Home Europa e Mondo A dieci anni dal G8 di Genova. Un’inchiesta contro l’insabbiamento

A dieci anni dal G8 di Genova. Un’inchiesta contro l’insabbiamento

Davide Pelanda
www.megachipdue.info

Intervista a Vittorio Agnoletto.

Nel libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova” (Feltrinelli editore) scritto da Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci in vista della triste ricorrenza dei dieci anni dei drammatici fatti del G8 di Genova 2001, compare anche la figura di un uomo d’affari siriano scoperto casualmente grazie a un’intercettazione telefonica «che era nella black list dell’Onu – spiega Agnoletto – e che aveva contatti con pezzi importanti della questura genovese». Il personaggio in questione è Ahmad Fouzi Hadj, «sotto inchiesta a Montecarlo per riciclaggio – scrivono Agnoletto e Guadagnucci – e sospettato dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, sulla base di un rapporto di esperti dell’Onu, di coinvolgimento nel traffico internazionale di armi».

Nel libro si parla poi di un «bonifico che attraverso una banca lettone (la Multibanka di Riga, inserita dal dipartimento di Stato Usa nella “black list” dopo l’11 settembre 2011) dirotta 53.000 euro sul conto di Oscar Fioriolli, fra il 2001 e il 2007 questore di Genova. Fioriolli ha spiegato che si trattava di un prestito personale – in via di restituzione – ottenuto da un vecchio amico del quale non conosceva le disavventure giudiziarie…».

Tutti argomenti, questi ed altri, contenuti nel libro ma non altrove. Già questo slancio da grande inchiesta, unitamente al coraggio degli autori, fa fare grandi passi alla ricerca della verità sulla scandalosa vicenda di Genova 2001.

«Non c’è ombra di dubbio – spiega Vittorio Agnoletto, che all’epoca dei drammatici fatti era il portavoce del Genoa Social Forum – che la Costituzione e la democrazia, nei giorni di Genova 2001, sono stati completamente cancellati. Quello che noi ci auguriamo è che questo paese possa ritornare nel pieno della democrazia.»

Una delle questioni principali ricordate nel libro riguarda i massimi responsabili di quanto avvenuto a Genova. Nei dieci anni seguenti e durante i processi, sono tutti quanti rimasti al loro posto.

Agnoletto lancia un allarme preoccupato: «Fino a quando la sicurezza dello Stato, la difesa della Costituzione in questo paese viene affidata a delle persone che hanno costruito prove false, firmato verbali falsi, montato false accuse contro dei manifestanti, commettendo anche delle violenze e che per questo sono state condannate per istigazione e falsa testimonianza, noi non possiamo dire che nel nostro Paese siamo nel pieno di un sistema democratico.»

La speranza che cercano di trasmettere gli autori è che si possa tornare al pieno compimento della democrazia. Ma uno dei passaggi assolutamente necessari è «la destituzione delle persone condannate».

In Italia, anche per altri drammatici eventi rimasti misteri insoluti, la Verità con la V maiuscola non viene mai tirata fuori, si hanno sempre mille problemi. Perché anche voi avete avuto tante difficoltà sui fatti di Genova 2001, fino a subire spiacevoli intimidazioni ed episodi inquietanti, descritti, ad esempio, nel paragrafo iniziale dal significativo titolo “A vostro rischio”?

«Perché non è semplice in Italia pubblicare un libro dove una delle persone che viene condannata, e di cui si spiegano tutti i comportamenti, è l’ex capo della Polizia ed attuale dirigente unico di tutti e due i Servizi Segreti italiani.

Non è un caso che lo stesso Pubblico Ministero dell’inchiesta della Diaz e in tutti questi anni che ha celebrato e preparato il processo, abbia ricevuto diversi segnali inquietanti.

Non è un caso che tutte le trasmissioni televisive, anche quelle che tra virgolette diciamo essere di sinistra, hanno rifiutato di presentare questo nostro libro. I segnali sono molto, molto pesanti. Eppure i regolamenti europei prevedono che, se una persona viene anche solo inquisita come Pubblico Ufficiale per reati commessi durante la propria funzione, deve sospendersi e, se viene condannato, deve essere dimessa. In Italia nulla di tutto ciò avviene né è avvenuto. E qual è quel magistrato che decide di andare fino in fondo contro il capo della Polizia e contro i Servizi Segreti ecc… ?

