Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Il teologo McNeill all’Europride: saremo uniti a Dio se saremo una cosa sola col nostro sé

Il teologo McNeill all’Europride: saremo uniti a Dio se saremo una cosa sola col nostro sé

Valerio Gigante
www.adistaonline.it

Grande partecipazione ed entusiasmo ed emozione ha accompagnato il viaggio del teologo ed ex gesuita John McNeill a Roma, invitato dal gruppo romano di Nuova Proposta a partecipare alle iniziative promosse dagli omosessuali credenti all’interno dell’EuroPride 2011. Un centinaio di persone, il 6 giugno, ha assistito alla proiezione in anteprima mondiale del film sulla vita “Taking A Chance on God”, che racconta la storia degli 85 anni di vita del teologo e prete cattolico, fra i pionieri del movimento di liberazione dei diritti umani delle persone lgbt. Una storia d’amore profondo: quello di John McNeill per la sua Chiesa, per la comunità gay, per i suoi fratelli gesuiti, per il suo compagno, ora anche legalmente suo coniuge, Charlie Chiarelli.

Il racconto parte dall’infanzia a Buffalo; poi la guerra, i mesi trascorsi come prigioniero nella Germania nazista, la successiva vocazione e il ministero, esercitato sempre con passione costante e impegno per la giustizia sociale e l’uguaglianza tra le persone, anche all’interno della Chiesa. Per questo, dopo la rivolta di Stonewall del giugno 1969, John McNeill divenne protagonista delle lotte di liberazione delle persone gay e i suoi scritti e la sua testimonianza hanno ispirato la nascita di Dignity USA, movimento che lega le persone lgbt cattoliche in America e che è ancora molto attivo oggi.

Storico il suo “coming out” durante una puntata del programma Today, dopo la pubblicazione del suo libro “La Chiesa e gli omosessuali”, unico dei suoi volumi attualmente tradotto in italiano e testo di riferimento per la teologia queer e per il movimento dei credenti lgbt. Nel 1980, McNeill annunciò pubblicamente la sua vicinanza ai gay che vivevano nella disperazione e nella derisione che caratterizzavano la prima fase della comparsa del virus dell’Aids.

Negli anni successivi, la Congregazione per la Dottrina della Fede gli impose per diversi anni il silenzio, cui seguì, nel 1987, l’espulsione dalla Compagni di Gesù, perché quel silenzio aveva deciso di romperlo. «La mia coscienza – scrisse – non riusciva più a rispettare il silenzio imposto di fronte a un documento del Vaticano [Homosexualitatis Problema, ndr] che definiva l’omosessualità come “un disordine oggettivo” e “una tendenza più o meno forte, verso un intrinseco male morale”».

Il 10 giugno, invece, alla presenza di un centinaio di persone, McNeill ha partecipato ad una tavola rotonda su “Le persone omosessuali e transessuali e le Chiese cristiane in Europa”. A margine dell’incontro, Adista ha rivolto a McNeill alcune domande.

Dopo diversi anni, sei di nuovo a Roma, il centro della cattolicità, la città del papa e delle Congregazioni vaticane, per partecipare all’EuroPride. Stai vivendo questa esperienza in un modo speciale, dando ad essa un significato particolare? O è solo un viaggio come tanti che hai già compiuto in passato?

Sto vivendo questo periodo di permanenza a Roma in modo molto particolare, attribuendo a questo viaggio un profondo significato spirituale. Credo che l’invito a venire qui per l’EuroPride ed a presentare in anteprima mondiale il documentario sulla mia vita “Taking a change on God” sia prettamente opera dello Spirito Santo. Sono sicuro che con la mia riduzione al silenzio e la successiva espulsione dalla Società di Gesù l’attuale papa pensasse di aver risolto definitivamente ed in modo efficace la mia sfida alla condanna dell’omosessualità da parte della Chiesa e che non avrebbe avuto più mie notizie. Ma in definitiva è lo Spirito Santo che ha il compito di occuparsi della Chiesa, e non permetterebbe mai che le voci lgbt fossero messe a tacere. Per questo è significativo che sia proprio nel periodo della Pentecoste che io mi trovi qui a Roma, insieme a migliaia di altre persone Lgbt per celebrare l’Europride.

«Non ci sono contraddizioni tra l’essere cattolico ed omosessuale allo stesso tempo», ha detto Robert Carter, un gesuita come te, tuo amico e collaboratore, uno dei primi preti negli Usa a fare coming out ed a contribuire alla creazione del National Gay and Lesbian Task Force. Carter disse che si sentiva più gesuita dopo aver manifestato pubblicamente la propria omosessualità di quanto lo fosse mai stato prima. Tu la pensi allo stesso modo? Che consigli daresti a quei gay ed a quelle lesbiche cattoliche che vivono la loro sessualità nel nascondimento, per di più in una situazione così difficile come è quella italiana?

