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L’educazione del politico cattolico di E.Rindone

Elio Rindone
www.italialaica.it

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Caro Enrico,

so che la tua mente e il tuo cuore sono pieni di ideali e di nobili aspirazioni: anch’io alla tua età… Ma ormai stai per uscire dal liceo ed entrare nel mondo degli adulti: è bene, perciò, che cominci a pensare al tuo futuro, preparandoti a una brillante carriera politica. Ho deciso, quindi, di scriverti questa lettera: all’inizio susciterà in te sorpresa, e magari una certa irritazione. Rifletti però attentamente su quanto ti scrivo: quando vorrai, ci confronteremo su questi temi, ne parleremo a lungo e sono sicuro che alla fine sarai d’accordo con me e, seguendo i miei consigli, avrai un successo pari al mio, se non superiore.

Ecco la prima cosa da fare per un uomo politico che vuole raggiungere i propri obiettivi: guardare in faccia la realtà! E la realtà è questa: il vero potere è quello del denaro. Oggi appena 366 persone detengono il 40 % della ricchezza del pianeta. È il capitale finanziario, quindi, che domina il mondo, e gli altri centri di potere, a cominciare da quello politico, gli sono sottomessi. Non ti sto rivelando niente di nuovo: già alla metà dell’800 Marx diceva che i governi sono il comitato d’affari della borghesia e, qualche decennio prima, il liberale B. Constant sosteneva che la ricchezza è una forza di gran lunga più reale del potere politico. Ciò posto, chi vuol fare carriera sa già da che parte stare, perché immaginare di cambiare la realtà è solo fanciullesca illusione.

Comincia, dunque, a liberarti di parole altisonanti quali principi, ideali, valori… O meglio, parla di uguaglianza, solidarietà, libertà (soprattutto libertà), ma solo per ottenere i voti di quei milioni di elettori ingenui che credono alle nostre promesse. Noi sappiamo che non ci sono valori ma solo interessi: i nostri interessi. In realtà, noi vogliamo una società fortemente gerarchizzata, altro che uguaglianza! Rivolgiamo certo appelli alla solidarietà, ma la verità è che ogni uomo è un lupo per l’altro uomo e che per non essere sbranati è necessario attaccare per primi. E, mentre ci diciamo liberali e liberisti, siamo favorevoli all’accentramento in poche mani del potere e della ricchezza.

Questo discorso può sembrarti cinico, ma alla tua età è necessario cominciare ad aprire gli occhi: nessuno crede agli ideali che professa! Destra, Centro, Sinistra: si continua certo a parlare di visioni contrapposte ma, se stai ai fatti, ti accorgi che le differenze tra le loro politiche sono pressoché irrilevanti. ‘Democristiani’, ’comunisti’ e ‘fascisti’ sono parole del passato, perché oggi ci siamo finalmente liberati delle ideologie. O meglio, ne è rimasta una sola: l’interesse del grande capitale che controlla il mercato globale, non risponde ad alcun elettorato e s’impone ai governi dei singoli Paesi.

Ma allora, la democrazia? Ebbene, sappi che la democrazia intesa come potere del popolo non esiste. Tutt’al più, si può parlare di poliarchia: di gruppi in lotta tra loro per la conquista del potere. Questa lotta può essere chiamata ‘democratica’ quando la vittoria dell’uno o dell’altro gruppo è decisa dal voto dei cittadini e non dall’uso della forza. Ma ciò non significa affatto che sia il popolo a scegliere con libere elezioni da quale gruppo di potere vuole essere governato, perché i suoi orientamenti sono condizionati dalla ricchezza e dalla propaganda delle minoranze organizzate.

