Home Politica e Società Quando il governo sceglie la laicità. Torna allo stato l’8 per mille dello stato

Quando il governo sceglie la laicità. Torna allo stato l’8 per mille dello stato

Luca Kocci
Adista. n. 3/2012

Torna tutto allo Stato l’otto per mille delle Stato e non finirà, almeno per quest’anno, a molti enti ecclesiastici per il restauro dei loro beni immobili. Lo ha annunciato la Presidenza del Consiglio, in una nota, lo scorso 2 gennaio: «Nessuno dei progetti presentati con scadenza 15 marzo 2011 è stato ammesso a contributo», ha informato Palazzo Chigi; dei 145 milioni di euro dall’otto per mille dell’Irpef a gestione statale per il 2011, 64 milioni sono stati destinati «alla Protezione Civile per le esigenze della flotta aerea antincendi» (come deliberato in parte dal governo Berlusconi) e 57 milioni «sono stati destinati dall’attuale esecutivo alle esigenze dell’edilizia carceraria e per il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni». In realtà mancano all’appello 24 milioni di euro, ma sono già stati spesi dal precedente governo e non si sa come: dalla Presidenza del Consiglio si limitano a rispondere che «durante il governo Berlusconi erano stati finanziati altri progetti», ma non specificano quali.

Scompare quindi la lunga lista di diocesi, parrocchie, chiese, comunità religiose, confraternite, congregazioni e associazioni cattoliche che, nel recente passato, avevano beneficiato di una parte cospicua delle quote dell’otto per mille statale che, secondo la legge, devono essere impiegati per «interventi per calamità naturali», «interventi per la fame del mondo», «interventi per l’assistenza ai rifugiati» e «interventi per la conservazione dei beni culturali». Pur essendo stati infatti esplicitamente destinati allo Stato dai contribuenti, andavano a finire ad enti ecclesiastici e associazioni cattoliche per lo più alle voci «beni culturali» e «interventi per la fame del mondo» e per i «rifugiati»: nel 2010, 53 milioni su un totale di 144 (v. Adista n. 62/11).

E infatti le associazioni cattoliche protestano subito, come il Centro Astalli, dei gesuiti, che lavora con i rifugiati: «Ci sembra molto scorretto che questa scelta venga fatta dopo che gli italiani hanno destinato il loro otto per mille allo Stato, sapendo che questi soldi sarebbero serviti per tre cose, tra cui l’accompagnamento dei rifugiati», dice a Radio Vaticana Bernardino Guarino, responsabile progetti, che lamenta: «Erano stati già presentati progetti per l’utilizzo di questi fondi e perfino fatte le graduatorie». Ora «auspichiamo – prosegue – che attraverso l’iniziativa parlamentare almeno una parte di questi fondi possa essere destinata alle finalità per cui la legge li prevede».

Frattanto è appena partita, e in grande stile, la nuova campagna della Conferenza Episcopale Italiana per l’otto per mille alla Chiesa cattolica: «Chiedilo a lui» si legge sulla quarta di copertina delle Pagine bianche distribuite gratuitamente in questi giorni porta a porta a tutte le famiglie italiane, in almeno 15 milioni di copie. «Sì, chiedilo a padre Gaetano – prosegue il testo –, che ha passato una vita a difendere i più deboli nelle carceri minorili (p. Gaetano Greco, cappellano del carcere minorile di Casal del Marmo a Roma, ndr). Chiedilo a sister Gracy, che in India salva dalla miseria e dallo sfruttamento tante bambine abbandonate. Oppure chiedilo a Lucia, che era sola al mondo con il suo bambino. Con l’otto per mille alla Chiesa cattolica continui a fare molto, per tanti».

Campagna sicuramente incisiva, ma non del tutto veritiera, perché verrebbe da pensare che l’intero ammontare dell’otto per mille venga impiegato per opere di carattere sociale, mentre questo accade solo per una minima parte: andando ad analizzare nel dettaglio l’ultimo rendiconto dell’otto per mille comunicato dalla Cei alla fine dello scorso mese di maggio (v. Adista n. 46/11), si nota che il 21% degli oltre 1.100 milioni di euro incassati nel 2011 è stato impiegato per quelle azioni di solidarietà sociale elencate nella pubblicità; il 42% delle risorse è stato speso per il culto e la pastorale, il 32% per il sostentamento del clero e il 5% è stato messo da parte. In particolare, su un totale di 1.118 milioni di euro, alle «esigenze di culto e pastorale» vanno oltre 467 milioni; al «sostentamento del clero» quasi 361 milioni; agli «interventi caritativi 235 milioni; 55 milioni di euro sono stati accantonati «a futura destinazione».

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