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L’acqua della nostra vita

di Elettra Deiana
da www.womenews.net, 4 giugno 2010

Il successo straordinario della raccolta di firme per il referendum in difesa dell’acqua pubblica non è casuale, non nasce all’improvviso, ma ben rappresenta invece la complessa presa di coscienza che, grazie al capillare lavoro dei comitati per l’acqua pubblica, è venuta maturando in Italia in questi anni, toccando un’ampia fascia della società e dell’opinione pubblica.
Dopo tre settimane dall’inizio della raccolta,le firme raccolte hanno superato il mezzo milione, grazie all’intenso impegno degli attivisti e delle attiviste dell’acqua. Un impegno che si è dipanato lungo la penisola, tra banchetti e incontri di ogni tipo,suscitando l’adesione e l’entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini. L’obiettivo delle settecentomila firme, ha dichiarato il Comitato Promotore, è ormai a portata di mano e sarà facilmente realizzato entro Luglio.
Tutto ciò non è certo cosa di poco conto, per l’oggi e per il domani. Coinvolgere il nostro Paese in una battaglia di democrazia, con l’obiettivo di togliere le mani degli speculatori dall’acqua, riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni, è anche un passo di civiltà politica che non può che aiutare molti a ritrovare quel senso civico che il nostro Paese sembra aver smarrito Ma non è soltanto questo.
Un bene comune come l’acqua è cosa diversa da un tradizionale bene pubblico. L’acqua non può essere messa sulla stesso piano di una caserma, di un ponte, di una centrale elettrica. Chiunque lo può capire. Ci sono dei beni che dovrebbero essere mantenuti pubblici, le ferrovie per esempio,gli aeroporti, per esempio e molte altre cose, ma la loro privatizzazione non è di per sé catastrofica. Provoca sì danni di vario tipo nella vita della società, aumenta le differenze, allenta o distrugge il vincolo sociale e la solidarietà; ma siamo nel campo delle opzioni politiche. Deve prevalere la gestione pubblica o quella privata per quanto riguarda i beni che garantiscono diritti di cittadinanza e assetti sociali?
Ma con l’acqua siamo proprio su un altro terreno. L’acqua fa parte di quei beni che nascono insieme alla vita degli umani, uomini e donne, e ne assicurano la sopravvivenza. L’acqua riguarda la vita, la quotidianità dell’esistenza, lo stare al mondo. C’è una simbiosi ancestrale tra la creatura umana e l’acqua. Sono beni, dice Stefano Rodotà, a cui fa riferimento la collettività come a qualcosa che intimamente le appartiene. Non sono nella disponibilità di chi se ne vuole appropriare con finalità private. Per questo richiedono un nuovo concetto di proprietà, un nuovo paradigma che ne stabilisca la collocazione nella dimensione pregnante del bene comune.
La prospettiva che l’acqua venga sottratta alla disponibilità di tutti, venga privatizzata in forma definitiva, dipenda dalle scelta dei suoi accaparratori, ridotta a variante degli interessi affaristici: questa prospettiva dovrebbe alimentare un’inquietudine profonda e insopprimibile, come la minaccia di un pericolo di morte.
Anche nelle regioni come le nostre, che sono ancora beneficiate dall’abbondanza dell’acqua, attraversate dai corsi dei fiumi, illuminate dagli specchi dei laghi e dei ghiacciai, non si può non provare inquietudine. Perché anche qui conosciamo bene il deperimento delle risorse idriche, l’atavica incuria, in molte regioni, nella gestione delle strutture, il degrado fino all’avvelenamento dell’acqua, l’ingordigia affaristica. Sicuramente anche questa consapevolezza, fondata sull’esperienza, sta dietro al successo dei referendum per l’acqua.
Una questione del senso dell’esistenza oltre che una battaglia di civiltà. Serve una nuova idea di proprietà dice ancora Rodotà. Non è pubblico né privato ciò di cui stiamo parlando.
L’idea di ‘bene comune’ non è certo nuova, non nasce oggi. Ha attraversato e fatto la storia, è stata alla base di molti scontri, conflitti, guerre; ha delineato e costruito i rapporti di forza e gli assetti di potere in tutte le parti del mondo. Ovunque. Basti pensare alla terra. Espropriata, saccheggiata, privatizzata fino alla riduzione alla fame di milioni di persone.
La campagna per l’acqua pubblica oggi rimette in primo piano questa idea e apre un capitolo nuovo nell’assunzione di responsabilità condivisa di cittadini e cittadine rispetto a qualcosa che li riguarda. Si può guardare al movimento per l’acqua come a un nuovo soggetto politico?
In prospettiva il Comitato Promotore del referendum potrebbe essere riconosciuto dalla Corte Costituzionale come soggetto di rilevanza costituzionale, come è successo in passato per altri referendum. Ma non è solo questo.
E’ apparsa sulla scena pubblica una pratica democratica di partecipazione e condivisione delle scelte, su una questione fondamentale che chiede di prendere parte, scegliere.
La qualità della politica dovrebbe partire di nuovo da qui.
Insomma tante cose ruotano oggi intorno all’acqua e al referendum. Ma intanto auguriamoci che il successo della raccolta sia veramente oltre misura. Come il valore dell’acqua.

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