Non c’è nessun politico che abbia osato dire “si devono dimettere”, non uno nell’arco parlamentare odierno. Fare un libro come questo è dunque molto scomodo. Noi l’abbiamo fatto a nostro rischio e pericolo, continuiamo a parlarne a nostro rischio e pericolo. Perché siamo in pochissimi che abbiamo osato scrivere tutte queste cose».

E’ stato difficile trovare un editore coraggioso per pubblicare il libro?

«Diciamo che alla fine abbiamo trovato Feltrinelli che è stato disponibile»

Ma quanti ne avete girati prima del sì di questo editore?

«Diciamo che o lo pubblicava Feltrinelli o non lo pubblicava nessuno. La stessa cosa è che o ne parlano i giornali del movimento o non ne parla nessuno Non è un caso che i grandi quotidiani, il giorno che è uscito il nostro libro, hanno preferito dedicare una pagina intera ad un altro libro che su Genova 2001 non aggiunge assolutamente nulla e quindi….»

Vi siete fatti un’idea sul perché, sui fatti di Genova 2001, destra e sinistra hanno condiviso in qualche maniera il dissolversi della democrazia in Italia?

«La questione è un po’ più complicata, non è che destra e sinistra hanno condiviso un’ipotesi sovversiva. Diciamo che la destra ha costruito attorno a Genova 2001 un cinismo fortemente repressivo, con l’idea di stroncare un movimento che, in un anno e mezzo, era cresciuto in maniera estremamente forte: infatti, dal novembre 1999 (Seattle) al luglio 2001, il movimento di diffondeva in tutto il mondo.

Quindi l’unica posizione che esisteva nei disegni della destra era quello di stroncarlo in modo molto duro in una logica assolutamente eversiva.

Il centrosinistra nazionale invece ha due grandi responsabilità. La prima è l’aver contribuito a preparare Genova 2001 in tutte le azioni che si sono susseguite, non però in una logica eversiva. In tali preparativi è possibile individuare i limiti del centrosinistra nazionale e mondiale tutti interni alla globalizzazione: esso individuava nel G8, nelle organizzazioni mondiali del commercio, nella Banca Mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale delle istituzioni positive che avevano solo bisogno di modificare un po’ le loro azioni. Come dire che un’automobile che va bene dipende anche da chi si mette al volante, ma di fondo l’automobile va comunque bene. C’è quindi un Centrosinistra che continua muoversi nella logica della globalizzazione liberista, collocandosi tragicamente dentro il liberismo.

L’altro limite del centrosinistra a Genova 2001 e che di fronte alle violenze commesse dalla Polizia, il cui vertice è stato nominato dallo stesso schieramento politico, preferisce non vedere, non prendere posizione, difendere comunque i vertici della Polizia e insabbiare la commissione d’inchiesta e non volersi costituire parte civile. In questo secondo punto si può iscrivere tranquillamente la decisione dell’ex sindaco Giuseppe Pericu di non costituire il Comune di Genova parte civile contro la Polizia.

In sostanza la gravità di ciò che è successo a Genova 2001 è che c’è stato un tentativo repressivo fortissimo da parte della destra in accordo con vertici della Polizia di nomina del centrosinistra: per salvare le loro carriere, sono state il braccio dirigente e operativo di ciò che è avvenuto. E la conseguenza dell’intervento del centrosinistra è volta a coprire tutto ciò».

Lei ha fatto anche il parlamentare europeo: che cosa si è pensato e si è detto nelle varie sedi europee ed all’estero, che cosa si è percepito dei fatti di Genova 2001?

«Il Parlamento europeo ha preso una posizione molto dura sul G8 di Genova, nel 2002 votò una risoluzione di condanna dell’Italia, mentre le diplomazie dei paesi europei hanno protestato tutte perchè tra le persone pestate e ferite c’erano dei loro concittadini. In Europa il comportamento delle forze dell’ordine venute a Genova è assolutamente inaccettabile. Infatti noi proponiamo che anche in Italia si realizzino alcune misure proposte dall’Europa a cominciare dalla riconoscibilità dei tutori dell’ordine, che cioè ognuno abbia un codice identificativo ben visibile e che ne risponda. Oppure che nei corsi di formazione ci siano anche delle pratiche nonviolente che possano essere utilizzate per bloccare il contrasto, quando ci sono problemi di piazza. Oppure la legge contro le torture che l’Italia non ha ancora recepito…

Comunque tutte le inchieste fatte su Genova 2001 non avrebbero potuto proseguire se non ci fossero state le intercettazioni e se non ci fosse stata una autonomia dei magistrati rispetto al Governo».