Robert Carter ed io abbiamo lavorato insieme per creare Dignity come comunità che aiutasse le persone lgbt ad armonizzare la loro fede e la loro omosessualità. Entrambi ci siamo sentiti chiamati a questo ministero da Dio ed entrambi abbiamo sperimentato grande pace e gioia portando aventi questo incarico. Alle lesbiche ed ai gay italiani mi sentirei di dare tre fondamentali suggerimenti: 1) prima di tutto date vita a comunità di fede gay. Non potete portare avanti le vostre istanze di omosessuali credenti nell’isolamento, avete bisogno del supporto dei vostri fratelli e sorelle cattolici lgbt. 2) Pregate costantemente lo Spirito Santo, affinché vi dia una profonda e diretta esperienza dell’amore e dell’accettazione di Dio, che vi liberi dall’influenza omofoba dell’autorità ecclesiastica. Gesù ci ha promesso che ci avrebbe inviato lo Spirito che ci avrebbe condotti nella piena verità. 3) Quando Dio concede la grazia della liberazione spirituale dalla vergogna dalla colpa e dalla paura e vi rende capaci di accettare la vostra omosessualità come suo dono, oltre che come forma buona e santa dell’amore umano, allora Dio vi chiamerà a uscir fuori e vi darà il coraggio di affrontare e combattere per la liberazione dei vostri fratelli e sorelle gay. Dio vi renderà strumenti di liberazione. Dio è tra di noi e l’unico modo per diventare una sola cosa con quel Dio è diventare una cosa sola con il proprio autentico sé.

Il modo repressivo con cui negli ultimi anni il Vaticano ha trattato la questione dei gay e dell’omosessualità tra il clero ha avuto un impatto forte nella Chiesa Usa? O negli Stati Uniti cattolici, preti e vescovi sentono il magistero vaticano distante da loro e dai loro problemi reali?

La gerarchia ecclesiastica negli Usa, con poche eccezioni, ha seguito la guida di papa Benedetto diventando progressivamente più omofoba e rifiutando i suoi membri gay. Ma lo Spirito Santo è sceso su di lei e ha liberato la maggior parte delle persone lgbt dal loro affidarsi all’autorità paternalistica dei leader politici della Chiesa. Essi ed esse hanno sviluppato una spiritualità matura in cui sono in grado di discernere con la preghiera ciò che Dio sta dicendo loro direttamente nella loro esperienza e basano la loro coscienza su quella voce interiore diretta di Dio.

Sei stato prete per molti anni. Secondo te, in cosa dovrebbe essere diversa la formazione dei futuri preti nei seminari, in modo che la loro dimensione relazionale/sessuale possa essere vissuta in modo pieno e non repressivo?

La categoria del maschio celibe e clericale negli Usa sta rapidamente scomparendo. La gerarchia ha cercato di adottare diverse misure palliative per contrastare questo trend, come, ad esempio, importare preti e missionari da Asia o Africa o accettare all’interno del ministero cattolico preti sposati della Chiesa episcopaliana. Tuttavia, io credo che la casta clericale si estinguerà rapidamente e che la Chiesa sarà obbligata a riscoprire e rinnovare il magistero sul sacerdozio dei fedeli: la facoltà, cioè, di ogni cattolico battezzato di consacrare pane e vino. L’intera comunità di fedeli sarà componente attiva della consacrazione. E il tema del celibato semplicemente scomparirà dal dibattito intra-ecclesiale.

Ti è stato impedito di scrivere libri e parlare pubblicamente per alcuni anni dalla gerarchia cattolica, in particolare da cardinale Joseph Ratzinger che, qualche anno dopo, sarebbe diventato papa. Poi, nel 1987, sei stato rimosso dall’Ordine gesuita. Quali sono oggi i tuoi sentimenti nei confronti della gerarchia cattolica?

Dal punto di vista spirituale la questione più pericolosa per me personalmente e per altri come me è il rischio di essere intrappolati nella rabbia nei confronti della gerarchia. Dobbiamo invece abbandonare questi sentimenti, raggiungendo così una totale indipendenza, anche emotiva, dalla gerarchia, per conseguire pienamente i nostri obiettivi spirituali. E soprattutto, conservando un profondo amore spirituale per la gerarchia, dobbiamo pregare continuamente per essa, affinché lo Spirito Santo la porti ad essere una cosa sola con Dio.