Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Triangoli rosa a Torre Pellice

Triangoli rosa a Torre Pellice

Inizia in rosa il Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste di quest’anno. Un gruppo informale di persone ha infatti invitato ad indossare nella giornata di apertura del Sinodo il triangolo rosa, simbolo con cui venivano identificati nei campi di concentramento nazisti gli omosessuali.  Alle persone presenti è stato anche distribuito un volantino. Ecco il testo:

Torre Pellice,  22 agosto 2010

Care sorelle e cari fratelli,

siamo un gruppo informale di persone eterosessuali e GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transessuali) appartenenti alle comunità battiste, valdesi e metodiste.
Chiediamo ai membri del Sinodo e ai fratelli e alle sorelle presenti in questa giornata di apertura dei lavori di indossare il triangolo rosa.
Con questo simbolo, cucito sulla divisa, venivano identificate le persone omosessuali internate nei campi di concentramento nazisti.
I movimenti per i diritti civili delle persone omosessuali lo hanno rivendicato e fatto proprio.

Oggi, con questo gesto vogliamo:– Ricordare come nelle nostre comunità vivano la loro ricerca di fede e il loro impegno di credenti fratelli e sorelle di molteplici orientamenti affettivi e sessuali;– Condividere la nostra preoccupazione per la presenza, anche nelle nostre comunità, di atteggiamenti discriminatori nei loro confronti;
– Denunciare l’indifferenza e l’arretratezza del nostro Paese rispetto al riconoscimento dei diritti civili delle persone omosessuali e il ricorrere di atti omofobi e violenti.

Ci auguriamo che la nostra azione di oggi favorisca l’avanzamento del dibattito politico e teologico sinodale. Su questi argomenti auspichiamo si vada sempre di più nella direzione del pieno riconoscimento all’interno delle nostre chiese e delle società della dignità di ogni orientamento affettivo e sessuale.

Facciamo questo nella consapevolezza e nella gratitudine di appartenere ad una chiesa impegnata nella riflessione, nella predicazione e nelle prassi dell’accoglienza.

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Chiesa valdese e omosessualità. Una scheda per capire
da www.rbe.it

Ferve il dibattito in ambito evangelico, dopo la pubblicazione a pagamento su Riforma, di un appello al Sinodo valdo-metodista perchè prenda posizione contro l’invocazione di una benedizione a Marsala per una coppia omosessuale sposata in Germania e il battesimo a Roma di due gemelli figli di una coppia gay di cui uno solo è il padre biologico.

Con il passare dei giorni ed in vista dell’inizio del Sinodo i toni del dibattito si vanno accendendo e marcano sempre più profondamente le divisioni esistenti sul tema. Se da un lato infatti crescono costantemente le adesioni all’appello (un’ottantina al 19 agosto), è pur vero che la maggior parte di esse provengono da chiese e denominazioni diverse da quella valdese, cosa che ha fatto domandare a qualcuno se fosse legittimo inseguire i termini del dibattito su questo sentiero senza rischiare di compromettere i già non semplici rapporti tra Chiese Protestanti storiche e nuove denominazioni evangeliche.

Se la discussione non è semplice è anche vero che molto spesso viene lamentata una certa non conoscenza della storia del dibattito sull’omosessualità in seno alle Chiese valdesi e metodiste e battiste. Per fare quest’operazione di memoria in vista del Sinodo, partiamo dallo spunto offerto da Pasquale Quaranta su Babilonia, dal titolo “In principio fu Agape”:

Agape, un centro ecumenico che, nel luglio del 1980, ospitò a Prali (Torino) il primo convegno sul tema «Fede cristiana e omosessualità». Agape è stata ed è un punto di riferimento importante nel Protestantesimo italiano, da 50 anni un luogo di formazione, di elaborazione teologica, di impegno politico, di accoglienza e valorizzazione delle differenze.
Il nome Agape indica l’«amore» di Dio per l’umanità che «non verrà mai meno» ed esprime una spiritualità forte ma laica, dove credenti e non credenti si sentono egualmente a proprio agio. In questo splendido scenario naturale nell’estate del 1980 si incontrarono decine di omosessuali credenti italiani. Quattro di loro avrebbero dato vita, il 20 dicembre 1980, al gruppo «Il Guado» di Milano. I fondatori entrarono poi in contatto con don Domenico Pezzini che, nel 1979, aveva risposto alla lettera di un giovane omosessuale.

