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L’importanza di quel chilometro e sette

di Luigi Sturniolo
da www.carta.org

I lavori del Ponte annunciati da Berlusconi sono, in realtà, solo 1,7 chilometri di ferrovia. Però da contrastare, perché per tutti sono i cantieri della grande opera, scrive Sturniolo, autore di un libro che si chiama «Ponte sullo stretto e mucche da mungere»

Insomma, adesso abbiamo anche la data. Il 23 dicembre è una data strana. Sembra consegnata apposta per essere rimandata. Non hai proprio nulla da fare il giorno prima della vigilia e che fai? Poni la prima pietra del Ponte sullo Stretto. Un gesto atteso da secoli te lo giochi così, un attimo prima di inforcare gli sci. C’è da non crederci.

Nel suo preciso documento, il professor Alberto Ziparo [Ponte, note sul presunto avvio delle opere collaterali, propedeutiche a Villa S. Giovanni-Cannitello sponda calabrese] ci spiega come l’inizio dei lavori per la modifica del tratto di ferrovia prossimo alla stazione di Cannitello-Villa San Giovanni abbia un nesso più simbolico che reale con il manufatto pensato per l’attraversamento dello Stretto di Messina.

Ci spiega anche i motivi per i quali assistiamo a una accelerazione tutta mediatica. Il Ponte, come in genere le grandi opere e tutti quegli interventi giustificati dalla politica dell’emergenza, è ad un tempo collettore di risorse pubbliche verso tasche private e strumento per la raccolta del consenso. La cifra di 580 milioni di euro già spesi senza che una sola pietra sia stata mossa e senza progetto definitivo ci dà la misura anche economica dell’operazione e dimostra come la frase «tanto non lo faranno mai» è destituita di ogni significato.

Lo stanno già facendo, da tempo, spendendo risorse pubbliche e lo stanno usando come ipoteca sul territorio per replicare un modello che è proprio dei regimi populisti, secondo un diktat che dice «o questo, o niente». E’ dunque ininfluente se, in realtà, ciò che loro sbandierano come avvio dei cantieri del Ponte sia uno stralcio da un progetto più complesso che riguardava le opere compensative approvate dal consiglio comunale di Villa San Giovanni. E’ ininfluente che ci mettano dentro «solo» 30 milioni di euro. Ciò che conta è che, per il governo, quello è l’avvio dei cantieri. Ciò che conta è che per i media quello è l’avvio dei cantieri. Per tutti quello sarà l’avvio dei cantieri. Se non contrasteremo quell’atto ne verrà ipotecata anche la legittimità futura a farlo.

I tragici eventi che hanno colpito la riviera jonica del messinese nelle scorse settimane hanno messo in evidenza la fragilità del nostro territorio. Ciò che è accaduto a Giampilieri e Scaletta potrebbe, purtroppo, ripetersi in altre parti, e anche più popolose, di Messina. L’allarme era stato lanciato per tempo ma le autorità politiche, centrali e locali, avevano manifestato una colpevole indifferenza, lasciando di contro che si aggravassero le situazioni di rischio.

Dal giorno del disastro, tutti a Messina si sentono in pericolo e tutti chiedono che il territorio venga messo in sicurezza. A fronte di ciò, l’annuncio dei cantieri è apparso a molti come un’assurdità, ai limiti della provocazione, dell’arroganza. E’ questo il motivo per cui tanta gente che era indecisa o, addirittura, favorevole alla costruzione dell’infrastruttura oggi ritiene il Ponte un’opera da non prendere assolutamente in considerazione.

Il governo ha dichiarato di avere previsto 1,3 miliardi di euro pubblici da affiancare ai soldi da recuperare col project financing per la costruzione dell’opera. Glissiamo sul project financing [i famosi soldi dei privati], di cui bisognerà chiarire le caratteristiche speculative. Il miliardo e trecento milioni, però, è pubblico. Quei soldi sono nostri e devono essere riconvertiti per la messa in sicurezza del territorio. Questa è, oggi, la partita. Qualcuno sostiene che, in realtà, quei soldi non esistono. E’ possibile. Sia allora il governo a dirlo e dichiari che da un anno prende in giro gli italiani sbandierando un finanziamento che non esiste. Per tutti questi motivi, quel chilometro e sette riveste un’incredibile importanza. Per questi motivi per noi le tappe sono obbligate.

Bisognerà contrastare la posa della prima pietra perché quella verrà giocata come l’inizio dei lavori e tutti la percepiranno così. Non bisogna, però, impiccarsi a quella data. E’ necessario organizzare prima dell’avvio dei cantieri una grossa manifestazione a Messina, magari a Capo Peloro, con un unico punto nelle piattaforma: mettere le risorse pubbliche destinate al Ponte nella messa in sicurezza dell’area dello Stretto.

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