Puoi comprendere facilmente, quindi, l’importanza che nei regimi democratici hanno la parola e, di conseguenza, i mezzi d’informazione che quella parola fanno giungere agli elettori. E puoi capire, perciò, il motivo per cui ci battiamo senza tregua per favorire il degrado della scuola pubblica e per garantirci il controllo dei giornali e soprattutto della televisione. Basso livello di scolarità e carenza di senso critico da una parte, infantilizzazione dell’immaginario collettivo e ripetizione martellante di pochi slogan dall’altra: così ci assicuriamo il consenso di un corpo elettorale composto da cittadini che in buona parte hanno la maturità di ragazzini di otto o nove anni. E possiamo essere fieri di noi stessi: in quale altro Paese, infatti, si è realizzata una così radicale e duratura diseducazione di massa come quella attuata in Italia negli ultimi decenni?

Anche se ti sembra impossibile, noi riusciamo a far credere ai nostri concittadini – ma ormai capisci che sarebbe meglio chiamarli sudditi – che il bianco è nero e il nero è bianco. Vuoi qualche esempio? Garantiamo l’impunità ai grandi evasori e lanciamo una campagna televisiva contro l’evasione fiscale; presentiamo leggi che ostacolano le indagini sulla criminalità mafiosa e affermiamo che per il governo è una priorità la lotta alla mafia; approviamo un decreto che depenalizza i reati dei colletti bianchi e dichiariamo guerra alla corruzione. Sapessi com’è divertente andare in televisione a raccontare il contrario di ciò che facciamo e ricevere il plauso degli elettori! Sembra incredibile, ma i nostri sudditi ci cascano sempre, grazie anche al gran numero di giornalisti che, o perché ben retribuiti da noi o per innato servilismo, stanno al nostro gioco. Pensa che, anche quando siamo condannati in via definitiva, invece di chiamarci pregiudicati, delinquenti o ladri continuano a gratificarci del titolo di ‘onorevole’.

Ormai avrai capito che, pur appartenendo a diversi partiti, in realtà noi uomini di potere costituiamo un’unica… sì, chiamiamola pure ‘casta’. Di solito siamo divisi in maggioranza e opposizione, ma questa non è davvero alternativa: quando talvolta va al governo, fa più o meno la nostra stessa politica e arriva addirittura a esprimere apprezzamento per l’amministratore delegato della FIAT persino quando vengono da lui calpestati i diritti sindacali. Delude, così, molti suoi sostenitori, perdendo le successive elezioni. Certo, ogni tanto dobbiamo fingere di litigare con la cosiddetta opposizione ma, dietro le quinte, troviamo facilmente un compromesso accettabile per tutti. Può sempre capitare, è vero, qualche imprevisto, ma non è il caso di preoccuparsi: la soluzione si trova. Qualche tempo fa, per esempio, il risultato delle urne ha reso difficile la formazione di un governo. E allora cosa abbiamo fatto? Abbiamo smesso di fingerci nemici irriducibili, spiegando agli elettori che eravamo costretti a fare il contrario di ciò che avevamo promesso in campagna elettorale soltanto perché non c’era altra scelta, e abbiamo costruito una grande coalizione che comprende destra, centro e sinistra, tanto, come ti ho già detto, le differenze tra noi sono minime.

Anzi, approfittando del clima di pacificazione nazionale – così abbiamo rivenduto in televisione la nostra alleanza – ci siamo accordati per limitare le possibilità di controllo dei cittadini sul nostro operato e far sì che il potere resti sempre nelle nostre mani. Come abbiamo fato? Semplicissimo: modernizzando la nostra Costituzione. O meglio, a te lo posso dire: stravolgendo la Costituzione. Basta col primato del Parlamento: vogliamo il Presidenzialismo, o il Semipresidenzialismo o qualunque altro nome si voglia dare a un regime che ci consenta di fare tutto ciò che ci pare e piace.