Agape, il Centro Ecumenico della Val Germanasca legato alla Chiesa Valdese, fu uno dei primi luoghi in cui

hanno preso consistenza temi relativi alla soggettività: si sono aperti nuovi filoni di riflessione come il dialogo fra ebrei e cristiani e il campo “fede e omosessualità”, iniziato nel 1980 come luogo di ricerca e riflessione a partire dalla propria identità.

Che Agape fosse luogo di frontiera ce lo raccontava qualche anno fa Francesca Spano, spiegando il ruolo dell’eleborazione nel centro ecumenico, in relazione alla Chiesa Valdese.

Sugli anni ‘80 un’analisi approfondita resta da fare. Agape come frontiera significa un luogo di incontro, di elaborazione, di ricerca con uno sguardo a quel che succede nel mondo e uno sguardo a quel che succede nella chiesa. Questa cerniera ha permesso di travasare nella chiesa quello che succedeva nel mondo e di parlare di Gesù Cristo alla gente del mondo, fossero intellettuali, militanti politici, pacifisti o femministe che ad Agape venivano per la loro settimana di ricerca. Questa frontiera ha pure condizionato la vita della chiesa valdese in modo irreversibile. II pastore Tourn al sinodo di quest’anno ha sostenuto la tesi secondo cui non è Agape figlia della chiesa valdese, ma la chiesa è stata condizionata nel suo sviluppo dalla ricerca di Agape.

Un dibattito con una storia lunga 30 anni che tuttavia appare essere la grande assente nella discussione in pre-sinodale.
Altra tappa importante per la storia che stiamo raccontando è la nascita nel 1998 della Refo la «Rete evangelica fede e omosessualità» che si propone di coordinare quanti, all’interno delle Chiese evangeliche italiane, curano l’accoglienza delle persone omosessuali.
Proprio la Refo sarà tra i promotori del G.l.Om

Il G.l.Om è il  gruppo di lavoro sull’omosessualità nominato, in seguito all’atto N/00 dell’Assemblea-Sinodo 2000, dalla Tavola Valdese e dal Comitato Esecutivo dell’UCEBI (n.d.r. Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) il 18 novembre 2000, composto da 3 membri battisti, Claudia Angeletti, Giorgio Rainelli e Silvia Rapisarda, da un membro metodista, Bruno Giaccone, e da due membri valdesi,. Daniele Bouchard e Letizia Tomassone (che ha sostituito nel 2004 Monica Michelin-Salomon).
Valdesi al Gay Pride di Milano – 2008

Il gruppo ha ritenuto inizialmente di svolgere il compito affidatogli di rilanciare il dibattito nelle chiese a proposito dell’omosessualità non redigendo un documento sistematico (come richiesto dall’atto N/00), bensì producendo quattro agili schede su temi propedeutici:
1) chi sono gli/le omosessuali?; 2) la Bibbia e l’omosessualità;3) come accogliere e valorizzare le diversità;  4) le relazioni d’amore al di là degli schematismi.
Tali schede sono state pubblicate in un inserto sul settimanale delle nostre chiese “Riforma” n. 44 del 15/11/2002 con l’invito alle chiese, alle associazioni regionali, etc. ad invitarci per poterne insieme discutere.
E’ stata questa una scelta tesa ad attivare un autentico dialogo dal basso, che ha effettivamente provocato una ripresa del dibattito sull’argomento. In questi termini: le nostre schede proponevano l’idea che le persone omosessuali altro non sono che persone come tutte le altre, che i pochi passi biblici inerenti l’omosessualità devono essere interpretati non letteralisticamente, ma nel loro contesto storico-culturale ed alla luce dell’Evangelo, che pertanto è necessario che le chiese si dispongano ad accettare le diversità di ciascuna/o senza discriminazioni né pregiudizi, infine che qualsiasi relazione d’amore dev’essere valorizzata come espressione dell’amore di Dio.

