Home Gruppi e Movimenti di Base Dare voce e coraggio ai delusi e ai “dispersi”. XIII Assemblea nazionale di Noi Siamo Chiesa

Dare voce e coraggio ai delusi e ai “dispersi”. XIII Assemblea nazionale di Noi Siamo Chiesa

Adista n. 51/2011

Tradizionale momento di bilancio su quanto fatto e occasione per programmare ed organizzare gli impegni futuri; ma anche opportunità per approfondire e discutere a tutto campo l’attualità politica ed ecclesiale del Paese. Alla XIII assemblea nazionale di Noi Siamo Chiesa (che in gennaio ha compiuto 15 anni di vita), svoltasi alla Cascina Contina (Milano), si sono trovati in tanti, provenienti dalle diverse realtà locali in cui si articola il movimento. Tra loro, particolarmente significativa la presenza di Luigi Pedrazzi, tra i fondatori e principali animatori dell’Associazione il Mulino, di cui è attualmente presidente, una delle voci di spicco dell’area del cattolicesimo democratico.

Nella sua introduzione il coordinatore nazionale, Vittorio Bellavite, ha ricordato e commentato i nodi principali su cui si è sviluppato l’impegno di Noi Siamo Chiesa: pedofilia, nomina dei vescovi, crocifisso, testamento biologico, rapporti tra gerarchia ecclesiastica e governo, beatificazione di papa Wojtyla, critica alla lettura fatta da Cei e Vaticano sui 150 anni dell’Unità d’Italia.

Molti e stimolanti gli interventi che hanno scandito i lavori. Anzitutto, l’ampia relazione di Luigi Sandri, giornalista e saggista, che, ricordando come il Concilio abbia rappresentato una netta discontinuità nella storia della Chiesa, ha sottolineato come oggi quel lascito sia stato ridimensionato, rimosso, spesso tradito, lasciando un vuoto che la gerarchia riempie attraverso la martellante insistenza su presunti “cardini” della cattolicità, a partire dalla riproposizione del modello di prete-maschio-celibe, passando per concetti come “legge naturale” e “valori non negoziabili”.

Posizioni, a giudizio di Sandri, intrinsecamente deboli, di sterile arroccamento. E che non hanno più reale presa sulla base cattolica. In un contesto del genere, la funzione di Noi Siamo Chiesa, secondo il giornalista, è quella di dare voce, risonanza, legittimità e capacità di incidere a quell’ormai vasto senso di sfiducia e disagio che si respira in tanta parte dell’opinione pubblica cattolica. Come mostra la reazione negativa degli ambienti ecclesiali milanesi alle voci di una imminente nomina del card. Scola a Milano, avvertita come un’inaccettabile sconfessione del cammino diocesano fin qui svolto.

Franco Ferrari, de “I Viandanti” di Parma, ha quindi ricordato come su alcuni problemi sui quali è maggiore il disagio nella Chiesa (la gestione dei beni, il presbiterato, la liturgia) esistano già molti gruppi di base che riflettono e vivono la loro appartenenza ecclesiale su posizioni diverse o alternative dal quelle magisteriali. Si tratta però di realtà ancora troppo disperse sul territorio. E mal collegate tra loro. Rispettando l’identità e la specificità di ciascun gruppo, i “Viandanti” stanno perciò tentando di costruire una rete dal basso, che metta in feconda comunicazione tutti coloro che vivono una dimensione “altra” di Chiesa.

Infine Roberto Fiorini, direttore di Pretioperai, ha ricordato l’esperienza e la ricerca dei preti operai dall’acquisizione della laicità, al rifiuto di ogni idolatria che costruisca un Dio a proprio uso e consumo, fino all’accettazione dell’“esodo”, cioè l’uscita da sé, dai propri privilegi, verso l’altro, verso la terra che salva, che redime il tempo perduto. Una categoria fondante dell’essere cristiano, che si basa sull’incertezza della meta, e l’abbandono di ogni sicurezza materiale. Fiorini ha concluso affermando che la Chiesa cattolica non deve sentirsi “più” Chiesa delle altre che si riferiscono all’Evangelo e ha auspicato che all’interno della comunità dei credenti il cammino di liberazione cominci con la messa in discussione dell’origine di ogni privilegio ecclesiastico: l’art. 7 della Costituzione.

Nel pomeriggio la discussione sui problemi organizzativi ha constatato la difficoltà di creare gruppi locali, ha sottolineato la necessità di un maggiore sforzo nella comunicazione, ha deciso lo snellimento del coordinamento nazionale, confermando l’attuale coordinatore, Vittorio Bellavite.

È stato infine rilevato come i numerosi contatti internazionali realizzati negli ultimi tempi costituiscano una solida base per realizzare il “50 years Council Program”, che prevede iniziative promosse dai movimenti “conciliari” di base presenti in diversi Paesi per ricordare i cinquant’anni dal Concilio. A conclusione di questo percorso, nel dicembre 2015, un incontro internazionale a Roma.

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