Ma come, ti chiederai: i governanti non giurano fedeltà alla Costituzione? E il Presidente della Repubblica non ne è il garante? Ebbene, la decisione di cambiare finalmente la Costituzione, dopo diversi tentativi falliti, è alla base dell’attuale patto di governo e ha l’approvazione del Capo dello Stato. Del resto, rifletti un po’: non ti ho spiegato che siamo tutti d’accordo sulla necessità di obbedire non ai cittadini ma al capitale finanziario? E allora, è questo che vogliono i mercati! Un gigante della finanza globale, la banca d’affari americana Jp Morgan, l’ha detto chiaramente: basta con queste Costituzioni antifasciste che in Europa danno troppi diritti ai lavoratori. Il nostro compito è solo quello di eseguire gli ordini, evitando quelle espressioni dei banchieri che, per la loro brutalità, rischierebbero di aprire gli occhi ai nostri elettori.

In sostanza, potresti obiettare, voi non fate che mentire ai vostri concittadini. Ma certo, e che altro dovremmo fare? Non ci sono che questi mezzi per mantenere il potere: la forza, a cui ricorriamo solo in casi estremi, magari servendoci dei nostri servizi segreti e dei nostri amici mafiosi, e l’inganno (a scuola avrai sentito parlare, immagino, di un certo Machiavelli). La nostra politica, ma io credo la politica tout court, è tutta qui. Se non riuscissimo a ingannarli, i nostri elettori non ci accorderebbero onori, privilegi, ricchezza e… impunità. Sì, perché reati ne commettiamo, e anche spesso. Ma o approviamo leggi che servono a depenalizzarli o corrompiamo i magistrati che ci giudicano o, negando l’evidenza persino quando ci colgono con le mani nel sacco, li attacchiamo come toghe politicizzate… E, se nonostante tutto ciò, qualcuno di noi viene condannato, si fa subito un bel decreto svuota-carceri o si chiede la grazia al Presidente della Repubblica.

Riuscirete a ingannare – è la tua ultima possibile obiezione che mi viene in mente – le masse culturalmente sprovvedute, ad asservire gli operatori dell’informazione, a bloccare le inchieste giudiziarie dei magistrati che credono davvero che la legge debba essere uguale per tutti, ma certo non potrete avere l’approvazione della più alta autorità morale presente in Italia: il Vaticano. Caro Enrico, ma dove vivi? Non sai che in Italia siamo proprio noi, politici cattolici, che governiamo, e che siamo tanto numerosi da avere, al di là delle sigle dei partiti a cui apparteniamo, una stabile maggioranza in parlamento? E vuoi che la gerarchia ecclesiastica non abbia con noi ottimi rapporti?

Perché, poi, quelli che hanno il potere nella curia romana dovrebbero disapprovarci: perché mentiamo? E non lo fanno anche loro da secoli? Perché commettiamo reati? Ma li commettono anche loro: avrai sentito parlare dello IOR e dei preti pedofili! Da questo punto di vista puoi stare tranquillo: col Vaticano c’è un’alleanza d’acciaio. Ci si copre a vicenda.

Noi li esentiamo dalle tasse che dovrebbero pagare e anzi li arricchiamo con generose sovvenzioni; non diamo risalto ai loro comportamenti scandalosi, e addirittura sottoponiamo alla loro supervisione le leggi da approvare in parlamento. Loro invitano i fedeli a pregare per chi, come noi, è rivestito di autorità, cui si deve obbedienza perché il potere viene dall’alto, non denunciano le nostre magagne, anzi offrono ai nostri elettori la garanzia che siamo buoni cattolici, e perciò assolutamente affidabili.

Gli ecclesiastici, inoltre, bollano come eresia le forme di dissenso che minacciano la solidità della ditta ed esigono un atteggiamento di venerazione per la loro autorità suprema: il papa. Esempi che seguiamo senza esitazioni: anche noi mettiamo fuori gioco le minoranze antisistema e chiediamo, per esempio, che il nome del Capo dello Stato non sia citato in parlamento se non con parole di gratitudine e di lode. Avremmo fatto bene a conservare nel vestiario, come hanno fatto loro, i segni visibili del potere, che impressionano tanto le masse. Certo, in questo campo dobbiamo ormai procedere a piccoli passi per evitare reazioni da parte dei fanatici della democrazia, ma io non vedrei male, per esempio, l’attuale presidente della Repubblica rivestito di quelli che erano una volta i simboli della regalità: corona, scettro e mantello di porpora.