Il G.l.Om giunge a conclusioni chiare (siamo nell’anno 2007), in una relazione scaricabile in Pdf dal sito di Viottoli. Posto infatti che

La situazione delle nostre chiese è per ora “a metà del guado” e perciò piuttosto problematica e rischiosa a motivo della sua indefinitezza, determinata non solo dalla nostra struttura ecclesiale, ma anche dal permanere al nostro interno sia di diffidenze moralistiche verso l’omosessualità, sia di timori circa i rischi di divisioni e di scissioni che si corrono, come dimostra il disaccordo delle chiese anglicane dell’Africa sull’ordinazione di persone dichiaratamente omosessuali (caso Gene Robinson), o la recente fuoriuscita della Southern Baptist Convention dall’Alleanza Battista Mondiale (BWA), accusata di “liberalismo teologico inaccettabile” anche per le aperture sull’omosessualità.

nel documento viene primariamente posta un’attenzione alla questione della benedizione della coppie omosessuali.

Qualche anno fa la Tavola Valdese ha chiesto al Corpo pastorale valdese e metodista se riteneva potessero esservi degli ostacoli alla consacrazione al ministero pastorale di una persona che si dichiarava pubblicamente omosessuale.
Il dibattito fu unanime nel non vedere il problema, mentre segnalò che sarebbe stato opportuno occuparsi della questione della benedizione di unioni omosessuali.
Il nostro gruppo di lavoro condivide quella posizione. Riteniamo che l’orientamento sessuale, in quanto è una delle caratteristiche che costituiscono la particolarità di ogni persona (insieme al genere, al carattere, ai doni e difficoltà particolari etc.), concorra a definire le potenzialità ed i limiti della particolare persona nell’esercizio concreto del ministero che la chiesa le affida, ma non abbia alcuna rilevanza quanto alle condizioni di ammissione a qualunque ministero nella chiesa. Ci auguriamo quindi che non vi sia da proseguire la discussione sull’argomento.

Viceversa, la questione della benedizione delle unioni di fatto, omosessuali ed eterosessuali, ci pare meriti un approfondimento. Il gruppo è convinto che, laddove due persone si ritengano unite in matrimonio o in un progetto di vita comune e chiedano la benedizione di questa unione, le chiese dovrebbero accogliere la richiesta, indipendentemente dalle forme che la coppia ha scelto o ha avuto la possibilità di adottare per certificare pubblicamente il proprio matrimonio o la propria unione.

Se l’origine della benedizione è in Dio, le chiese non possono accampare alcun potere su di essa, ma sono semplicemente chiamate al servizio di trasmettere tramite la loro parola umana il sì di Dio a tutta la sua creazione, senza distinzione alcuna.

La benedizione (berakhah) in tutta la Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento, si configura come la promessa di una vicinanza amorevole e solidale di Dio pronunciata in una situazione specifica della vita delle persone.
E’ una parola di grazia, alla quale si congiunge da una parte l’impegno della comunità benedicente a pregare per sostenere la/le persone benedette nel loro specifico progetto di vita, dall’altra la confessione di fede delle persone che, chiedendo la benedizione, manifestano il bisogno dell’aiuto di Dio nella loro esistenza e la fiducia nel Signore.

Nelle Chiese protestanti storiche le benedizioni sono pronunciate non solo in occasione dei matrimoni, ma anche di battesimi e presentazioni dei bambini, confermazioni, anniversari, consacrazioni pastorali, diaconali e dei ministeri locali, nella fiducia della disposizione benevolente di Dio di fronte a tutte queste situazioni.

