card. Jean-Marie Villot, in L’Osservatore Romano (12-13 ottobre 1970).

– Alcune interviste del cardinale Carlo Maria Martini, della cui ortodossia nessuno in buona fede può dubitare.

Questi documenti, che accludo, fanno parte del magistero ordinario e dicono cose alquanto diverse da quelle che di solito si sentono dire in materia da altri esponenti ufficiali e/o ufficiosi della gerarchia cattolica. È forse segno che in materia può esistere un margine aperto di ricerca, di soluzioni e di convergenze anche con il mondo laico che non fa alcun riferimento all’insegnamento della Chiesa. È nella natura delle cose che ognuno di noi, in base alla propria coscienza e sensibilità, si appoggi più volentieri ad autori e testi nei quali si sente più pienamente rispecchiato, senza togliere con questo la dovuta attenzione e il rispetto verso altre posizioni.

Nell’appello si legge che “la vita deve essere rispettata sempre e senza condizioni, finché resta vita umana nella coscienza, nella dignità e nella forza di sostenerla”. Questa affermazione, a me pare, è la frase importante alla cui luce deve essere letto il resto. Se, però, si usa il metodo vecchio di smembrare un discorso in singole frasi indipendenti, allora salta la logica, l’ortodossia e ogni punto di riferimento. In questo modo mi sarebbe facile dire che la Bibbia non ammette l’esistenza di Dio: “Dio non c’è”, afferma il salmista (Sal 53/52,2), solo perché si è espunta la frase precedente che introduce: “Lo stolto pensa: ‘Dio non c’è’”. Quando la Congregazione della Fede dismetterà i metodi da Sant’Uf-fizio di antica memoria, allora potremo forse cominciare un catecumenato alla scoperta del Vangelo.

In conclusione: non mi sento rappresentato nella lettura che mi viene attribuita perché lontana dal mio cuore e dalla intelligenza della mia fede.

Lei mi conosce bene e sa che i rilievi fatti dalla Congregazione della Fede sono senza fondamento e fuori dal mio contesto di pensiero e di vita perché sono pronto anche a dare la vita per la Chiesa e per il papa, ma non per qualche monsignore che spezzetta i discorsi e ne fa uno spezzatino culinario. Se questi testi sono sufficienti come chiarificazione, io chiuderei qui l’incidente che non avrebbe nemmeno dovuto verificarsi, altrimenti sono sempre pronto a dare ragione della Speranza che mi e ci salva (cf 1Pt 3,15).

Cordialmente, suo
Paolo Farinella, prete

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