Home Politica e Società Fermare le critiche all’esercito

Fermare le critiche all’esercito

Di Rory McCarthi, inviato a Gerusalemme per il Guardian
da www.guardian.co.uk, 29 Aprile 2010 (Traduzione in italiano di Cecilia Dalla Negra)

Le organizzazioni per i diritti umani attaccano la proposta di legge israeliana per fermare le critiche all’esercito.
La legge proposta potrebbe consentire la chiusura di ogni organizzazione che indaga sugli abusi commessi dai soldati israeliani, e ricorre per vie legali.

Le organizzazioni israeliane per i diritti umani dicono di essere estremamente preoccupate per il nuovo disegno di legge, che potrebbe fermare tutti i gruppi che investigano e preparano ricorsi legali contro gli abusi commessi dai soldati.
La proposta di legge è stata presentata ieri dal parlamento israeliano, o Knesset, con il sostegno di almeno 17 membri del parlamento, appartenenti a diverse aree politiche. Se questa diventasse legge, potrebbe impedire ad ogni nuova organizzazione umanitaria di essere registrata, o potrebbe far chiudere quelle già esistenti se trovate a passare informazioni ad “entità straniere”, o se fossero “coinvolte in procedimenti giudiziari all’estero contro alti funzionari del governo israeliano o ufficiali dell’Israeli Defence Force (IDF) per crimini di guerra”.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno affermato che la proposta di legge – un emendamento alla legge sulle associazioni – è stato l’ultimo di una serie di sforzi volti a frenare le loro attività dopo la guerra di Israele a Gaza. Diversi gruppi hanno prodotto prove evidenti che mostrano come l’IDF abbia commesso serie violazioni della legalità internazionale durante le tre settimane di guerra, ed hanno fornito elementi per l’inchiesta delle Nazioni Unite guidata dal giudice sudafricano Richard Goldstone.

Il Rapporto Goldstone sostiene che sia Israele che Hamas sono sospettati di aver commesso crimini di Guerra, e suggerisce loro di condurre proprie indagini indipendenti. Il rapporto ha incontrato forti critiche da parte di Israele, e il primo ministro Benyamin Netanyahu ha elencato “l’effetto Goldstone” come una delle tre più gravi sfide alla sicurezza di Israele oggi.

In una dichiarazione congiunta oggi, 10 organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno sostenuto che la proposta di legge potrebbe “calpestare” i valori democratici. “Invece di difendere la democrazia, i sostenitori di questa proposta di legge preferiscono ridurla in cenere”, dicono. “Questo disegno di legge è il risultato diretto della leadership irresponsabile che sta facendo tutto il possibile per minare i valori democratici e le istituzioni che sono la spina dorsale di una democrazia: la Corte Suprema, la stampa indipendente e le organizzazioni per i diritti umani”.

Il gruppo include organizzazioni come B’Tselem, Gisha, Adalah, l’Associazione per i Diritti Civili in Israele e i Rabbini per i Diritti Umani. Adalah, che lavora sui diritti della minoranza araba in Israele, ha detto che la proposta di legge è “un passo pericoloso” contro i gruppi per la difesa dei diritti umani. La legge “cerca di limitare la libertà di espressione e la libertà di associazione di queste organizzazioni”, ha detto.

Tuttavia il disegno di legge gode già di un significativo sostegno trasversale: “La proposta di legge pone un limite alla sfrenatezza delle organizzazioni No-Profit, che stanno cercando di sovvertire lo Stato con la scusa della difesa dei diritti umani”, ha detto Ronit Tirosh – parlamentare di Kadima, l’opposizione di centro – al giornale Ma’ariv.

Il disegno di legge sembra godere del sostegno anche dell’opinione pubblica israeliana. Questa settimana un sondaggio d’opinione ha mostrato infatti che il 58% degli ebrei israeliani ritengono che alle organizzazioni per i diritti umani che mostrano la condotta immorale di Israele non dovrebbe essere concesso di operare liberamente.

Poco più della metà della popolazione sostiene inoltre che ci sia “troppa libertà di espressione” in Israele, stando al sondaggio effettuato dal Tami Steinmetz Centre for Peace Research dell’Università di Tel Aviv. La maggior parte delle persone interpellate ha affermato di essere d’accordo con le punizioni contro gli israeliani che sostengono le sanzioni o il boicottaggio verso Israele, e contro i giornalisti che riportano nuove critiche contro l’establishment militare israeliano.

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.