Le coppie omosessuali come le coppie eterosessuali desiderano condividere la loro vita con la persona amata, a tutti i livelli, da quello spirituale, a quello materiale, da quello affettivo, a quello erotico-sessuale.
Il desiderio di essere riconosciuti come coppia a livello ecclesiale e sociale, oltre a manifestare una volontà di continuità nel progetto di vita, produce l’espansione dell’amore nel mondo, al pari delle coppie eterosessuali.
Come afferma Desmond Tutu, “che un uomo ami una donna o un altro uomo, o che una donna ami un uomo o un’altra donna, a Dio sempre amore appare, e si rallegra ogni volta che riconosciamo di avere bisogno degli altri”.

L’unica differenza è nel fatto che le coppie omosessuali non richiedono la benedizione per la procreazione.
D’altronde, la maggior parte delle liturgie nuziali protestanti non parlano della procreazione, bensì sottolineano fortemente che la vita di coppia si configura come uno spazio creativo in senso lato.

Infine, nelle liturgie nuziali protestanti si dà prova di una grande libertà liturgica e pertanto auspichiamo che nella revisione delle liturgie per matrimoni e benedizioni di matrimonio possano essere inseriti elementi adatti anche per le coppie omosessuali.

La conclusione è importante:

In conclusione, il nostro gruppo di lavoro ritiene che la richiesta di benedizione delle coppie omosessuali chiama le chiese locali (prima della decisione in Assemblea-Sinodo BMV) a riavviare il dibattito sull’argomento, in vista della maturazione di una posizione consapevole, che, sola, permetterà la piena partecipazione dei membri omosessuali alla vita della comunità.

Il dibattito è dunque rimandato alle chiese locali in previsione del Sinodo. Dopo un alcuni interventi nelle varie chiese, il Sinodo del 2007 si esprime sull’omosessualità e, con solo quattro voti contrari, viene approvato questo testo:

Il Sinodo, considerata
— la condizione di discriminazione sociale e legislativa in cui versano molte persone omosessuali nel nostro paese che, limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una affettività serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica e psicologica;
— la situazione, lesiva per i fondamentali diritti umani, a cui sono sottoposti milioni di omosessuali nel resto del mondo là dove le persone omosessuali sono esposte a persecuzioni nell’indifferenza quasi assoluta dei governi occidentali, disinteressati anche alla problematica della concessione del diritto d’asilo a coloro che sono soggetti, nel proprio paese d’origine, a minacce, pene corporali e sovente anche a pena capitale per il loro diverso orientamento affettivo;


esprime
— la propria solidarietà alle persone omosessuali oggetto di discriminazioni e persecuzioni;
— la propria preoccupazione per il repentino aumento degli episodi di omofobia sociale e fisica in Italia;
— la propria condanna ferma ed assoluta verso le persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei confronti di persone omosessuali;

invita
— in vista dell’Assemblea delle Chiese battiste e del Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste riuniti in sessione congiunta nel novembre 2007, le chiese ad appoggiare organizzazioni, gruppi e iniziative tese a sensibilizzare l’opinione contro il pericolo strisciante dell’omofobia e coloro che si impegnano per salvare dal boia migliaia di persone condannate ingiustamente a causa del loro diverso orientamento affettivo;
— le chiese a sostenere le veglie ecumeniche di preghiera contro l’omofobia che, nell’ultimo anno, si sono susseguite in varie città d’Italia, specialmente il 28 giugno (giornata internazionale di festa del movimento di liberazione omosessuale) con l’appoggio trainante di alcune nostre comunità locali.

