Home Politica e Società Immigrati: parte raccolta firme per “l’Italia sono anch’io”

Immigrati: parte raccolta firme per “l’Italia sono anch’io”

L’Italia sono anch’io e’ la Campagna nazionale per i diritti di cittadinanza promossa, nel 150° anniversario dell’unita’ d’Italia, da 19 organizzazioni della societa’ civile:

Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunita’ d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore e’ il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

Scopo della campagna e’ promuovere, anche attraverso lo strumento delle leggi di iniziativa popolare, l’uguaglianza di diritti tra italiani e stranieri che vivono, studiano e lavorano in Italia, cosi’ come sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

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[ da NEV – NOTIZIE EVANGELICHE – 21 settembre 2011- settimanale – anno XXXII – numero 37]

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), insieme ad una ventina di associazioni della società civile, promuove la Campagna per i diritti di cittadinanza “L’Italia sono anch’io”, tesa al raggiungimento dell’uguaglianza di diritti tra italiani e stranieri che vivono, studiano e lavorano in Italia. In particolare la campagna propone due disegni di legge di iniziativa popolare: il primo intende cambiare la normativa sulla cittadinanza introducendo – tra gli altri – il principio dello ius soli, per cui chi nasce in Italia è anche cittadino italiano; l’altro vuole introdurre il diritto di voto amministrativo per tutte le persone di origine straniera regolarmente soggiornati dal almeno 5 anni. Domani, 22 settembre, a Roma verrà dato il via alla raccolta delle firme. Abbiamo intervistato il presidente della FCEI, il pastore Massimo Aquilante, sui temi della Campagna e sul senso della partecipazione della FCEI alla stessa.

Presidente, perché questo interesse delle chiese evangeliche per le tematiche promosse dalla Campagna “L’Italia sono anch’io”?

Sposiamo convintamente i temi di questa campagna, perché in realtà propone quanto, come protestanti, abbiamo sempre detto: come può, chi non partecipa attivamente alle decisioni della società, assumersi le proprie responsabilità? L’assunzione di doveri verso una compagine sociale può essere tale solo se sono garantiti anche i diritti. Come si può chiedere a chi è costantemente tenuto ai margini, addirittura per legge, di integrarsi nella società che lo dovrebbe accogliere? E’ chiaro che qui si produce un cortocircuito. Quello che è fondamentale in questa Campagna è il richiamo all’art. 3 della Costituzione, quindi l’uguaglianza delle persone e l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli a un’eventuale dis-uguaglianza.

Nell’Italia di oggi, quanta risonanza potrà avere questa Campagna?

Crediamo che questa campagna sia foriera di sviluppi positivi perché prende atto di cosa è diventata effettivamente la società italiana che in pochi decenni si è trasformata in una società multietnica, multiculturale, e aggiungiamo noi, multireligiosa. Basta farsi un giro nelle scuole per constatare che non è più valida la distinzione tra italiani e stranieri: oggi dobbiamo parlare di italiani di diritto e italiani di fatto. In altre parole: di cittadini di serie A e di serie B. Per quel che riguarda il tema della cittadinanza, con questa Campagna si vuole aggiornare i concetti di nazione e nazionalità sulla base del senso di appartenenza ad una comunità; per quel che riguarda l’allargamento del diritto di voto agli stranieri sottolineiamo l’importanza che riveste la partecipazione e la responsabilità sociale e politica nei percorsi di integrazione.

In quale misura l’impegno della FCEI è riconducibile al tema del “patto” così caro agli evangelici?

Il “patto” è un concetto biblico che riguarda il rapporto tra Dio e gli esseri umani, concetto che i protestanti hanno interpretato nella loro storia anche in senso orizzontale come patto di convivenza nella società. In questo senso le nostre chiese si riconoscono in un protestantesimo che è sempre impegnato a che la convivenza umana sia la migliore possibile in quel dato momento storico. Ed è qui che la Campagna per i diritti di cittadinanza si ricollega all’idea di un patto di libertà che riguarda tutti: è il patto tra i cittadini italiani dal quale non possono più essere esclusi gli italiani di fatto. Come chiese non possiamo che onorare quel “Patto” che è quello dell’assunzione di responsabilità verso la società civile, ecco perché domani davanti al Pantheon a Roma andranno a firmare le proposte di legge numerosi esponenti delle nostre chiese membro.

Molte comunità evangeliche sperimentano già una piena integrazione degli stranieri nella vita delle chiese.

Se vogliamo parlare in termini di modelli, quello che propone la Campagna lo viviamo e lo sperimentiamo già dentro molte delle nostre chiese dove gli immigrati hanno piena cittadinanza. Nelle assemblee di chiesa tutti sollevano i problemi, tutti hanno il diritto di parola e di voto, tutti si prendono le proprie responsabilità. Se all’interno della chiesa gli esseri umani possono convivere dandosi degli assetti, stabilendo degli obbiettivi, assumendosi ciascuno la propria responsabilità, partecipando attivamente, perché non dovrebbe essere possibile nella società?
L’integrazione nelle nostre chiese di fratelli e sorelle di origine straniera non è semplicemente un fatto interno, ma vuole essere una precisa testimonianza al paese: quella del “mondo nuovo di Dio”. Ecco, l’impegno con cui ci investiamo in questa Campagna non è solo di natura politica o legale, ma qui mettiamo in ballo la nostra stessa fede.

Un tema, quello della cittadinanza, che ha dunque delle ricadute teologiche?

Sì, ed è caratteristico proprio della tradizione del protestantesimo storico. La Commissione studi della FCEI infatti farà anch’essa la sua parte, con l’obiettivo di produrre un documento di riflessione da mettere a disposizione delle chiese che fornisca un’interpretazione teologica di questa battaglia che sentiamo nostra. Insomma, la FCEI è e sarà impegnata su tutti i fronti. Crediamo che si tratti qui di un tema che non si limita al solo settore dell’immigrazione, ma partendo da quel settore, in realtà va al cuore di una questione fondamentale e cioè la maturità della democrazia italiana.

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