Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia L’amore è gay?

Rosa Ana De Santis
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Il dibattito dell’estate nasce dopo le dichiarazioni sconcertanti del sindaco Pdl di Sulmona, che in una registrazione del 2006, quando era consigliere di An, aveva definito gli omosessuali, “malati da curare” e “aberrazione genetica”. Il primo cittadino, peraltro medico, queste affermazioni le ha rivendicate tutt’ora, scatenando una durissima replica da parte di tutte le associazioni impegnate per i diritti dei gay, in prima fila il responsabile diritti civili e associazionismo dell’Italia dei Valori, Franco Grillini e la deputata Pd Paola Concia.

A seguire il sindaco di Bologna, Virginio Merola, che ha dichiarato di voler favorire le coppie eterosessuali legalmente spostate nelle graduatorie pubbliche al posto di quelle di fatto, omosessuali comprese. In questo caso quindi si profila un’ipotesi di discriminazione non solo nel merito di una scelta e di un orientamento sessuale, fatto già grave in sé, ma di una penalizzazione di tutte quelle numerose “famiglie” di fatto che non sono legalmente sposate.

E’ stato il prof. Veronesi, a margine della presentazione dell’annuale Conferenza mondiale “The future of science” che si terrà a Venezia il prossimo settembre, a replicare con durezza e anche con una certa dose di provocazione. Oltre a condannare le posizioni discriminatorie contro gli omosessuali, Veronesi, proprio partendo dalla propria storia di uomo di scienza, ritiene inaccettabile oltre che falso accettare una spiegazione di ordine chimico-genetico all’omosessualità o, quantomeno, la sua interpretazione come deviazione patologica dalla normalità al pari di una malattia.

Tutto sommato è intuitivo riconoscere che la condizione dell’amore omosessuale non solo è presente in natura, ma ha sempre accompagnato la storia del genere umano e attraversato numerose civiltà. Il grande discrimine con l’amore etero è solo e unicamente legato alla procreazione ed è proprio questo elemento – qui sta la provocazione di Veronesi – a rendere l’amore tra i gay meno strumentale e più legato alla purezza dei sentimenti. Ovviamente anche questa è una frase ad effetto perché sappiamo bene quanto anche gli omosessuali, uomini e donne, combattano tra adozione e frontiere della procreazione, per avere figli propri e poter diventare famiglia.

Giovanardi, peggior Catone del 2011, ha risposto invocando premi per il delirio estivo del Prof. Veronesi. Quale che sia la radice di una natura omosessuale, tra chimica, psicologia e stili di vita, l’idea di tradurla come una malattia e come qualcosa da curare, oltre ad essere un falso scientifico, basta il più superficiale empirismo a testimoniarlo, autorizza la peggiore e più crudele legittimazione di moltissimi abusi e di tanti orrori storici. Torneremo forse anche all’antropologia criminale di Lombroso per processare gli indagati. E’ l’ancestrale intolleranza alla libertà personale e la supremazia culturale della famiglia di Nazareth a convincere Istituzioni e tanta parte dell’opinione pubblica nostrana ad avvertire nell’omossessualità un pericolo e un’insidia.

L’Italia rimane infatti l’unico paese tra quelli fondatori dell’Ue a non avere una legislazione ad hoc contro l’omofobia, di questo dovrebbe seriamente preoccuparsi il sottosegretario. Oltre al fatto che tanta arte, poesia e civiltà d’insuperabile valore intellettuale hanno fatto dell’omosessualità una forma di elezione spirituale e un criterio distintivo dell’aristocrazia. Se Giovanardi conoscesse Saffo capirebbe meglio il senso delle parole del Prof. Veronesi.

La sensazione è che nel dibattito pubblico e mediatico sulla questione sessuale, in ogni sua espressione, manchi in Italia una padronanza onesta del linguaggio. Si va avanti per evocazioni e suggestioni. Omosessuali come pedofili (quando invece sono gli eterossessali gli artefici dei peggiori atti sessuali ai danni dei bambini), omosessuali come malati, perversi, come vettori di Hiv.

Aiuterebbe però, all’educazione pubblica, se anche le manifestazioni per i diritti civili dei gay perdessero quel carattere carnevalesco e quella scenografia da set porno che non aiuta la comprensione della normalità di chi vive l’amore omossessuale. Perché la trasgressione non è né omo, ne etero. Perché essere omossessuali non è uno stigma o un bollino. E’ la rivendicazione di una differenza all’interno dell’eguaglianza.

La normalità e le battaglie politiche, questo forse è il passaggio che manca al mondo gay e alle sue legittime richieste, non hanno bisogno di stratagemmi esasperati e volgari, così come la libertà di una donna perde dignità e valore quando diventa solo la libertà di mettere un corpo nudo sulle copertine dei rotocalchi per la delizia del pubblico ormone.