Probabilmente anche contro questo passaggio (ormai vecchio di 3 anni) si rivolgono gli estensori dell’appello quando chiedono che l’assemblea

esaminando la questione omosessualità, ricordi i numerosi passi biblici che la condannano e temperino la tendenza a ritenerli semplicemente riflessi di una società non abbastanza evoluta, considerando che il principale di questi passi, Levitico 18, che riassume tutti i divieti biblici in materia sessuale, ne include solo sei: incesto, rapporti durante il ciclo mestruale, adulterio, sacrificio dei primogeniti, omosessualità, accoppiamento con animali; ricordi altresì le parole del pastore Alessandro Esposito, secondo il quale questo argomento “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici” e valuti se è conforme ai nostri fondamenti creare quella spaccatura.

Come giustamente faceva notare su Confronti qualcuno, all’epoca il testo approvato dal Sinodo conteneva

tre punti di forza, una questione problematica e un’omissione.
I punti di forza. Primo, inserisce l’omosessualità nel contesto delle relazioni d’amore che, se vissute nella reciprocità e libertà, sono sostenute dalla promessa di Dio. Un’affermazione tutt’altro che scontata visto che da altri pulpiti cristiani si è spesso dichiarato che quello omosessuale non è vero amore. In secondo luogo, battisti, metodisti e valdesi hanno voluto affermare l’impegno per i diritti civili delle persone e delle coppie omosessuali. Si tratta di un’affermazione che esprime bene la convinzione dei protestanti italiani sull’importanza di uno Stato laico le cui leggi debbono rispecchiare i diritti dei cittadini piuttosto che le convinzioni di fede di questa o quella confessione religiosa. Infine, il documento contiene una chiara condanna dell’omofobia, contro la quale si era già esplicitamente espresso nell’estate scorsa il Sinodo metodista e valdese.

Naturalmente, nell’approvazione del documento, non tutto è andato liscio come l’olio. La discussione ha evidenziato pareri discordanti, poi tramutatisi in voti contrari alla mozione, su questioni non secondarie. «Esistono ancora settori delle nostre chiese che considerano l’omosessualità un peccato e pur condividendo l’idea di accogliere le persone omosessuali si aspettano da loro una conversione o almeno una vita di astinenza sessuale», ci dice Rainelli. Questo dipende dal permanere di una interpretazione letteralista della Bibbia che porta alcuni a leggere i brani che condannano l’omosessualità senza porli nel loro contesto storico e culturale originario. Questi pareri discordi non hanno impedito l’approvazione del documento, ma è chiaro che sul tema dell’esegesi biblica c’è ancora bisogno di proseguire un confronto interno e per questo, ci dice ancora Rainelli, «ritengo che il cammino per una reale accettazione dell’omosessualità in alcune nostre chiese locali sarà ancora lungo».
Infine, veniamo all’omissione: nel testo non si parla di benedizioni di coppie dello stesso sesso. Durante l’Assemblea sono, in effetti, circolate delle mozioni più avanzate che contenevano un chiaro riferimento alle benedizioni di coppie omosessuali, ma anche la richiesta di inserire nei percorsi catechetici uno spazio adeguato ai temi della sessualità, o la condanna della transfobia, cioè della violenza contro i transessuali. Evidentemente il cammino non è finito. D’altra parte è inutile riempirsi di bei principi se poi questi non corrispondono al reale vissuto delle comunità. Per le benedizioni di coppie omosessuali le chiese – e quando si dice «chiese» in un contesto protestante si indica l’intero popolo di Dio, pastori e fedeli allo stesso modo – non sono forse ancora pronte: devono ancora riflettere e vivere le esperienze necessarie per formarsi un convincimento radicato nell’evangelo e nella fraternità.

Come abbiamo visto si tratta di un dibattito trentennale che ha portato le Chiese protestanti storiche ad aprirsi (talvolta anche solo parzialmente, il che è meglio che tacere) al tema dell’accoglienza verso le persone omosessuali. Considerata in questa prospettiva, la benedizione invocata a Marsala non è altro che uno dei passi che prima o poi dovevano accadere nel percorso sul tema. Probabilmente, visto il dibattito, è giunto il momento che con serenità e nella discussione si sciolgano i nodi lasciati aperti 3 anni fa.

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