Si può dire che, dopo dieci anni da quei drammatici giorni, in Italia su questo argomento come su altri c’è una “memoria corta”? Una “memoria scomoda”?

«Sì, c’è un tentativo forte di rimozione da parte della politica per le ragioni che ho detto prima. Da parte della politica non c’è nessuna voglia di andare a rievocare questi fatti. Tantomeno da parte della Polizia. C’è stato invece qualche magistrato disponibile che ha contribuito con noi a fare questo libro».

Che aria si respirava nelle varie udienze del processo a Genova?

«Il pubblico ministero Zucca lo spiega molto bene nel libro. Egli dice in sostanza: attenzione, perchè quando si fa un processo contro la Polizia, contro i suoi vertici, si ripetono scene che avvengono quando si svolge un processo per stupro, dove molte volte la colpevole sembra la donna che ha subito la violenza.

C’è un episodio molto semplice che noi raccontiamo: quando c’è il processo per i fatti della scuola Diaz, a dover passare sotto i metaldetector e ad essere perquisiti sono le vittime che devono andare a testimoniare le violenze subite: gli imputati invece entrano nell’aula senza essere perquisiti e senza passare per il metaldetector. Ecco, questa immagine credo sia sufficiente a rispondere alla domanda che mi ha fatto».

Secondo lei esistono ancora delle istituzioni che hanno un’etica? Diciamo un’etica istituzionale?

«Ci sono persone sia nelle Forze dell’Ordine che in Magistratura che continuano a mettere al primo posto l’onestà, la coerenza, che fanno il loro dovere definito dalla Costituzione. Se invece la domanda è: ci sono istituzioni che, su questa vicenda, hanno sposato la ricerca della verità e della giustizia… Beh di istituzioni come tali non tanto; abbiamo un pezzo della Magistratura che ha cercato di fermare il processo, la politica che ha cercato di difendere gli imputati e i responsabili. Non parliamo delle forze di polizia i cui vertici si sono comportati come una vera e propria banda….Leggere il libro e scoprire i comportamenti di dieci anni di vicende processuali è incredibile. E se uno non legge che sono poliziotti li può collocare tranquillamente nei processi contro la criminalità organizzata. Quando a un certo punto un uomo dei vertici della polizia, uno dei più importanti, arriva a dire “non ho mai visto una molotov, io non sapevo neanche che c’erano quelle molotov alla Diaz” e poi viene presentato un filmato dove si vede che lui ha in mano il sacchetto con le molotov e a quel punto dice “usufruisco della possibilità di non rispondere”… Beh, questi sono comportamenti che vediamo nei processi alle mafie. Che questi siano al loro posto è incredibile, che la politica li abbia lasciati al proprio posto è ancora peggio».

Ha paura degli inquietanti episodi descritti nel libro?

«Per tutti questi anni io, assieme a pochi altri quasi isolato, ho sempre sostenuto che è stato giusto individuare chi ha picchiato alla Diaz e chi ha fatto le torture a Bolzaneto… ma bisognava risalire ai vertici, questo è il punto discriminante.

Bisognava risalire a chi ha ordinato di mettere le molotov dentro la Diaz, a chi ha coordinato. Quanto più io ho sostenuto questa cosa, tanto più si sono verificate quelle forme intimidatorie molto pesanti descritte nel libro e che, attraverso l’avvocato Pisapia, abbiamo sempre denunciato in Tribunale. Ma senza che fosse mai svolta alcun tipo di indagine. E l’avviso che ho ricevuto mentre iniziavo a scrivere il libro, e che riporto nelle prime pagine iniziali, credo sia molto chiaro.

D’altra parte noi raccontiamo anche di diversi tentativi di bloccare le indagini con nomi e cognomi: un capitolo, ad esempio, l’abbiamo titolato “La proposta indecente” quando ad un certo punto qualcuno chiede alla Procura di Genova di chiudere tutto e di far finta che le leggi non ci siano, oppure quando l’avvocato difensore di De Gennaro dice che “è inutile andare avanti nel processo perché queste accuse sono istituzionalmente incompatibili con il ruolo svolto dal mio assistito”. Come dire che, siccome è il capo dei Servizi, non può essere accusato di questo. Non è che tutti i giorni si trova un libro che racconta per filo e per segno questa ed alte questioni che riportiamo»

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