I preti, poi, ci sono particolarmente utili nei periodi di crisi economica, perché invitano gli indigenti ad accettare le loro misere condizioni come dovute alla volontà divina e non al nostro malgoverno. Ma, soprattutto, abituano il popolo ad aver fede: e chi crede che padre Pio possa operare guarigioni miracolose non crederà pure che aboliremo le tasse più impopolari e anzi restituiremo quanto già pagato?

I cardinali, infine, ci ricevono con tutti gli onori, e alcuni di noi hanno perfino il titolo di ‘gentiluomini di Sua Santità’. Ma frequentare l’alto clero è già di per sé un grande vantaggio: possiamo imparare quella straordinaria capacità di adattamento alle diverse circostanze che ha permesso alla chiesa romana di sopravvivere per due millenni. L’impero romano è crollato, il Sacro Romano Impero è finito e l’URSS non c’è più; in Italia sono caduti la monarchia e il fascismo: ma il papato è sempre qui con noi, ci guida e ci insegna come conservare il potere.

È vero, ogni tanto anche in Vaticano capita qualche sorpresa, e arriva un papa che vuol fare il moralizzatore e si schiera dalla parte degli ultimi, dichiarando che è l’economia capitalistica la causa della loro povertà. Ma sono illusioni di breve durata: non è possibile cambiare la natura delle cose, e una gerarchia vaticana fedele al vangelo sarebbe proprio una cosa contro natura! Siamo, quindi, in una botte di ferro, perché i papi passano ma la struttura di potere della curia resta.

No, figlio mio, con loro puoi stare tranquillo. Guardati, piuttosto, dai rari politici che, pur avendo l’impudenza di dirsi cattolici, prendono sul serio il vangelo! E vantano anche il sostegno di quei preti di strada che sono i soli veri comunisti (oltre, ovviamente, ai magistrati che si permettono di indagare su di noi) che si trovano oggi in Italia. Per fortuna i primi nei nostri partiti contano quanto il due di picche e in ambito ecclesiastico l’autorità competente emargina i secondi.

Caro Enrico, per concludere, ti invito ancora una volta a considerare con molta attenzione le idee, frutto della mia lunga esperienza, contenute in questa lettera: basandomi su di esse ho costruito la mia fortuna, e sono sicuro che tu seguirai il mio esempio. Sappi, infatti, che non ci sono alternative: o resterai prigioniero delle tue illusioni giovanili su onestà, sincerità, giustizia, e allora sarai destinato al fallimento, o presterai fede alle mie parole e le metterai in pratica, e avrai così una vita ricca di successi, di piaceri e di onori.

Tuo padre
(firma illeggibile)

Come storico, nel corso delle mie ricerche d’archivio ho trovato questa lettera indirizzata al figlio da un uomo politico italiano, all’apice della carriera, a giudicare da certi indizi, una cinquantina d’anni fa. Non sono riuscito a individuare l’autore, ma ciò non diminuisce il valore di un documento che testimonia un modo di intendere la politica molto comune sino a pochi decenni or sono. Il testo che qui rendo noto, infatti, ci fa toccare con mano quanto l’etica pubblica fosse decaduta nel nostro Paese e ci fa comprendere perché siano stati necessari sforzi immani per risollevarci da un degrado senza possibili confronti con i nostri vicini europei. Astenendomi da ogni commento, non posso che rallegrarmi del fatto che oggi, nel 2060, ci siamo ormai sbarazzati di quell’indegna classe politica.

1 comment

Bruno Antonio Bellerate, prof. emerito sabato, 25 Gennaio 2014 at 17:34

Certo, sono di altra generazione, formazione e mentalità, ma non mi è chiaro il senso di questa pubblicazione: è un’ironica e supposta critica? Vuol essere un contributo alla confusione di idee ed orientamenti, ora, dominante?… Ma perché si pubblicano in un opuscolo come questo, simili, equivoche e inconcludenti lungaggini?

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